Giovedì, 21 Gennaio 2021
La protesta pacifica

I ristoranti che sfidano il Dpcm riaprendo anche a cena dal 15 gennaio

"La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione". All'orizzonte, però, non ci sono buone notizie per i gestori dei locali: prende piede l'ipotesi del divieto di asporto dopo le 18

Zona arancione da oggi lunedì 11 gennaio per cinque regioni, in attesa delle misure del nuovo Dpcm: Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto cominciano la settimana con il colore e le regole che hanno caratterizzato l'ultimo weekend in tutta Italia. Per tutte le regioni rimane il coprifuoco dalle 22 alle 5. E i ristoranti? Nelle regioni in zona gialla, i ristoranti e le altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie e gelaterie) sono aperti con possibilità di consumo all'interno dalle 5 alle 18. Dalle 5 alle 22 è consentita anche la vendita da asporto. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

Le regole per i ristoranti in zona gialla e arancione

Le regole sono diverse per i ristoranti nelle regioni in zona arancione. In quest'area, i ristoranti e le altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie e gelaterie) sono aperti esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio, consentita senza limiti di orario, ma che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

I ristoranti che sfidano il Dpcm

C'è chi non ci sta. Alcuni ristoratori contestano il Dpcm sulla chiusura dei locali per cena se non per consentire l'asporto e la consegna a domicilio ai clienti. Lo fanno con una protesta pacifica, una sorta di "disobbedienza civile" che viaggia sui social con gli hashtag #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna. Tutto è nato da un appello lanciato su Facebook da Maurizio Stara, titolare del pub "RedFox" di Cagliari, che ha chiesto l'adesione dei gestori di altri locali in Italia.

"Non spengo più la mia insegna, io apro - si legge nell'appello -. La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione del Covid-19. Ai partecipanti è richiesto di accomodarsi al tavolo assegnato (non più di 4 persone per tavolo) e di rimanere seduti e composti. La mascherina andrà indossata per accedere al locale e per alzarsi per qualunque motivo. Una volta seduti potrà essere tolta, piegata e messa via. Non sarà possibile somministrare cibi e bevande, quindi consumarle in loco. Vi chiediamo di passare una mezz'ora con noi e di pubblicare un selfie con gli hashtag #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro taggandovi all'interno dal locale. Tutti i partecipanti verranno omaggiati con un piccolo ringraziamento d'asporto per la collaborazione. Grazie per il supporto".

L'iniziativa è partita alcuni giorni fa in Sardegna: i locali che hanno aderito alla protesta pacifica hanno aperto normalmente per consegnare le pietanze da asporto e, come previsto dalla normativa anti covid, hanno fatto accomodare i clienti che attendevano di ritirarle per il tempo necessario ad acquistare i prodotti. Tutti seduti al tavolo massimo in quattro, distanziati, come se dovessero consumare qualcosa al ristorante (ma in realtà i clienti dovevano solo portare via il piatto caldo ordinato per l'asporto). E poi ogni cliente ha pubblicato sui social una foto con gli hashtag #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro per dimostrare che si può stare seduti nei locali distanziati, senza che i ristoranti e le pizzerie debbano per forza rimanere chiusi.

Il ristoratore che riapre la sua attività anche a cena dal 15 gennaio

A Modena un ristoratore ha deciso di riaprire la sua attività anche a cena nonostante i divieti imposti dal governo per contrastare la pandemia di coronavirus. "Da venerdì 15 (compreso), 50mila ristoratori apriranno in tutta Italia a pranzo e cena in barba a qualsiasi Dpcm illegittimo. I ristoratori hanno deciso di alzare la testa e tornare a vivere. Apriamo la nostra attività rispettando il distanziamento e le norme anti covid", dice in un video pubblicato su Facebook in cui compare anche il personale del locale. Come lui altri ristoratori, dopo tanti mesi di chiusura forzata, hanno promesso "battaglia" sfidando il decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Il divieto di asporto per bar e ristoranti dopo le 18 nel nuovo Dpcm?

All'orizzonte, però, non ci sono buone notizie per i ristoratori. Il governo è al lavoro in vista delle nuove misure per il contenimento del contagio e stamattina si è tenuta una riunione con le regioni con al centro le nuove regole restrittive che entreranno nel nuovo Dpcm in vigore da sabato 16 gennaio. Che cosa attendersi dal nuovo decreto? "Sta arrivando un'impennata dei contagi. Dopo Gran Bretagna, Irlanda e Germania, sta arrivando anche da noi e non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici". Il premier Giuseppe Conte, intercettato dalle telecamere del Tg3, non nasconde la preoccupazione sull'evoluzione della pandemia di coronavirus in Italia (qui per approfondire).

Probabili una stretta su bar e ristoranti, regole più rigide per le zone gialle e soglie più basse perché scattino le zone arancioni e rosse. A quel che si apprende, l'esecutivo sta provando a ragionare a medio termine, quindi con misure valide fino a cento giorni: è per questo che l’obiettivo del governo sarebbe di prorogare lo stato di emergenza al 30 aprile, con eventuali proroghe di tre mesi per volta. Gli esperti lo scorso 8 gennaio hanno messo nero su bianco "dopo alcune settimane di diminuzione, nuovamente un aumento dell’incidenza a livello nazione negli ultimi 14 giorni". Secondo le anticipazioni, le principali misure che potrebbero essere contenute nel prossimo Dpcm 14-15 gennaio in vigore dal 16 gennaio 2021 sarebbero le seguenti:

  • divieto di spostamenti tra regioni anche in zona gialla, ormai stabilmente rafforzata;
  • visite consentite nel proprio comune a parenti e amici limitate a due persone non conviventi a partire dalla zona gialla: possibile deroga per i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti per gli spostamenti entro 30 chilometri, ma non verso i capoluoghi di provincia;
  • coprifuoco tutti i giorni dalle 22 alle 5;
  • divieto di asporto per bar e ristoranti dopo le 18: da quell'ora solo consegna a domicilio; qualcuno l'ha definita "stretta anti-movida". Il divieto dell'asporto dai bar a partire dalle 18 avrebbe lo scopo di evitare aperitivi improvvisati in strada;
  • weekend con chiusura dei centri commerciali;
  • verrà introdotta forse la zona bianca in cui l'unica restrizione consisterebbe nel portare la mascherina e mantenere le distanze (con i numeri attuali difficilmente sarà raggiungibile però da qualsiasi regione prima di febbraio-marzo. Lo status di zona bianca, infatti, si ottiene con un Rt sotto 0,5).

"Ma il problema è l'asporto dei bar e dei ristoranti dopo le 18?

"Io credo che il governo farebbe bene ad iniziare la settimana controllando il territorio invece di massacrare un settore che invece è già di suo massacrato. È il caso di dire 'basta', la misura è colma. Se il governo vuole vedere centinaia di migliaia di persone che vengono in piazza a protestare verso modalità che sono incomprensibili, allora questo è il modo giusto. Non ne possiamo veramente più. Nessuno ci coinvolge e la mattina ci vediamo le notizie sui giornali". Così Roberto Calugi, direttore generale di Fipe Confcommercio, l'organizzazione di categoria di bar, ristoranti e locali d'intrattenimento, commenta con Adnkronos/Labitalia l'ipotesi allo studio del governo dello stop all'asporto dopo le 18 per i pubblici esercizi.

"Ma il problema - sottolinea Calugi - è l'asporto dei bar e dei ristoranti dopo le 18? Mi viene da ridere... La questione è che se ci sono dei bar e dei ristoranti, come anche dei supermercati che sbagliano e non applicano le regole, chiudeteli. Ma non potete massacrare un'intera categoria in questo modo. C'è gente che si è tolta la vita, tanti non reggono più a livello psicologico, non si può scherzare sulla pelle delle persone in questa maniera", rimarca amaro Calugi.

Secondo il direttore di Fipe la situazione degli esercenti è sempre più nera, anche dal punto di vista psicologico. "Noi diciamo - sottolinea - che il governo deve pensare a controllare il territorio. Chi sbaglia paga ma non si può giocare sulla pelle delle persone, con annunci di questo genere che gettano centinaia di migliaia di persone nello sconforto. Senza minimamente ascoltare le associazioni di categoria. Siamo stufi di informazioni apprese dagli organi di stampa, non si a che titolo, e calate dall'alto", prosegue.

Per il direttore generale di Fipe Confcommercio "è del tutto evidente che non sono i pubblici esercizi i luoghi del contagio, ma vengono visti come uno strumento per 'spegnere' le città e diminuire i movimenti. Ma non possono essere solo la ristorazione e l'intrattenimento a pagare il costo economico di questo disastro totale. Siamo parlando - sottolinea Roberto Calugi - di imprese in buon numero già fallite, di 300mila persone che rischiano di perdere il posto di lavoro. Noi ci auguriamo che il 2021 sia un anno di transizione, guardiamo all'evoluzione del vaccino e della cura, come unica vera modalità per tornare una normalità che tutti noi auspichiamo. Ma non è questo il modo di gestire né l'informazione, né le modalità di organizzazione del lavoro", aggiunge ancora.

"Non siamo soggetti - attacca ancora Calugi - che possono aprire o chiudere a piacimento del governo, e senza il minimo coinvolgimento. Quello che ci sconvolge è aprire il giornale la mattina e leggere una notizia non confermata, non smentita. Che modo è? È una mancanza totale di rispetto per chi lavora. Siamo di fronte a una pandemia tragica e i pubblici esercizi stanno svolgendo un lavoro di grandissima responsabilità", conclude.

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