Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Un nuovo Dpcm per l'Italia zona rossa o arancione da Natale a Capodanno?

Un mini-lockdown dal 24 dicembre al 7 gennaio oppure nei giorni festivi e prefestivi valido per tutto il paese: il governo Conte lo ha anticipato ai partiti ieri sera. Sarà sul modello della Germania: coprifuoco, chiusure anticipate dei negozi, stop alla libertà di movimento. Ma ci sarà anche la deroga per gli spostamenti tra piccoli comuni

Il governo di Giuseppe Conte valuta un nuovo Dpcm che trasformi tutta l'Italia in zona rossa o arancione da Natale 2020 a Capodanno 2021 o forse addirittura fino al 7 gennaio. La nuova stretta, anticipata ieri mentre si discuteva degli spostamenti tra i comuni e che potrebbe essere invece "a singhiozzo" (ovvero suddifiso in brevi periodi a ridosso delle feste), è stata annunciata ieri durante la riunione dei capodelegazione dopo che i numeri degli ultimi bollettini della Protezione Civile hanno certificato il rallentamento della discesa; in più, spaventano le immagini degli assembramenti nelle vie dello shopping nelle grandi città. E c'è anche chi ipotizza direttamente un lockdown hard a Natale. In caso di aumento dei contagi saranno inevitabili misure adeguate, proporzionali ai contagi. C'è chi avverte che il momento di agire non può essere procrastinato: il timore che il sistema a zone colorate porti ad aperture troppo precoci esiste. E secondo il governo va scongiurato. Mentre c'è chi trova l'idea "surreale".

Aggiornamento: Lockdown di Natale 2020: l'Italia in zona rossa o arancione per fermare gli assembramenti e i veglioni clandestini

EDIT ore 11,20: È in corso a Palazzo Chigi il vertice tra il premier Giuseppe Conte, i capi delegazione della maggioranza e gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico. Sul tavolo la possibile adozione di nuove misure di contenimento del Covid in occasione delle festività natalizie. A chiedere la stretta è il Partito Democratico, come precisato dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. Riguardo il divieto di spostamento tra piccoli comuni il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia apre alle modifiche del decreto legge: "Il 'fronte dei piccoli comuni' lo affronterà il Parlamento. Noi abbiamo detto più volte che fare delle modifiche per piccoli comuni di pochi abitanti è un conto. Ma aprire tutta la provincia come chiedeva la destra è un errore gravissimo e noi siamo contrarissimi".

Un nuovo Dpcm per l'Italia zona rossa o arancione da Natale a Capodanno?

Oggi per per il punto della situazione si vedranno i capidelegazione della maggioranza con gli esperti del Comitato tecnico scientifico e i ministri Luciana Lamorgese (interni), Francesco Boccia (Affari regionali) e Alfonso Bonafede (Giustizia). Sul tavolo del governo ci sono tre scenari: portare l'Italia in zona rossa o arancione per otto giorni dal 24 dicembre al primo gennaio, oppure nei giorni festivi e prefestivi (24-27 dicembre, 31 dicembre - 2 gennaio e dal 5 al 7 gennaio, oppure direttamente dal 24 dicembre al 7 gennaio). E lo strumento per il mini-lockdown di Natale, ha scritto ieri l'agenzia di stampa Ansa, sarà un nuovo decreto ministeriale che contemporaneamente potrebbe recepire anche la famosa deroga agli spostamenti nei piccoli comuni sotto i cinquemila o i quindicimila abitanti su base territoriale. Sul tavolo dell'esecutivo ci sono allo studio:

  • interventi per fermare gli assembramenti nelle vie dello shopping e nei centri delle grandi città attraverso maggiori controlli;
  • chiusure anticipate degli esercizi commerciali;
  • coprifuoco potenziato con la stretta su bar e ristoranti, e limitazioni agli spostamenti tra regioni (che si interromperanno già dal 21 per effetto del Dpcm 3 dicembre) e all'interno dei territori.

Insieme, il governo dovrebbe consentire di uscire dai comuni al di sotto dei 5mila abitanti con un limite di raggio d'azione chilometrico (si parla di 20 o 30 chilometri) attraverso una mozione di maggioranza che verrebbe discussa e approvata mercoledì in Senato bocciando quella del centrodestra che invece punta a far saltare il blocco per tutti i comuni. Viene quindi data per acquisita la scelta di consentire una possibilità di spostamento il 25, 26 dicembre e l'1 gennaio fuori dal territorio comunale, a chi abiti nelle cittadini più piccole. 

L'obiettivo - spiega una fonte di governo all'agenzia di stampa Agi - è applicare il modello Merkel, che ha evocato un lockdown duro presentando misure anti-Covid più stringenti in vigore dal 16 dicembre. Sulla linea rigorista soprattutto i ministri Boccia e Franceschini ma anche il premier Conte e le altre forze politiche della maggioranza. L'eventualità di estendere le misure ora applicate per le zone rosse e arancioni anche alle regioni gialle nei giorni critici sul modello Merkel porterebbe quindi ad una stretta in primo luogo sui negozi e poi sulla libertà di movimento per scongiurare il rischio della terza ondata che ieri è stato prefigurato dall'Istituto Superiore di Sanità dopo le festività. 

Italia zona rossa da Natale: la stretta fino a Capodanno o alla Befana

Il Corriere della Sera annuncia oggi che Conte ha intenzione di lanciare un appello su Facebook prima del varo dei nuovi provvedimenti. E fa sapere che stamattina toccherà al Cts delineare i vari scenari e poi suggerire i rimedi adeguati a evitare che quanto accadrà durante le festività faccia nuovamente impennare la curva epidemiologica. Tenendo anche conto della riapertura delle scuole prevista per il 7 gennaio (e che potrebbe essere rimandata, anche se il governo ad oggi non può permettersi una retromarcia sul punto). Il quotidiano spiega che saranno i prefetti a individuare i luoghi dove dovrà essere bloccata la circolazione:

La vera insidia arriva dagli affollamenti nelle vie dello shopping e nei centri storici, dove bar e ristoranti possono rimanere aperti fino alle 18. Su esercizi commerciali e locali pubblici la stretta sarà pesante. L’ipotesi è una modifica al Dpcm in vigore che ora ne prevede l’apertura per i giorni festivi. Si torna indietro, si pensa alla serrata. 

Oggi si deciderà se far scattare il provvedimento già il 19 e 20 dicembre - come vorrebbe l’ala rigorista del governo - o se invece slittare a ridosso del Natale. "Il problema è che noi il 7 gennaio dobbiamo riaprire tutto, a cominciare dalle scuole - spiega un ministro a La Stampa - e non possiamo rischiare di non farlo perché qualcuno vuole andare a fare shopping o a cambiare i regali di Natale". Il quotidiano di Torino delinea tre ipotesi per il lockdown delle feste: 

  • la linea dura di Speranza prevede la chiusura di tutti i negozi ad eccezione di chi vende beni essenziali, consentendo deroghe agli spostamenti per il pranzo con i parenti; 
  • in una versione più soft le restrizioni più rigorose varrebbero dal 24 dicembre al 2 gennaio;
  • la terza opzione prevede la variante zona arancione, che vieterebbe lo spostamento tra i comuni ma lascerebbe aperti i negozi.

Sempre secondo il quotidiano si valuta di anticipare al 19 il blocco degli spostamenti, ma molte persone hanno già prenotato treni e aerei per raggiungere amici e parenti. Possibile anche l’anticipazione del coprifuoco dalle 22 alle 20 o addirittura alle 18. Secondo Repubblica le stime, in assenza di una stretta più pesante di quella già prevista, prevedono a fine gennaio un picco di morti fino a due volte superiore a quello già toccato.

Mini-lockdown: l'ipotesi di una stretta "a singhiozzo" tra Natale e la Befana

Il Messaggero invece spiega che le nuove misure restrittive che potrebbero essere, nelle zone a più basso indice di contagio, di tipo “arancione”: negozi aperti, ristoranti chiusi, divieto di superare i confini del proprio Comune.

La stretta potrebbe essere a singhiozzo: cominciare da sabato e domenica prossimi, riprendere dal 24 al 27 dicembre; ripartire di nuovo dal 31 dicembre al 2 gennaio e dal 5 al 6 gennaio. Sempre che, come suggerisce il Cts, non si decida invece per un periodo più lungo: da sabato prossimo al 10 gennaio.

Il quotidiano precisa anche che a decidere il dietrofront è stato un vertice d’emergenza convocato ieri sera da Giuseppe Conte, con i capidelegazione Dario Franceschini, Roberto Speranza, Alfonso Bonafede, Teresa Bellanova e i ministri Francesco Boccia e Federico D’Incà. Una sorta di gabinetto di guerra aperto dai report allarmati di Franceschini (Cultura), Speranza (Salute) e Boccia (Regioni).

In un'intervista al Corriere della Sera il ministro Boccia già prefigura le intenzioni del governo sulla stretta: "Dobbiamo dirci fino in fondo se la pausa natalizia deve servirci a mettere in sicurezza il Paese o se deve essere guidata solo dalla volontà di favorire il business. In questo momento affari e salute non solo conciliabili. E ho il massimo rispetto per chi ha sulle spalle il peso delle attività economiche. Dobbiamo metterci in testa che quando c’è un’epidemia e non c’è un farmaco, bisogna evitare gli spostamenti. Non lo dico io, ma la scienza. Noi del Pd come ha ribadito Zingaretti vogliamo misure più restrittive, altro che apertura. Quanto all’economia, il governo ha stanziato in miliardi il più grande piano dal Dopoguerra".

Il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha invece una modest proposal come quella di Jonathan Swift: "Dovremmo fare un lockdown durante le vacanze di Natale come la Germania, ma gli italiani farebbero la rivoluzione. Purtroppo non siamo pronti a misure così dure, ma serve un piano rigoroso per ridurre i contatti ed evitare che la terza ondata si innesti direttamente nella seconda. Affidare tutto alla responsabilità individuale è un rischio che non possiamo permetterci. Paghiamo mesi di disagio e la gente non vede l’ora di uscire.Mi rendo conto sia impopolare dirlo, ma non è il momento: rischiamo una tempesta perfetta". La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa invece in un'intervista a Repubblica ha criticato gli assembramenti a Bologna: "C’è gente che non capisce la fase che stiamo attraversando e questo è molto grave. Sono come quelli che continuavano a suonare il violino sul Titanic. Io vorrei far notare che Angela Merkel ha appena annunciato il lockdown generale. Gli assembramenti sono un problema di salute pubblica". 

Intanto 18 dei 20 comuni pugliesi in zona arancione tornano in zona gialla, mentre ci sono ancora verifiche su Altamura e Gravina, secondo quanto ha annunciato il presidente Michele Emiliano: "Sulla base delle verifiche effettuate dal dipartimento Salute della Regione Puglia sull'ultima settimana di monitoraggio - spiega - non verrà prorogata la zona arancione nei comuni delle province Bat e di Foggia che erano stati oggetto di ordinanza la settimana scorsa e che quindi rientrano in zona gialla come l'intera Puglia. Stiamo verificando con i sindaci di Gravina ed Altamura i dati di questi comuni della Citta Metropolitana di Bari per decidere se prorogare o meno". L'8 dicembre, 20 Comuni pugliesi erano ritornati in zona arancione perché i dati epidemiologici erano peggiori rispetto al resto del territorio, contro troppi contagi e focolai attivi. "La nostra regione - prosegue Emiliano - che non è mai entrata in zona rossa, è stata colpita dalla seconda ondata più tardi di altre regioni, ma con numeri altissimi pari a 67mila contagi a fronte di soli 5mila delle prima ondata". 

Nuovo Dpcm prima di Natale?

"Mi sembra chiaro che non abbiamo più paura di morire. Io non sono per uno stato di polizia, ma deve essere chiaro a tutti che certi comportamenti hanno delle conseguenze". Così intervistato dal Corriere della Sera il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sulle scene di affollamenti in molte città italiane nello scorso week-end. A chiedere la stretta uscendo oggi allo scoperto è il Partito Democratico: "Dobbiamo farci carico di grande responsabilità per evitare che ci sia la percezione che oggi è consentito quello che non era consentito prima. Noi come Pd abbiamo fatto una riunione e ci siamo ritrovati su una richiesta di maggiori restrizioni nel periodo natalizio per affrontare a gennaio la fase della vaccinazione e la riapertura delle scuole in una condizione sanitaria che si stabilizzi verso il basso. È una richiesta di grande responsabilità e realismo", dice la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, a margine di una conferenza stampa per presentare i dettagli del recente finanziamento da parte del Mit delle nuove linee del tram di Palermo.  "La discussione è in corso - ha spiegato il ministro -, oggi ci sarà un incontro con il comitato tecnico scientifico per approcciare alcune valutazioni approfondite sui rischi della terza ondata. La seconda ondata è arrivata quando le nostre relazioni si vivevano soprattutto all'aperto, immaginate il rischio che corriamo durante l'inverno quando queste relazioni si sviluppano al chiuso". 

"Noi rischiamo grosso! Quello che facciamo di sbagliato oggi, ce lo ritroveremo tra due settimane. Lo shopping troppo frenetico di queste ore causerà in quei giorni un aumento dei positivi al Covid. E questo ci spingerà a prendere misure adeguate". A sottolinearlo, in un'intervista al Messaggero, l'assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato dopo che ieri molta gente si è riversata nelle vie del centro di Roma per gli acquisti natalizi. L'appello di D'Amato è quello di "fare shopping in maniera intelligente, il che vuol dire senza dare vantaggi al Covid". L'assessore osserva che "si dimentica che le misure sulla circolazione sono sempre proporzionate all'andamento dell'epidemia. Finora abbiamo difeso Roma e abbiamo evitato che la Capitale tornasse in lockdown come altri grandi città europee. I cittadini devono aiutarci a farlo. Altrimenti con un aumento dei contagi dovremmo prendere misure adeguate, proporzionali ai contagi".

"Quando sento il Commissario Arcuri parlare di 'assembramenti irresponsabili' non ci sto, non possiamo dare dell'irresponsabile alle gente" dice oggi il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervistato da Rtl 102.5. "Purtroppo devo dire che era abbastanza scontato che succedesse. A volte fare la politica significa fare uno sporco lavoro e prendere decisioni che non accontentano tutti. Alla gente si dice quello che possono fare e loro lo fanno. Per cui sta a noi. Non so se aprire sia stato imprudente o meno - ha aggiunto - ma c'era da aspettarsi che una cosa del genere succedesse. Se poi dici anche che dal 20 in poi non ti muovi più...".

 "Non vedo perché dobbiamo andare incontro a una terza ondata: è inevitabile una risalita dei contagi dopo il Natale, ma un conto è una risalita gestibile, un altro conto è avere un picco", sostiene invece il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, del Movimento 5 stelle, ospite ad "Agora'" su Rai 3. Commentando le misure restrittive che il governo valuta di inasprire nei giorni di festa, il viceministro ha ribadito che l'impostazione attuale, con le regioni in zona "gialla" e la chiusura degli spostamenti tra comuni, deve essere perseguita se a gennaio vogliamo "riaprire scuole, ristoranti, impianti di sci". Anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana sembra rassegnato: "Questi assembramenti rischiano di mettere in gioco tutta la fatica fatta in questi mesi. Sono stati difficili, duri, settimane durante le quali abbiamo dovuto rinunciare a gran parte della nostra libertà. Adesso quello che viene letto come un via libera rischia di rovinare tutto", dice a Mattino 5. "Sono un po' preoccupato - ha aggiunto - anche perché a gennaio dovrebbe iniziare la fase della vaccinazione contro il Covid e in quel momento non possiamo permetterci nessun tipo di recrudescenza del virus". Molto critico è invece il governatore della Liguria Giovanni Toti: "Trovo surreale l'idea di un nuovo lockdown per Natale, preannunciato dal Governo quasi con piacere penitenziale. Come se si dovessero punire gli italiani che hanno voglia di acquistare qualche dono per rendere meno amare queste feste. Trovo assurda la pretesa di dividere il Paese tra chi combatte il virus e chi guarda all'economia in crisi".

Più possibilista si mostra il sindaco di Firenze Dario Nardella parlando a Lady Radio: "Se per evitare la terza ondata sono necessarie delle restrizioni ne prenderemo atto. Il governo sia preciso, coerente e lineare. Io faccio appelli al buonsenso, allo shopping intelligente, ma c'è anche molta stanchezza, nervosismo e tensioni. In questo caso il governo deve dare un colpo di reni, deve essere più autorevole come lo è stato all'inizio dell'emergenza. Si sta un po' tutto sfilacciando". Anche il virologo Lorenzo Pregliasco si schiera: "Disporre nuove restrizioni" anti-Covid mirate, magari nei giorni più a rischio di assembramenti per lo shopping natalizio, "a questo punto sarà necessario", secondo il professore dell'Università di Milano. Anche se la decisione riguardo alle sfumature di un eventuale nuovo 'rosso lockdown' sarà necessariamente "politica", agli occhi del tecnico non può che apparire "preoccupante" la folla che in molte città si è riversata per strada e nei negozi durante il primo giorno di libertà ritrovata. "Non va bene", commenta il medico all'Adnkronos Salute. "E' davvero fondamentale arrivare a dover stringere un po', se no fra 15 giorni ci ritroviamo con effetti pesanti". Il rischio reale, conferma Pregliasco, è che in un'Italia tornata quasi tutta gialla in previsione delle feste il coronavirus trovi un'autostrada lungo la quale riprendere la sua corsa. Quanto si è visto per esempio nella prima domenica 'free' di Milano "è stato un eccesso - osserva il virologo - E' vero che nessuno ha fatto niente di illegale", considerando che la riapertura c'è stata, "ma così, tutti insieme appassionatamente" affollati, "non va bene. E se non c'è la responsabilità di ognuno - è l'amara riflessione dell'esperto - finisce che bisogna arrivare a dare delle regole". Quindi "assolutamente sì: le modalità le deve definire la politica", ma "per non gettare la cappa in terra" servirà forse imporre nuovi paletti. 

E c'è anche chi vuole fare da sé: "Il governo sta valutando restrizioni dalla vigilia a Capodanno. Io sono d'accordo, perché è del tutto evidente che il sovraffollamento registrato ieri, in tutte le città, compresa la nostra, è ingestibile e i dati dei contagi non consentono altri errori", afferma Mattia Palazzi, sindaco Pd di Mantova, sull'eventualità della zona rossa natalizia. "Già ieri ho chiesto al comandante della polizia locale di studiare apposita ordinanza comunale restrittiva", ha spiegato Palazzi. Se il governo non dovesse procedere, lo farò io, adottando una mia ordinanza per evitare sovraffollamento. Da autorità sanitaria locale è mio preciso e primario dovere tutelare la salute pubblica e non intendo venir meno".  Mentre il sindaco di Bologna Virginio Merola chiede chiarezza: "I provvedimenti devono essere chiari. Una volta approvati, mi aspetto da tutte le istituzioni un messaggio chiaro ai cittadini, non polemiche. Oggi abbiamo allentato le misure per cui non possiamo incolpare i cittadini che affollano le strade. Per quanto mi riguarda credo sia opportuno andare a una restrizione. Quello che dobbiamo fare è garantire i controlli e sapere che più sono differenti le norme, più è difficile fare i controlli. Credo che la Merkel abbia molto da insegnare", ha detto a 'Che giorno è' su Rai Radio1 a proposito delle restrizioni anti-Covid in prossimità del Natale.

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