Martedì, 9 Marzo 2021

"Un decreto legge e un nuovo Dpcm entro venerdì", ma il governo è diviso

I giornali annunciano il provvedimento tra oggi e domani per l'Italia zona rossa o arancione a Natale 2020. Ma non c'è ancora un accordo sulle misure. E il tutto potrebbe slittare al week end o addirittura dopo

Un nuovo decreto legge che limiti la libertà di spostamento e di circolazione da varare tra oggi e domani e un nuovo Dpcm entro venerdì. Questo è il programma del governo Conte per varare la stretta che porterà l'Italia in zona rossa e arancione tra il 24 dicembre e il 6 gennaio e che potrebbe subire una variazione con l'ok alle norme soltanto nel week end, quando però l'esodo degli italiani per ritornare nella propria "residenza, domicilio o abitazione principale" sarà già cominciato. Se arriverà in ritardo, sarà perché ancora non c'è accordo nel governo sul lockdown soft o hard da mettere a punto. E anche perché le regioni, alcune delle quali già pregustavano la zona gialla con l'ordinanza di venerdì 18 dicembre, si saranno messe di traverso. Oggi alle 12 è in programma la riunione del governo per decidere sulla zona rossa o arancione in tutta Italia dal 24 dicembre al 6 gennaio. E il ministro Franceschini prende posizione su Twitter: "È tempo di scelte rigorose di Governo e Parlamento: solo regole più restrittive durante le festività potranno evitare una terza ondata di contagi. Per noi che abbiamo responsabilità istituzionali è un dovere intervenire oggi senza esitazioni per salvare vite umane domani".

"Un decreto legge e un nuovo Dpcm entro venerdì": oggi alle 12 la riunione del governo

Rimane il punto di domanda sul colore di regioni come Abruzzo, Toscana e Campania. L'eventuale passaggio in zona gialla va di pari passo con le nuove restrizioni ormai probabili a livello nazionale: come si terranno unite le due cose?  "Forse qualche ritocchino ci sarà", ha preannunciato ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quali? Nel Dpcm del 3 dicembre scorso è stato già disposto il divieto di spostamenti, anche tra regioni gialle, nel periodo compreso tra il 21 dicembre e il 6 gennaio. Il provvedimento è più restrittivo nei confronti di tre giornate in particolare, quelle del 25, 26 e 31 dicembre: in questo caso lo stop è allo spostamento anche tra comuni. Il Corriere della Sera scrive che oggi stesso l’esecutivo potrebbe decidere il lockdown per i giorni festivi e prefestivi delle due settimane più a rischio, dal 24 dicembre al 6 gennaio. Se lo facesse, significherebbe che ha vinto la linea dura dei ministri Franceschini, Boccia e Speranza che chiedono la zona arancione per tutto il periodo delle festività e ulteriori restrizioni da zona rossa nei giorni di Natale, Capodanno ed Epifania e in quelli che li precedono e li seguono. Ovvero quattordici giorni di chiusure e restrizioni particolari in nove di questi. La Stampa scrive che la stretta sarà difficile da varare perché non ci sono i tempi tecnici: 

A Palazzo Chigi ragionano su un nuovo decreto che limiti le libertà personali (o un emendamento a quello all’esame della Camera) e un altro Dpcm da varare venerdì.

Intanto, per frenare la corsa allo shopping di sabato e domenica prossimi il Viminale rafforzerà i controlli anti-assembramenti, e sono allo studio ordinanze per ridurre l’attività dei locali.

Altri giornali invece raccontano che la stretta non potrà arrivare prima del week end perché sarebbe troppo impopolare visto che in tanti hanno già organizzato viaggi (che saranno comunque consentiti) per sabato 19 e domenica 20 dicembre. Intanto stamattina è in programma un incontro tra il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e le Regioni in cui si parlerà del piano per le vaccinazioni - che potrebbe arrivare in anticipo - ma anche della nuova stretta in arrivo. E sarà battaglia, visto che già ieri governatori come Giovanni Toti hanno chiesto al governo di non toccare nulla perché l'economia ne uscirebbe ulteriormente danneggiata.

Il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo in un'intervista al Messaggero ha tracciato le linee dell'intervento che gli scienziati hanno chiesto al governo: "Oltre ai dispositivi di protezione individuale, come le mascherine e il mantenimento delle distanze, dobbiamo evitare e prevenire le occasioni di assembramento. Penso a Capodanno, con la gente che potrebbe andare nelle piazze a brindare, o ai giorni tradizionali degli acquisti natalizi. Bisogna impedirlo". Come? "Io sono per l’inasprimento delle sanzioni, ma sul territorio le forze di polizia, i carabinieri, gli agenti della guardia di finanza, ma anche di più la polizia locale devono evitare comportamenti pericolosi per i contagi". Cosa va impedito? "Le lunghe file senza distanziamenti, le situazioni di affollamento, i contatti ravvicinati. Ogni realtà che favorisce queste situazioni va vietata. Spetta al governo decidere quali e in chemodo, anche con i controlli necessari". 

Zona arancione e rossa da Natale 2020: l'Italia chiusa dal 24 dicembre al 6 gennaio

Il governo è diviso, il Cts non ci sta

Il Cts nel suo verbale - che fino all'altroieri non era stato completato - non ha offerto però sponde alla linea rigorista del governo perché pur rappresentando i rischi derivati dall'indice di contagio Rt, dal plateau e dalla curva che non scende in modo abbastanza veloce e segnalando i rischi dell'arrivo di una terza ondata dell'epidemia di coronavirus, ha chiesto soltanto di dare attuazione alle norme del Dpcm 3 dicembre. Evidentemente perché non intende passare per l'ennesima volta da capro espiatorio di una stretta che quanto più sarà rigorosa, tanto più sarà impopolare. Ma anche il Comitato al suo interno è diviso, se è vero che quattro esperti, tra cui il direttore della prevenzione Gianni Rezza, si sono rifiutati alla fine di fermare il verbale perché chiedevano la zona rossa in tutta Italia ma non sono stati accontentati dalla maggioranza degli scienziati. 

E così è venuta meno la sponda all'ala rigorista dell'esecutivo, che adesso deve fronteggiare l'opposizione degli aperturisti, capitanati da Matteo Renzi e Teresa Bellanova a Palazzo Chigi e dall'opposizione interamente riunita fuori. In mezzo c'è Giuseppe Conte, che oltre ai bollettini della Protezione Civile deve soppesare anche i sondaggi che descrivono una popolazione sempre più preoccupata e stressata dall'emergenza e dalle sue conseguenze economiche, mentre il rimpasto di governo che il presidente del Consiglio ha già preannunciato a Sergio Mattarella potrebbe mettere in discussione anche la sua permanenza a Palazzo Chigi. La Repubblica formula oggi tre ipotesi per il lockdown di Natale 2020: 

  • la zona rossa nei giorni festivi e prefestivi: "nel periodo dal 19 dicembre al 6 gennaio ci sono 12 giorni tra prefestivi e festivi. L’ala rigorista del governo chiede che in questi giorni tutta l’Italia sia in zona rossa";
  • la zona arancione: "il premier Conte è per una linea più prudente: Italia in zona arancione per tutto il periodo delle feste natalizie: negozi aperti ma bar e ristoranti chiusi";
  • la zona arancione e rossa: "allo studio del governo Conte anche una terza via, sintesi tra le due misure: una zona rossa in tutta Italia nei giorni festivi lasciando i prefestivi in arancione".

L'ipotesi dell'arancione rinforzato, ovvero di chiudere anche i negozi ma solo nei giorni festivi, è in calo. "Dobbiamo essere chiari con gli italiani. Non possiamo confonderli", spiega una fonte di governo all'agenzia di stampa Agi. "Dal 23-24-25 in poi le valutazioni che faremo porteranno l'Italia a essere di un colore unico, più intenso è il colore e più restrizioni ci sono", taglia corto il ministro Boccia. Niente cenone di Natale, niente assembramenti, "ci aspettano tre mesi difficilissimi", l'alert del responsabile per gli Affari regionali, "la decisione che si aspetta in questo momento riguarda tre giorni, 25, 26 e 1. Ritengo che dalle giornate prefestive in poi, fino al 6-7 gennaio, è più utile per tutti chiudere il più possibile". 

Intanto rimane il grosso punto di domanda sul colore di regioni come Abruzzo, Toscana e Campania. L'eventuale passaggio in zona gialla va di pari passo con le nuove restrizioni ormai probabili a livello nazionale: come si intersecheranno le due cose? Oggi o domani tutto si dovrebbe chiarire. almeno in parte. Stamane è iniziata intorno alle 9 la riunione tra il governo e le Regioni, convocata dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, per chiudere il piano vaccini e confrontarsi sulle nuove misure in vista delle festività di Natale. Partecipano alla riunione in videoconferenza anche il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario straordinario all'emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. Si decide tra oggi e domani come sarà l'Italia di fine 2020 sul fronte del contenimento del contagio.  ''Abbiamo fornito precise indicazioni al governo, che deciderà. I provvedimenti devono fare i conti con un quadro complessivo di servizi e controlli oltre che di tutela economica agli imprenditori penalizzati, che spetta agli organismi politici valutare. Di certo, nonostante la loro variegata presenza mediatica, tutti gli esperti sono concordi nell'avvertire i pericoli che l'allentamento dei comportamenti può portare. Siamo in una fase delicata'', dice intanto il coordinatore del Cts Agostino Miozzo in un'intervista a 'Il Messaggero'. ''E' stato impegnativo e la discussione è andata avanti per due giorni - racconta - Il tema, assai delicato, era come affrontare i prossimi giorni, che sono quelli che offrono tradizionalmente le maggiori e più sentite occasioni di incontro e riunione nelle famiglie''. ''Tutti gli esperti concordano che è necessaria la massima prudenza nei comportamenti e che bisogna arrivare a rinunce necessarie, nonostante il periodo dell'anno spinga a cercare assembramenti e contatti - prosegue - Bisogna capire che non esiste rapporto familiare sicuro, che un tampone negativo non basta per dare sicurezza sulla contagiosità''.

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