Roma 1960, le Olimpiadi record dell'Italia

Oggi nel 1960 iniziarono a Roma le Olimpiadi estive. Il successo italiano fu enorme

Un'immagine delle Olimpiadi di Roma nel 1960, foto dalla pagina Facebook del Coni

Tra il 25 agosto e l'11 settembre del 1960 Roma ospitò le Olimpiadi. 83 Nazioni, 5338 atleti (4727 uomini, 611 donne) di cui 275 italiani si sfidarono per conquistare una delle tre medaglie (oro, argento e bronzo). Le discipline olimpiche estive erano molte meno rispetto ad oggi (sono 46) e gli sportivi potevano concorrere in Atletica, Calcio, Canoa, Canottaggio, Ciclismo, Equitazione, Ginnastica, Hockey su prato, Lotta greco-romana, Nuoto, Pallacanestro, Pallanuoto, Pentathlon moderno, Pugilato, Scherma, Sollevamento pesi, Tiro, Tuffi, Vela.

Oggi si ricorda il giorno in cui la fiaccola, dopo una notte sul Campidoglio, entrò nello Stadio Olimpico per accendere il fuoco del braciere.

L'Italia e le candidature ai giochi olimpici

La prima candidatura italiana risale al 1904, la Penisola aveva proposto Roma che fu però battuta dalla città americana di St. Louis. Arrivò l'ufficialità per il 1908, ma l'eruzione del Vesuvio portò alla scelta obbligata di utilizzare i fondi stanziati per le Olimpiadi per la ricostruzione di Napoli.

Il fascismo, sull'onda del successo dei Giochi del 1936 nella Germania nazista, puntava su Roma e lo sport così arrivò la candidatura della Capitale per il 1944. Alcune strutture erano già state costruite quando fu chiaro che l'Italia non avrebbe mai accolto gli atleti, anche perché, oltre all'ombra della Seconda Guerra mondiale, fu scelta la città di Londra.

L'Italia dovrà aspettare il 1960 per poter accogliere la manifestazione sportiva. Per arrivare a tal traguardo la strada fu lunga e necessitò l'intervento della politica: l'allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e il suo sottosegretario, Giulio Andreotti, confermarono il Coni, Comitato olimpico nazionale, e lo resero autonomo. L'impegno italiano nello sport fu riconosciuto e nel 1956 si tennero i Giochi invernali, mentre quattro anni più tardi quelli estivi.

Le Olimpiadi di Roma 1960

Un'impresa colossale, così potremmo definire la preparazione di Roma ad accogliere i Giochi. Gli impianti erano pochi e obsoleti, dei lasciti del fascismo che avevano bisogno di numerosi interventi. Il Coni, unico beneficiario delle scommesse calcistiche, grazie al Totocalcio riuscì nell'impresa e gli impianti sportivi da preoccupazione si trasformarono in fiore all'occhiello.

Circa 50 milioni di dollari vennero investiti nella costruzione e nel rifacimento degli impianti e nell'edificazione di altre infrastrutture. I progetti furono affidati a nomi importanti dell'architettura nostrana tra cui l'ingegnere Pier Luigi Nervi che fu incaricato di ammodernare il vecchio stadio Olimpico. Il rinnovato stadio ‒ collegato con un sottopasso allo Stadio dei Marmi ‒ fu il cuore dei Giochi, ospitando le cerimonie d'apertura e chiusura, oltre alle gare di atletica. Il Foro Italico fu una sorta di centro olimpico dove furono disputate le care di nuoto e tuffi, inoltre ospitava degli impianti di allenamento e riscaldamento.

Le nuove opere per le Olimpiadi di Roma 1960

Il velodromo, per 20.000 spettatori; il Palazzetto dello Sport, per le gare di basket, con lo spazio per 5.000 spettatori, e il villaggio olimpico, a distanza di passeggiata dal complesso del Foro Italico e a pochissimi passi dal Palazzetto dello Sport. Questa novità che rendeva gli atleti parte integrante della città fu molto apprezzata. Il villaggio, a Giochi conclusi, fu trasformato in quartiere abitativo. 

I vincitori dei giochi olimpici del 1960

L'Italia dei record: 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Al terzo posto del medagliere generale, sopra di noi solo Unione Sovietica e Stati Uniti. Un record ancora oggi imbattuto merito di atleti come Nino Benvenuti (oro nei pesi welter); Livio Berruti che vince i 200 metri con il tempo di 20″5; Raimondo e Piero D’Inzeo che conquistarono rispettivamente la medaglia d'oro e quella d'argento nel Gran Premio di salto ostacoli, Edoardo Mangiarotti (spada); Sante Gaiardoni (velocità su pista) e Giuseppina Leone, che ottenne la medaglia di bronzo sui 100 m.

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Ma come non ricordare anche Cassius Clay, futuro Muhammad Ali, vincitore della medaglia d'oro nei pesi mediomassimi del pugilato (chiamati all'epoca massimi-leggeri) e Wilma Rudolph, oro nei 100 e nei 200 e nella staffetta 4 x 100 m.

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