Venerdì, 16 Aprile 2021
Italia

De Benedetti fonda un nuovo giornale: presidente l'ex tesoriere Pd Luigi Zanda

L'iniziativa dopo che l'editoriale Gedi/La Repubblica è stata ceduta dai figli di De Benedetti agli Elkann, eredi a loro volta del gruppo Fiat. Il direttore del nuovo giornale sarà Stefano Feltri, già vicedirettore de Il Fatto Quotidiano

Carlo De Benedetti in una foto di archivio Ansa

Il senatore Luigi Zanda ha rassegnato oggi le dimissioni da tesoriere del Partito democratico per assumere la presidenza della società Editoriale Domani, la nuova "creatura" editoriale di Carlo De Benedetti, un nuovo giornale la cui direzione sarà affidata a Stefano Feltri, già vicedirettore de Il Fatto Quotidiano.

De Benedetti aveva annunciato un nuovo quotidiano e l'ingegnere romano è stato di parola: è stata infatti costituita a Torino la società "Editoriale Domani S.p.A", posseduta da due società di cui azionista unico è l'ex proprietario di La Repubblica. Proprio all'ingegner Carlo De Benedetti andrà la proprietà dell'Editoriale Domani tramite una fondazione denominata "Fondazione Domani".

La società Editoriale Domani S.p.A., capitale sociale 10 milioni di euro, è presieduta da Luigi Zanda, dimissionario dal suo ruolo di tesoriere del Partito Democratico. Nel consiglio di amministrazione anche Giovanni Canetta, Federica Mariani, Virginia Ripa di Meana, Massimo Segre, Grazia Volo.

L'iniziativa dopo che l'editoriale Gedi/La Repubblica, è stata ceduta dai figli di De Benedetti agli Elkann, eredi a loro volta del gruppo Fiat.

Lo stesso Carlo De Benedetti aveva anticipato in un'intervista a ''Il Foglio'' il nome della nuova creatura. "Un nuovo giornale, con l'identità di Repubblica, tutte le firme di Repubblica, ma che non si chiamerà più Repubblica."

Secondo il De Benedetti pensiero la nuova direzione del quotidiano romano affidata a Maurizio Molinare avrebbe snaturato la natura di Repubblica "portandola più a destra".  "Voglio fondare un quotidiano della sinistra italiana agile, corsaro, popolare e partigiano".

"Credo sia in animo uno snaturamento sostanziale del filone culturale che è stato all'origine del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Quella 'certa idea dell'Italia' che Repubblica ha interpretato con grande dignità negli ultimi quarantacinque anni. Per questo penso che ci siano buone ragioni culturali, politiche e persino un grande spazio editoriale per un nuovo quotidiano''. Secondo Carlo De Benedetti l'Italia è diventata ''un paese invertebrato. Allo sbando. In pericolo. Il governo non esiste, i partiti non esistono, le istituzioni sono liquefatte, lo stato centrale litiga con le regioni…e se arrivasse l'uomo forte, gli italiani se lo prenderebbero, come ha scritto Stefano Folli l'altro giorno. Quindi, in questo contesto sbandato, l'ultimo colpo sarebbe la caduta di Repubblica. Cioè della stampa liberaldemocratica. Penso non vada consentito''.

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