Venerdì, 26 Febbraio 2021

Verso il nuovo Dpcm del governo Draghi: le nuove zone rosse, le chiusure e la stretta per le varianti in arrivo nel week end

L'esecutivo lavora al nuovo decreto ministeriale che sostituirà quello del 5 marzo dopo aver varato il DL n. 15 23 febbraio. E considera l'idea di nuovi stop localizzati alle attività e alla circolazione per la variante

Il governo Draghi lavora al nuovo Dpcm che sostituirà quello in vigore il 5 marzo dopo il decreto legge n. 15 23 febbraio 2021 appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale che proroga il divieto di spostamento tra regioni fino al 27 marzo. Intanto però alcune fonti di governo chiedono a Palazzo Chigi di mandare in soffitta proprio il decreto ministeriale (o decreto della presidenza del consiglio dei ministri) come strumento legislativo dell'emergenza e di usare i decreti legge, che poi finiscono in parlamento per la discussione e la conversione. Intanto per la Terza Ondata si rischiano 33mila morti secondo l’Institute for Health Metrics and Evaluation. E oggi vanno all'esame del Comitato i protocolli sulla riapertura di cinema e teatri, mentre in Italia ieri sono stati contati nel bollettino della Protezione Civile 13.314 contagi e 356 morti: il tasso di positività cala al 4,4%.

Aggiornamento: il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenendo al Senato per presentare il nuovo Dpcm che avrà durata dal 6 marzo al 6 aprile (quindi Pasqua compresa, niente "liberazione" a fine marzo) ha spiegato che non ci sono le condizioni per allentare le misure: - "La cabina di regia, nel suo ultimo monitoraggio, evidenzia che in Italia si confermano, per la terza settimana consecutiva, segnali di tendenza a un graduale incremento dell'evoluzione epidemiologica". 

Ultime news: Il nuovo Dpcm di Draghi fino al 6 aprile, le 5 regioni che hanno chiesto zone rosse e l'ordinanza in arrivo

Verso il nuovo Dpcm del governo Draghi: nuove zone rosse e stretta in arrivo

Aggiornamento: L'intervento di Speranza: "L'incidenza settimanale supera la soglia di 200 casi per 100.000 abitanti in tre Regioni- ha fatto sapere Speranza- l'incidenza nazionale rispetto alla settimana precedente passa da 133,13 a 135,46 per 100.000 abitanti; l'incidenza settimanale è dunque ancora lontana dal livello di casi alla settimana ogni 100.000 abitanti, che consentirebbe su tutto il territorio nazionale l'identificazione e il tracciamento dei loro contatti, azione su cui dobbiamo continuare ad investire con ogni energia". Il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione "aumenta e passa da 28.360 a 29.196- ha proseguito ancora Speranza- con incidenza alta e crescente: si riduce la capacita' di contact tracing, di prevenzione dei sistemi sanitari regionali e, conseguentemente, aumentano i rischi di una diffusione difficile da controllare. Con questo livello di incidenza abbiamo le terapie intensive in cinque Regioni sopra la soglia critica del 30% mediamente, a livello nazionale sono occupate al 24%, ma con forti variazioni da Regione a Regione, e negli ultimi giorni si consolida un aumento complessivo del numero delle persone ricoverate". 

L'RT medio calcolato sui casi sintomatici nell'ultimo rilevamento e' "pari a 0,99, in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che supera l'1- ha aggiunto ancora il ministro- Dieci Regioni hanno un Rt puntuale maggiore di 1, di cui nove anche nel limite inferiore, in aumento rispetto alla settimana precedente. Fuori da tecnicismi, questo significa che l'RT si avvia, con le misure attualmente in vigore, a superare la soglia di 1. Anche i non addetti ai lavori hanno ormai imparato che con un RT superiore a 1 il numero di contagi quotidiani aumenta costantemente in modo significativo". Un nuovo aumento del numero dei casi, dunque, per Speranza potrebbe "rapidamente portare a un sovraccarico dei servizi sanitari, visto il contesto di incidenza molto elevata con numerose persone in area critica", ha concluso. 

Il nuovo Dpcm del governo Draghi dovrebbe essere varato dopo i dati del Report #41, il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità sull'epidemia di coronavirus in Italia. Ieri il ministro della Salute Speranza e gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico hanno frenato sulle riaperture di ristoranti e bar dopo le ore 18, segnalando il rischio contagi, specie alla luce delle nuove varianti. "Abbiamo rappresentato al presidente del Consiglio i dati e i numeri, noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente", ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, al termine della riunione. "Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un'altra occasione", ha aggiunto, anche se è noto che gli esperti sono stati finora contrari al semaforo verde a impianti da sci, cinema e palestre. Venerdì ci sarà il nuovo monitoraggio, "poi vedremo", ha aggiunto, anche se lo scenario di una zona arancione nazionale, ventilata da qualcuno, sembra tuttavia restare al momento solo un'ipotesi. 

Repubblica annuncia oggi che il premier Draghi ha segnalato l’esigenza è "far correre gli uffici: il nuovo Dpcm (in scadenza il 5, ndr) andrà fatto entro sabato, massimo domenica perché bisogna avere rispetto dei cittadini e lasciare loro almeno una settimana di tempo per adeguarsi alle misure". Secondo il quotidiano Draghi avrebbe preferito usare lo strumento legislativo del decreto legge e non quello del Dpcm ma non c'è tempo per agire ormai visto che il provvedimento deve essere varato entro il week end. E c'è il rischio di una nuova stretta: 

Per il momento resta la distinzione a fasce tra le regioni, niente arancione nazionale. Ma è evidente che se la situazione dovesse peggiorare, l’esecutivo potrebbe decretare in via provvisoria un blocco di almeno due settimane o inasprire le misure già in vigore.

E questo perché vista la situazione dei contagi e i pericoli dello scoppio della Terza Ondata (che si vede nei suoi effetti già a Brescia e che è stata prevista anche da Andrea Crisanti) l'idea è di rimandare il più possibile le aperture e varare invece alcuni stop. Oggi Speranza illustrerà alle Camere la situazione preoccupante e le misure di precauzione del prossimo provvedimento. Il Corriere della Sera spiega che Draghi sceglie di continuare sulla linea della massima cautela: "Nessuna riapertura, non ancora. Gli scienziati saliti a Palazzo Chigi hanno portato dati e tabelle per nulla incoraggianti e il presidente del Consiglio, che pure non è sordo alle pressioni politiche di chi invoca l'allentamento dei divieti, intende muoversi sulla base dei numeri e della curva del virus". Per questo adesso l'idea è di rinviare le riaperture alla fine di marzo o agli inizi di aprile, ovvero per Pasqua o subito dopo. E intanto ci si muove per arginare i focolai ampliando la zona rossa ai comuni limitrofi rispetto a quelli colpiti. Anche i "vicini" avranno così chiusura di scuole e negozi ad eccezione di alimentari, farmacie, edicole e tabaccai e divieto di uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute o estrema necessità e urgenza con autocertificazione. 

Il Fatto Quotidiano intanto spiega che ieri il Cts si è anche riunito per esaminare il nuovo modello elaborato da Stefano Merler, l’epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler che collabora con l’Istituto superiore di Sanità. E gli esperti hanno fatto sapere che con fino al 20/30% di maggiore trasmissibilità della variante inglese l'aumento dei contagi può essere gestibile, ma oggi, secondo i dati delle prime due indagini, siamo a un valore medio di 36/37%, sia pure con un range di incertezza molto ampio perché compreso tra il 18 e il 60%. Subito dopo hanno comunicato a Draghi e ai ministri riuniti che il modello delle zone si è rivelato efficace nel contenere l'epidemia, ma hanno puntato il dito sulle zone gialle, che hanno dimostrato una capacità di contenere l'aumento dell'incidenza ma non la capacità di ridurla”. Quindi, dove i contagi aumentano come accade in almeno metà delle Regioni anche “gialle”, non può più bastare. Secondo il report a metà marzo la variante inglese sarà predominante ovunque. 

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Il nuovo Dpcm di Draghi in arrivo e l'ipotesi lockdown locali soft

Il primo decreto ministeriale del governo Draghi dovrebbe riportare anche una rivisitazione dei parametri che portano le regioni in zona rossa, arancione e gialla e dare le prime soddisfazioni a chi chiedeva una "semplificazione". Draghi vuole anche che il ministero della Salute annunci i cambi di colore delle regioni il lunedì e non più il venerdì. Nella riunione tenutasi in serata - alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, del ministro della Salute, Roberto Speranza, del responsabile per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, e dell'Economia, Daniele Franco, e dei ministri capo delegazione dei partiti di maggioranza, si sarebbe ragionato sulla possibilità che le ordinanze che possono prevedere un cambio di colore per le regioni entrino in vigore il lunedi', non piu' la domenica. E che le comunicazioni di eventuali cambi di linea arrivino con anticipo, rispetto al passato. Si dovrebbe comunque agire nuovamente con un dpcm che dovrebbe essere definito nel week end. 

 Se la situazione dovesse precipitare il governo Draghi guarderà all'esperienza della Germania, ovvero seguirà l'esempio di Angela Merkel che dopo aver ammesso di aver sbagliato con le restrizioni leggere imposte al governo centrale dai governatori dei Laender, finendo così in una terribile Terza Ondata a cui si sta rimediando ora soltanto con il lockdown duro e le chiusure imposte. L'esempio di Merkel sarà molto importante per Draghi: in primo luogo perché in attesa dei numeri e di una loro eventuale crescita ha già fatto capire che ha intenzione di usare i poteri del governo nei confronti delle Regioni e degli altri Enti Local. Secondo una fonte a lui vicina citata all'epoca dall'Ansa, Draghi ha "il peso per mettere le persone con le spalle al muro". E può usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, quell'articolo 120 in cui si afferma che "il governo può sostituirsi a organi delle Regioni...nel caso di...pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione". 

Per adesso la strategia disegnata attorno alla questione prevede l'istituzione di zone rosse a livello locale per impedire o rallentare la sua  diffusione e per ora non comprende l'ipotesi di lockdown totale ma punta su interventi mirati nelle zone in cui la variante si sta diffondendo più rapidamente. Allo stesso tempo però la situazione fa capire che sarà difficile andare verso un allentamento degli attuali divieti come viene chiesto da alcuni partiti in maggioranza e dalle categorie. Il modello è quello attuale, con le zone rosse decise ieri dai governatori delle Regioni. Come nel Lazio, dove il Comune di Torrice si è aggiunto a quelli di Carpineto, Colleferro e Roccagorga.

In Sicilia  a San Cipirello e San Giuseppe Jato, e in Toscana a Cecina per una settimana. A Sanremo e Ventimiglia sono state decise restrizioni più dure rispetto a quelle delle zone arancioni, anche se tecnicamente le due città non sono rosse. In Lombardia, istituite da ieri con un’ordinanza del governatore Fontana zone arancioni rafforzate in tutta la provincia di Brescia e in otto comuni del Bergamasco e del Cremonese. Limitazioni ulteriori, ma senza zona rossa, in una parte della Liguria, secondo l’ordinanza del governatore Giovanni Toti per i distretti sanitari di Ventimiglia e Sanremo da oggi e fino al 5 marzo: chiusi asili e scuole di ogni ordine e grado, niente spostamenti tra le 21 e le 5 a Ventimiglia e comuni vicini.

In Veneto per la prima volta quest’anno risalgono anche i ricoveri "in larga parte in rianimazione. Ma non sono focolai, si tratta di singole unità del territorio", ha spiegato al Corriere il direttore generale della sanità regionale Luciano Flor.  In Alto Adige ci sono altri 4 casi di variante sudafricana del coronavirus (ora siamo a 16) che si aggiungono ai 96 casi di variante inglese. In zona rossa da domani e per una settimana finisce il comune di Cecina (Livorno) in Toscana, mentre in Emilia-Romagna 14 comuni tra cui Imola vanno in zona arancione scuro. Anche il paese molisano di Agnone (Isernia) diventa di fatto 'zona rossa': il sindaco ha vietato l'asporto e chiude strade, piazze, parrucchieri, barbieri e centri estetici. La decisione del primo cittadino, Daniele Saia, arriva con un'ordinanza, efficace da oggi fino al 5 marzo prossimo, per fronteggiare l'aumento dei casi di positivi al coronavirus emersi negli ultimi giorni: 49, di cui 23 solo ieri, su 5000 abitanti. Vietati anche riti e celebrazioni nei luoghi di culto, mentre ai funerali potranno partecipare solo i familiari del defunto. Il sindaco aveva già chiuso due giorni fa le scuole di ogni ordine e grado e sospeso il mercato settimanale. "Purtroppo non c'è amministrazione che tenga o forze dell'ordine, se i comportamenti del singolo non sono consoni", aveva detto ieri. L'aumento dei casi sarebbe riconducibile a feste private per compleanni e per San Valentino. 

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Lo stop agli spostamenti nelle seconde case in zona rossa o zona arancione scuro

Come sappiamo, dopo il decreto legge n. 15 23 febbraio 2021 non è consentito andare nelle seconde case se si trovano in zona rossa mentre è consentito spostarsi nelle seconde case in zona gialla o arancione. Il decreto prevede la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. E soprattutto, che fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute. 

Ma il Corriere della Sera fa sapere che lo stesso divieto relativo all’abitazione dove non si ha la residenza è stato previsto in numerosi Comuni della Lombardia e dell’Emilia Romagna che sono entrati in fascia arancione ma con restrizioni ulteriori, ovvero in "zona arancione scuro". È il rafforzamento che - oltre al divieto di uscire dal Comune di residenza e di aprire bar e ristoranti - prevede la chiusura di tutte le scuole. C'è poi una novità su Domenico Arcuri, commissario all'emergenza di cui molti partiti chiedono la testa, in prima fila Lega e Italia Viva. Ieri Matteo Salvini ha avuto un colloquio proprio con Draghi, dopo le dichiarazioni del leader del Carroccio sulle aperture e sulla stretta da evitare. Il premier lo ha invitato a maggior moderazione dopo averlo smentito con il primo decreto su Covid-19. Il Capitano in cambio ha chiesto proprio la testa di Arcuri: uscendo da Palazzo Chigi ha detto di non vedere da parte di Draghi la volontà di riconfermarlo.

A quanto si sapeva fino a ieri, invece, il premier aveva deciso di lasciare ad Arcuri il suo posto pur bocciando l'idea delle Primule per la vaccinazione di massa degli italiani. Intanto Giorgio Palù dell'Aifa esorta il governo ad "aumentare le misure di contenimento, il che non significa lockdown generalizzato ma attenersi a restrizioni che limitino gli assembramenti, gli spostamenti, i trasporti, le attività pubbliche compresa la scuola laddove la variante si sta diffondendo". Intanto lo slittamento della riapertura di palestre e centri wellness mette a rischio un settore che a livello nazionale coinvolge 120mila operatori in oltre 16mila strutture da nord a sud della Penisola, secondo quanto quanto emerge da una analisi dell'Unione europea delle cooperative (Uecoop) in riferimento al prossimo DPCM del Governo che deve decidere sulla ripartenza delle attività in Italia. Il comparto del wellness, fra aziende, associazioni e cooperative sportive, vale circa 10 miliardi all'anno di fatturato e nell'ultimo anno da quando è scoppiata l'emergenza Covid - evidenzia l'analisi di Uecoop - ha potuto lavorare solo 6 mesi con perdite economiche rilevanti, appassionati in attesa di poter riprendere l'attività, istruttori a casa e macchinari e spazi inutilizzati. Le conseguenze del blocco rischiano di farsi sentire a lungo anche in caso di riapertura immediata considerato che - sottolinea Uecoop - ci sono da smaltire gli abbonamenti sospesi e non usufruiti attivati prima del lockdown dell'attività. 

Il testo del decreto legge n. 15 23 febbraio 2021

L’Institute for Health Metrics and Evaluation, centro di ricerca della Fondazione Bill Gates, ha pubblicato un report in cui prevede per l'Italia 33mila morti nello scenario peggiore da qui a giugno per la Terza Ondata dell'epidemia di coronavirus. I ricercatori prevedono che in Italia la terza ondata raggiungerà il proprio apice tra la metà di marzo e la metà di aprile (con un possibile prolungamento nello scenario peggiore). Il numero dei decessi, in questa evoluzione, dovrebbe attenuarsi, fino ad arrivare vicino allo zero, nel prossimo giugno inoltrato, ma soltanto se non verranno rispettate le restrizioni. Nel frattempo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo del decreto legge n. 15 23 febbraio 2021 dal titolo "Ulteriori disposizioni urgenti in materia di spostamenti sul territorio nazionale per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19". Nell'articolo 2 ci sono le norme sugli spostamenti:

  • 1. Fino al 27 marzo 2021, sull'intero territorio nazionale è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.
  • 2. Fino al 27 marzo 2021, è consentito, nella Zona gialla in ambito regionale e nella Zona arancione in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05:00 e le ore 22:00, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi. La misura di cui al presente comma non si applica nella Zona rossa.
  • 3. Qualora la mobilità sia limitata all'ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. 4. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge 14 gennaio 2021, n. 2, è abrogato.

All'articolo 3 si spiega che la violazione delle disposizioni di cui all'articolo 2 è sanzionata ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35. Il decreto legge entra in vigore da oggi, 23 febbraio ed è firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, dal ministro della Salute Roberto Speranza, dalla responsabile degli Affari Regionali Mariastella Gelmini e vistato dalla Guardasigilli Marta Cartabia. 

Il testo del decreto legge 23 febbraio 2021 in pdf

Le zone rosse in Abruzzo

Intanto arrivano misure restrittive in 5 Comuni dell'Aquilano e screening di massa per i loro abitanti da eseguire con l'utilizzo dei tamponi molecolari. E' quanto deciso dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, con l'ordinanza numero 9 appena firmata, che fa scattare le misure previste dall'articolo 3 del Dpcm del 14 gennaio 2021 nei Comuni di Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Rocca Casale e Ortona dei Marsi a partire dal 25 febbraio e fino al 7 marzo. Stando dunque all'articolo 3 del Dpcm nei cinque Comuni sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita eccetto che per ragioni lavorative o per motivi di salute: sono sospese le attivita' commerciali al dettaglio, eccetto che per la vendita di generi alimentari e di prima necessità; sono chiusi i mercati, salvo le attivita'' dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie. Sono sospese anche le attività di ristorazione con la possibilità di effettuare esclusivamente la consegna a domicilio e l'asporto così come le attività sportive e tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva. È consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione e l'attività sportiva individuale.

Per quanto riguarda la scuola sarà attivata la Dad per medie e superiori. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilita' e con bisogni educativi speciali. Tra le altre restrizioni previste quelle riguardanti i dipendenti pubblici per i quali, eccetto che per le attività indifferibili, sarà attivato lo smart working. Prevista anche l'attivazione di ogni utile iniziativa da parte della Asl1, d'intesa con il sindaco e il Comune de L'Aquila, per circoscrivere la zona di residenza del paziente positivo alla variante brasiliana e dei suoi contatti stretti oltre che, come già accennato, l'attivazione dello screening di massa per i residenti dei 5 Comuni interessati dall'ordinanza. La decisione, si legge nell'ordinanza, è scaturita da quanto riportato nel verbale dal Comitato tecnico scientifico regionale da cui emerge la diffusione delle varianti inglese e brasiliana sul territorio che "deriva dalla frequentazione degli esercizi commerciali della zona ed ha carattere di alta pericolosità, considerato che i residenti lavorano in prevalenza in altri Comuni e dunque, sono possibili diffusori asintomatici". Nello specifico a Ortona dei Marsi e Cansano, si spiega, la percentuale di aumento dell'incidenza è superiore all'1%, mentre a Campo di Giove, Roccacasale e Pacentro, Comuni contigui, il numero dei positivi è raddoppiato. Problemi cui si aggiunge la pressione ospedaliera". E Ottavio Di Stefano, presidente Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Brescia, a 24Mattino di Simone Spetia su Radio 24 lancia un grido d'allarme: “Non c’è terrore perché continuiamo ad avere quello dello spirito per cui ognuno di noi ha scelto di fare il medico, l'infermiere, il tecnico di laboratorio. Siamo stanchi e le misure restrittive secondo noi erano indispensabili, stavamo andando fuori tempo o forse non so se ci siamo già andati. Dobbiamo mantenere alta la guardia nei focolai nelle zone dove si manifesta la presenza soprattutto con infezioni della variante inglese, bisogna intervenire chirurgicamente chiudendo facendo i tamponi e vaccinando”. 

Il Dpcm e la richiesta delle Regioni di rivedere i criteri per le zone rosse, arancioni e gialle

Intanto il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, è intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'e' desta" condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Sull'allarme varianti. "Sicuramente sono preoccupato- ha affermato Pregliasco- È vero che le varianti di per sé non devono essere considerate un dramma, non bisogna dare messaggi che sconfortino in modo eccessivo la comunita'. Le varianti le cerchiamo e cercandole ne abbiamo maggiore contezza. Le tre varianti principali sono quelle che hanno elementi di contagiosità maggiore e ancora non è chiaro il motivo, sembra collegato non ad una carica virale maggiore bensì ad una lunghezza maggiore del periodo di contagiosità, che andrebbe oltre i 10 giorni. I modelli ci dicono che per metà marzo il rischio è che tutti i casi siano collegati alla variante inglese. Speriamo che le azioni piu' mirate di zone rosse possano mitigare la diffusione. Il meccanismo del modello a colori funziona per mitigare, anche se non riesce ad arrivare al controllo della malattia. È ovvio che un lockdown pesante sarebbe difficile da adottare, considerando l'insofferenza sociale e i danni economiche che provocherebbe. Sicuramente ci deve essere grande attenzione alla scuola perché la variante riesce ad infettare anche i giovani, pur non facendoli ammalare. Bisogna aumentare il monitoraggio in quei contesti e rilanciare l'informazione per dare ai giovani una consapevolezza maggiore riguardo il covid. Ogni contatto in questo momento è da considerarsi a rischio, meno contatti ci sono e più si abbassa il rischio. È difficile però considerare l'entità del rischio per ogni tipo di contatto". Sull'organizzazione degli ospedali. "Non possiamo allargare all'infinito le terapie intensive, perché non si tratta solo del macchinario, ma di tutta una serie di specialisti del settore e non pensabile che si possa ampliare la rete da un giorno all'altro. Quest'anno siamo riusciti ad aumentarle, ma bisogna verificarne la realizzabilità. Bisogna sperare che una terapia veramente efficace come sembrano essere gli anticorpi monoclonali possa contribuire ad un trattamento precoce". 

 ''E' necessario rivedere la tempistica dell'adozione dei provvedimenti di comunicazione dei cambiamenti di classificazione ed è indispensabile rivedere i parametri e l'individuazione delle zone, in un'ottica di semplificazione che passi da una revisione dei protocolli delle aperture'', dice intanto il presidente della Valle d'Aosta, Erik Lavevaz nelle comunicazioni al Consiglio regionale per aggiornare l'Aula sulle interlocuzioni con il Governo sulla situazione epidemiologica. Ricordando che sabato sera si è tenuta la Conferenza delle Regioni per preparare un documento da presentare alla Conferenza Stato-Regioni, il presidente della Regione ha proseguito: ''nel documento viene indicata anche la possibilità di provvedere a misure più stringenti per contesti territoriali specifici, sulla base di analisi scientifiche, tenendo conto comunque dell'esperienza pregressa, in particolare per quanto riguarda le riaperture: alcune attività sono chiuse da mesi, bisogna avere la massima attenzione e garantire indennizzi tempestivi'' ''È poi necessaria una revisione degli scenari di rischio per l'attività scolastica e universitaria. Domenica sera si è quindi tenuto un incontro con il ministro alle Autonomie Gelmini, ed è stato richiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio Draghi sul Recovery plan e sulle richieste avanzate dalle Regioni in previsione del nuovo Dpcm del 5 marzo'', ha concluso Lavevaz.

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