Martedì, 1 Dicembre 2020

Positivi, ricoveri e terapie intensive: come ci stiamo avvicinando ad un nuovo lockdown

Da eventualità remota a scenario realistico (anche se ancora lontano). Gli indicatori preoccupano e negli ospedali iniziano a registrarsi le prime vere difficoltà

Foto di repertorio

Le parole sono importanti, ma contano anche il contesto e le sfumature. E che l’ombra del lockdown inizi ad aleggiare seriamente si capisce anche dalle parole pronunciate ieri dal premier Conte: "Il nostro obiettivo è molto chiaro: evitare di far ripiombare il Paese in un lockdown generalizzato". Quella che solo un mese fa veniva considerata come una eventualità remota ("un nuovo lockdown? Lo escludo" aveva detto il presidente del Consiglio) oggi diventa una possibilità un po’ meno remota. Uno scenario che può e deve essere scongiurato, ma che diventa ogni giorno meno irrealistico. Del resto i numeri parlano da soli: oltre all'impennata di nuovi casi (oggi 7.332 di cui 1.844 in Lombardia) va registrata la nuova impennata dei ricoveri (+394) e delle terapie intensive (+25). 

La seconda ondata in Europa

Certo, non siamo per fortuna nella situazione di altri Paesi europei che stanno facendo i conti con la seconda ondata già da settimane. In Francia solo negli ultimi 7 giorni sono stati registrati più di 5mila ricoveri di cui 910 in rianimazione. I contagi e i decessi stanno salendo pericolosamente anche in Spagna, mentre in Germania i nuovi casi hanno superato la soglia dei 5mila casi per la prima volta da mesi. La cancelliera Merkel ha già annunciato che chiederà nuovi restrizioni tra le quali obblighi più ferrei sull’uso della mascherina e limiti agli assembramenti. Situazione delicata anche in Olanda che si avvia alla chiusura di bar e ristoranti e nel vicino Belgio che ha da poco annunciato il coprifuoco in due province.

L'Europa si trova a fare i conti con la virulenza della seconda ondata in un contesto economico già compromesso dalle restrizioni della scorsa primavera e da una crisi economica che si annuncia durissima. Chiudere di nuovo sarebbe il colpo di grazia per centinaia di migliaia di imprese, eppure – in un contesto come quello della pandemia – anche l’ipotesi più funesta non può essere esclusa a priori.

Crisanti: "Un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose"

Per Andrea Crisanti, virologo dell’università di Padova "un lockdown a Natale" è "nell’ordine delle cose: si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo" ha detto a Rainews citando l’esempio della Gran Bretagna che ha deciso di fare lockdown durante le vacanze scolastiche.

"Sono preoccupato per la limitata capacità che abbiamo di bloccare la trasmissione del coronavirus sul territorio" ha sottolineato il virologo. "Riusciamo a mettere in quarantena solo il 5% dei positivi. Le terapie intensive e i decessi da Covid-19 aumentano sempre con alcune settimane di ritardo rispetto all'aumento dei contagi. Visti i dati, ci aspettiamo quindi un incremento del loro numero nei prossimi giorni". 

Pezzotti (Iss): rischiamo 100 decessi al giorno

Patrizio Pezzotti, l'epidemiologo dell'Iss che cura il rapporto mensile sulla mortalità da Covid, spiega oggi su 'La Stampa' che tra un paio di settimane potremmo tornare a registrare un centinaio di decessi al giorno.    

"Tra la comparsa dei sintomi e il decesso trascorrono mediamente due settimane, perciò le oltre 40 vittime che contiamo oggi sono quelle che si sono ammalate quando avevamo poco più di 1600 contagi al giorno. Ora, con quasi seimila contagi in un giorno e con il nostro tasso di letalità, la curva dei decessi tra un paio di settimane è destinata a sfiorare le tre cifre".

Del resto, come segnala su Twitter Matteo Villa dell'Ispi, il numero di casi plausibili (cioè non conteggiati nel bollettino ufficiale perché non rilevati) è tornato a crescere in modo preoccupante e si attesta ormai agli stessi livelli della settimana del 3-9 marzo.

Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministero della Salute, ha commentato così a Tv2000 l'aumento dei contagi emerso dagli ultimi bollettini: "Qualche giorno fa ho stimato che se non si fossero prese misure come quelle che stiamo prendendo adesso si sarebbe potuto arrivare a novembre a 16 mila casi. In realtà il ritmo di crescita è talmente forte che potremmo arrivarci anche prima". 

I posti in terapia intensiva e lo stress sugli ospedali

Intanto i ricoverati nei reparti Covid si sono triplicati in sole tre settimane. Secondo “Il Sole 24 Ore” solo Veneto, Friuli Venezia Giuli hanno raggiunto (e superato) l’obiettivo indicato dal governo di 14 posti letto in terapia intensiva per 100mila abitanti. Quasi tutte le altre regioni sono al di sotto della soglia di sicurezza: in Campania attualmente ci sono solo 7,3 letti per 100mila abitanti, male anche l’Umbria (7,9) e le Marche (8,3.). In totale i posti in terapia intensiva sono 6458 ma c’è già un piano per portarli ad oltre 10mila (dettagli e tabella sul 'Sole'). 

Quanto riusciremo a resistere? "Se dovessimo assistere a un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi europei, il nostro sistema ospedaliero può tenere altri due mesi al massimo", mette in guardia Carlo Palermo, segretario nazionale dell'Anaao, il più rappresentativo sindacato dei camici bianchi ospedalieri.

Il punto di non ritorno secondo Fabrizio Pregliasco

Per Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi di Milano, il dato delle terapie intensive sopra il 50-60% dei posti letto "può essere considerato il punto di non ritorno" perché la situazione diventerebbe "difficile da gestire e il rischio è di passare da una crescita lineare a una esponenziale". C'è comunque ancora tempo per invertire la rotta. Il rischio di un secondo lockdown prima di Natale "c'è, ma se prendiamo provvedimenti credo che potremmo convivere con la presenza del virus. È necessario scovare più positivi possibile, soprattutto gli asintomatici; più li controlliamo e meno contagiano". 

coronavirus lockdown-2

L'aumento dei ricoveri al Sacco: "Situazione esplosiva"

"Ci sono elementi di forte preoccupazione". Non usa giri di parole neppure Emanuele Catena, direttore del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Sacco di Milano, intervenuto stamattina a "Buongiorno" su SkyTg24. Questa preoccupazione, argomenta Catena, non è legata tanto al numero dei ricoveri in terapia intensiva:

"Ieri in Lombardia avevamo 63 ricoveri nelle nostre rianimazioni, ma a preoccuparci è l’andamento dei ricoveri. Da qualche giorno assistiamo a un aumento esponenziale delle richieste, tre giorni fa avevamo quattro ricoveri in più, poi ne abbiamo avuti otto e ieri ne abbiamo avuti undici. In queste ore la pressione è molto forte. Se immaginiamo di proiettare questo trend nei prossimi giorni e nelle prossime settimane potremo trovarci dalle attuali poche decine di pazienti ricoverati alle centinaia".

Coronavirus, iniziano i problemi negli ospedali: a Napoli pazienti curati in ambulanza

E intanto in Campania iniziano a registrarsi le prime vere difficoltà negli ospedali. Secondo quanto appreso da Napolitoday già ieri pomeriggio una donna, positiva al test rapido, è stata costretta a sostare all'interno dell'ambulanza posta sulla rampa del pronto soccorso dell'Ospedale del Mare in attesa di ricovero per insufficienza respiratoria. All'interno del pronto soccorso del covid center c'erano infatti altre diciotto persone in isolamento.

Problemi anche all'ospedale Cotugno di Napoli, punto di riferimento della Regione Campania per le malattie infettive: anche qui pazienti Covid in attesa a bordo delle ambulanze aspettando il ricovero resosi necessario per la comparsa o all'aggravamento dei sintomi. Tra i tanti casi anche un dramma vissuto da un settantenne deceduto proprio al pronto soccorso del Cotugno dove era giunto dopo una affannosa ricerca di posti letto.

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