Domenica, 17 Gennaio 2021

Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti. Ecco chi rischia

Il governo pensa di cambiare le regole della stretta nei territori con l'aggiunta del parametro dell'incidenza, che porterà a restrizioni automatiche. Quali sono i territori candidati al lockdown soft

Il nuovo Dpcm e/o il decreto legge che cambieranno le regole per la zona rossa, arancione e gialla e le restrizioni per i cittadini avranno un nuovo indicatore che porterà la stretta nei territori oltre all'indice di contagio Rt: il numero di casi ogni centomila abitanti. E le prime regioni a rischiare la zona rossa sono Veneto ed Emilia-Romagna. Dopo le indiscrezioni di ieri è arrivata la conferma informale sul nuovo parametro suggerito dagli esperti che il governo vuole inserire nelle nuove norme insieme alla cosiddetta zona bianca o zona verde che invece premierà le aree con minore incidenza del contagio per cittadino. Anche se c'è chi chiede un lockdown duro e non crede alle restrizioni in arrivo. E il verbale del Cts spiega come si sono scelte le regioni da mandare in zona arancione la scorsa settimana.

Verso il nuovo Dpcm: regioni in zona rossa con 250 casi ogni 100mila abitanti

Con ordine. Ieri il bollettino della Protezione Civile ha riportato quasi ventimila nuovi casi e tasso di positività all'11,6% con 172mila tamponi (31mila in più di venerdì). In una settimana si sono scoperti oltre 100mila nuovi positivi, in crescita di diecimila unità sia rispetto a una settimana che a due settimane fa. Per questo  il governo lavora ad una nuova stretta puntando a modificare i parametri che fanno scattare le misure restrittive in Italia. Dopo aver rivisto la soglia dell'indice Rt, abbassandola ad 1 per entrare in zona arancione (era a 1,25) e a 1,25 anziché ad 1,50 per passare alla zona rossa, l'esecutivo punta ad inserire la nuova modifica nel Dpcm e/o nel decreto legge che entreranno in vigore dal 16 gennaio, quando scadrà l'ordinanza del ministero della Salute che ha mandato cinque regioni (Lombardia, Veneto, Sicilia, Calabria, Emilia-Romagna) in zona arancione da oggi. La proposta è stata avanzata dall'Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico. Secondo quanto si è appreso ieri, l'intenzione del governo è di far scattare la zona rossa automaticamente sulla soglia dei 250 positivi ogni centomila abitanti. Ma questa decisione, che non terrebbe conto degli altri parametri (nemmeno delle modifiche dell'indice Rt introdotte di recente) va ancora confermata. 

Lo stato d'emergenza fino ad aprile, il nuovo Dpcm e il no al lockdown delle Regioni che rischiano la zona rossa

Resta ancora teoricamente in piedi un'opzione: ovvero quella di considerare l'incidenza bisettimanale invece di quella settimanale. Ma qual è l'attuale numero di casi nei territori? Secondo il Report #34, ovvero l'ultimo monitoraggio del ministero della Salute che si riferisce alla settimana che va dal 28 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021 l'incidenza settimanale e bisettimanale dei casi di positivi al coronavirus ogni centomila abitanti nelle regioni italiane è questa:

  • Abruzzo: 115,95 - 190.69
  • Basilicata: 111,86 - 183,86
  • Calabria: 82,30 - 157,89
  • Campania: 96,72 - 187,22
  • Emilia-Romagna: 242,44 - 459,09
  • Friuli-Venezia Giulia: 205,39 - 362,16
  • Lazio: 160,63 - 303,18
  • Liguria: 131,03 - 235,37
  • Marche: 201 - 352,34
  • Molise: 119,76 - 205,78
  • Piemonte: 124,27 - 227,62
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 231,36 - 374,19
  • Provincia Autonoma di Trento: 128,42 - 291,48
  • Puglia: 178,65 - 318,34
  • Sardegna: 78,01 - 166,95
  • Sicilia: 133,52 - 246,56
  • Toscana: 78,95 - 147,98
  • Umbria: 141,66 - 243,10
  • Valle d'Aosta: 117,93 - 230,28
  • Veneto: 454,31 - 927,36

Come si vede, la differenza tra l'incidenza settimanale e bisettimanale con i numeri di oggi è che è in diminuzione in ogni regione. In base ai numeri dell'incidenza settimanale, oltre i duecento casi (e quindi vicini alla soglia di 250) ci sono Veneto (che si trova oltre la soglia), Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano. L'incidenza bisettimanale dei casi è oltre o vicina alla soglia in Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Province Autonome di Trento e Bolzano, Puglia, Sicilia, Umbria, Valle d'Aosta. Quella settimanale, in quasi tutte le regioni, è dimezzata rispetto a quella a 14 giorni. Le due regioni più vicine alla soglia di 50 casi ogni centomila abitanti sono Sardegna e Toscana. L'incidenza è un parametro fondamentale secondo gli esperti e la soglia ottimale è 50 casi ogni 100mila abitanti poiché è l'unica che garantisce "il completo ripristino sull'intero territorio nazionale" del contact tracing. 

Il Report 34 dell'Iss e del ministero con i dati delle regioni in Pdf

Il nuovo Dpcm, il decreto e la "nuova" zona rossa nelle regioni

Della modifica e del nuovo Dpcm si parlerà lunedì nella riunione tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. Ma oggi Repubblica scrive che il monitoraggio della Cabina di regia di venerdì scorso prendeva in considerazione l’incidenza calcolata nella settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio, ma se si riporta lo stesso dato a ieri (cioè dal 3 al 9 gennaio) si osserva una crescita praticamente in tutte le Regioni, tranne il Veneto che resta comunque molto alto.

La simulazione non è molto distante dai dati reali del periodo 4-10 gennaio, che saranno presi in considerazione dagli esperti per il monitoraggio di venerdì prossimo. A stare sopra i 250 casi sono Emilia, Friuli, Veneto e Provincia di Bolzano. Sarebbero queste le Regioni a diventare subito rosse. A rischio ci sono poi Marche, Sicilia e Trento.

In più, se l'indice Rt continuerà a salire come è successo negli ultimi monitoraggi, alcune regioni rischiano di finire in zona arancione e una, la Lombardia, come fatto sapere ieri dal governatore Attilio Fontana, è fortemente indiziata di finire in rosso. Ma cosa succederà alle regioni in zona rossa con il nuovo parametro? Nel provvedimento in vigore dal 16 verrà quindi confermato il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle in zona gialla, verrà ribadito il coprifuoco alle 22 e non è escluso ci sia anche la proroga dello stato d'emergenza, che scade il 31 dicembre. Non dovrebbero inoltre cambiare le regole per bar e ristoranti, che dunque potranno potranno rimanere aperti solo in zona gialla e solo fino alle 18, e la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti. Ma potrebbe essere anche confermata la limitazione al comune di appartenenza o questo divieto potrebbe essere declinato in base al colore della zona. Nel Dpcm, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio.

Il Fatto Quotidiano ricorda oggi che nel documento presentato al Cts dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro si spiega come "il passaggio dalla fase di contenimento epidemico ad una fase di mitigazione è avvenuto in Italia quando l’incidenza a 7 gg ha superato i 50 casi per 100.000 abitanti" e che “Quando viene raggiunta una incidenza settimanale di 300 casi per 100.000 abitanti –scrive l’Iss –, si verifica un sovraccarico (avvenuto o imminente) dei servizi assistenziali nella maggior parte delle regioni”. È successo a novembre, quando quasi tutte le regioni hanno superato le soglie per le terapie intensive (30% di posti occupati da malati Covid-19) e i reparti ordinari (40%), ma può succedere di nuovo. E questa è la conclusione: "Volendo intervenire prima di raggiungere valori di incidenza critici, si propone l’adozione del massimo livello delle misure di mitigazione quando l’incidenza nella popolazione di età uguale o superiore ai 50anni sia maggiore di 250 casi/100.000 abitanti". 

Il decreto legge in arrivo e la zona bianca (o verde)

C'è un punto che è ancora aperto, ovvero lo strumento legislativo da utilizzare per cambiare le regole che portano le regioni alle restrizioni. Il Dpcm è un decreto emanato direttamente dal presidente del Consiglio e non dall’intero Consiglio dei ministri. Formalmente i Dpcm sono atti di secondo grado, poiché nella gerarchia giuridico istituzionale sono di rango inferiore rispetto alla legge. Non coinvolgono l’intero Parlamento, ma hanno il vantaggio di essere rapidi e quindi particolarmente adatti alle emergenze come nel caso della pandemia. Per questo potrebbe essere invece utilizzato un decreto legge, accompagnato successivamente da un Dpcm come successo all'inizio di novembre e di dicembre. Nelle nuove norme dovrebbero quindi rientrare: 

  • la zona rossa in automatico per chi ha un'incidenza settimanale di casi al di sopra di 250; in queste zone tutti i negozi sono chiusi tranne alimentari e generi di prima necessità e c'è il divieto di circolazione se non per ragioni di lavoro, salute o necessità con autocertificazione;
  • la zona arancione che potrebbe scattare nelle regioni con indice di contagio Rt uguale o superiore a 1; gli spostamenti liberi dalle 5 alle 22 ma solo entro il proprio comune (a eccezione dei residenti dei comuni fino a 5.000 abitanti che possono muoversi in un raggio di 30 km ). Aperti i negozi, chiusi bar e ristoranti;
  • la zona gialla, ovvero l'area con minori restrizioni: coprifuoco, obbligo di mascherina, divieto di assembramento. Ma con negozi aperti e bar e ristoranti aperti fino alle 18; la circolazione è libera e non è necessaria l'autocertificazione entro i confini;
  • la zona bianca (o verde): i parametri di ingresso dovrebbero essere Rt pari a 0,50, e/o incidenza dei casi inferiore a 50. Qui le attività rimangono aperte e gli spostamenti sono liberi; rimane l’obbligo della mascherina e del distanziamento.

La Stampa aggiunge oggi che nelle nuove norme potrebbe essere inserita un'ulteriore limitazione: la zona arancione nei week end anche nelle regioni in fascia gialla (e quindi spostamenti liberi solo nel proprio comune, negozi aperti, e bar e ristoranti invece chiusi per tutta la giornata tranne che per l’asporto). Sarebbe salva invece la deroga che consente a chi abita nei Comuni con un massimo di 5 mila abitanti di spostarsi, ma solo in un raggio di 30 chilometri e senza andare nei capoluoghi di provincia. Lo stato d'emergenza, scrive il quotidiano torinese, potrebbe essere prorogato fino al 31 marzo in collegamento con altri provvedimenti che hanno la stessa scadenza. 

Le regioni a rischio zona rossa e arancione dal 15 gennaio

Le regioni a rischio zona rossa dal 15 gennaio sono quindi Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. La prima e la terza a causa dell'incidenza di casi per centomila abitanti e la seconda per il progressivo riempimento delle terapie intensive, come detto ieri da Fontana. Friuli-Venezia Giulia, Marche e Sicilia invece rischiano se la crescita dell'incidenza osservata nell'ultimo report dovesse continuare. Il verbale della Cabina di Regia pubblicato dal ministero della Salute ha spiegato il motivo della zona arancione in Sicilia e in Veneto decretata da Speranza venerdì: 

La Cabina di Regia prende visione di una comunicazione della Regione Veneto che presenta le misure adottate e chiede al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità di raccomandare eventuali ulteriori misure a livello Regionale. Alla luce dei livelli di incidenza particolarmente elevati, e superiori a 400 casi/100.000 abitanti, si evidenzia che le attuali misure non hanno avuto l’impatto desiderato nel ridurre a sufficienza l’incidenza. Si raccomanda, in coerenza con quanto riportato nelle settimane scorse, l’adozione in modo tempestivo di misure di mitigazione successive e più restrittive rispetto alle attuali.

Si riceve inoltre la richiesta della Regione Sicilia di valutare la possibilità di adottare misure più restrittive in considerazione della progressione dell’epidemia. Nel rispetto delle autonomie Regionali e della analisi più puntuale del rischio sul territorio effettuata dalle stesse, dei livelli di incidenza ancora elevata, del fatto che la richiesta evidenzia ulteriori criticità, e del fatto che l’Rt sfiora nel sul valore inferiore la soglia di 1,00; la Cabina di Regia considera favorevolmente in questa fase la richiesta di adottare misure progressivamente più restrittive rispetto a quelle previste in base alla sola classificazione del rischio corrente.

La conclusione del verbale non ha bisogno di commenti: "Quasi tutto il paese si colloca ad un rischio moderato o alto di una epidemia non controllata e non gestibile. Si raccomanda pertanto di definire ed implementare rapidamente ed in modo rigoroso misure di mitigazione più stringenti". Proprio ieri in un post su Facebook l'assessore alla Sanità Pier Luigi Lo Palco ha chiesto la zona arancione in tutta Italia: "In molte regioni italiane il colore arancione ha funzionato in autunno. Coprifuoco, chiusura al pubblico di bar e ristoranti e limitazioni allo spostamento fra comuni ha sortito il positivo effetto di limitare i contatti sociali non essenziali. Siamo in piena seconda ondata. Il virus circola in tutto il Paese più o meno con la stessa intensità. Non sarebbe stato meglio - suggerisce - fissare un bel colore arancione omogeneo in tutto il Paese senza tanti arzigogoli, almeno fino ad ottenere una stabilizzazione della fase discendente della curva epidemica in tutte le regioni?". "Ai miei concittadini pugliesi faccio un appello: comportatevi come avete fatto quando eravamo in fascia arancione. Evitiamo di ridare forza al virus", ha concluso Lopalco. 

"Serve un lockdown duro"

Intanto, scrive l'agenzia di stampa Ansa, c'è perplessità, fra le Regioni, sulla proposta arrivata dal Cts di rivedere i parametri sull'incidenza dei casi. Perplessità che i presidenti di Regione esprimeranno al governo lunedì mattina nell'incontro fissato per discutere il nuovo dpcm. Insieme ai ristori, quella delle regole per definire le restrizioni sarà uno dei punti più delicati al centro del tavolo. L'automatismo del numero dei casi per 100mila abitanti, è il ragionamento che si sta facendo in queste ore fra amministratori e dirigenti sanitari, potrebbe finire per penalizzare le regioni che fanno il maggior numero di tamponi ed essere una sorta di disincentivo al contact tracing, ovvero fare meno tamponi, per trovare meno casi, per non finire in zona rossa. E non terrebbe conto, inoltre, della diversa organizzazione delle strutture ospedaliere sui vari territori. E Andrea Crisanti oggi si schiera: "Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione". E nel frattempo l'Italia oggi è tutta in zona arancione, ma in questa area vi rimarranno le regioni Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. L'ordinanza del ministro alla Salute Roberto Speranza per le cinque regioni entra in vigore oggi e scade formalmente il 15 gennaio, giorno di scadenza del Dpcm vigente. Con il  nuovo Dpcm saranno valutate eventuali proroghe.

E in un'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera la ministra dell'Istruzione punta il dito proprio sulle Regioni per le scuole: "Gli studenti senza scuola? Sono le regioni a chiudere anche se il resto è aperto. Avevamo raggiunto un accordo ma loro non l'hanno mantenuto". "Rispetto alle superiori il governo ha fatto tutto quello che poteva e gli impegni li ha mantenuti grazie anche al lavoro importante dei prefetti e della comunità scolastica", ha detto la ministra, "vorrei ricordare che il 23 dicembre è stata firmata all'unanimità l'intesa con le Regioni che prevedeva il rientro il 7 gennaio". "Per me gli accordi sono importanti, se si scrivono devono essere mantenuti", ha aggiunto Azzolina, "invece molte Regioni si sono sfilate: sarebbe bene che le famiglie e gli studenti capissero perché. Si chiude prima la scuola perché socialmente è stata messa nel fondo dello sgabuzzino". "Perché nelle zone gialle e arancioni è quasi tutto aperto, tranne la scuola? Non è l'untrice del Paese". "Devono spiegarmi perché, dove è quasi tutto aperto, gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l'aperitivo, mentre non possono andare in classe con la mascherina, l'igienizzante e i banchi separati. Il punto è culturale, non sanitario".

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