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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Il caso

L'ammissione della Guardia costiera: "Le navi delle Ong? Sono utili"

Il contrammiraglio Aulicino, in audizione alla Camera: "Le navi umanitarie sono unità che possono prestare soccorso, pertanto sono utili, così come i mercantili e i supply vessel" e "sono unicamente attive sulla direttrice che unisce la Tripolitania con l'isola di Lampedusa"

Le navi umanitarie "sono unità che possono prestare soccorso, pertanto sono utili, così come i mercantili e i supply vessel" e "sono unicamente attive sulla direttrice che unisce la Tripolitania con l'isola di Lampedusa: nel 2022 hanno soccorso oltre 11mila migranti, pari al 34% dei migranti giunti in Italia attraverso il flusso della Tripolitania". A parlare è il contrammiraglio della Guardia Costiera Giuseppe Aulicino, in audizione alla Camera alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti. "Dalla Tripolitania - ha proseguito - il flusso è costante, vengono utilizzate barche in legno costruite in Libia o gommoni più o meno attrezzati, con un numero di persone che arriva a volte a sfiorare o superare le 100 persone a bordo. Su questo flusso operano le ong", ha concluso. 

Quando si indaga sul presunto e mai provato pull factor delle Ong, bisogna però analizzare i dati delle partenze dalla Libia, e non quello delle persone salvate in mare. Sembra scontato, ma non lo è, e la mancanza di chiarezza su questo punto inquina spesso il dibattto. I numeri dicono in ogni caso che meno del 10 per cento delle persone salvate sulla rotta del Mediterraneo centrale da quando si è insediato il governo Meloni, a ottobre, sono state salvate da navi umanitarie. Vari studi inoltre hanno dimostrato che a Ong che arrivano di fronte alle coste libiche non corrispondono maggiori partenze. Prendendo in considerazione i dati del 2022 (1 gennaio - 31 dicembre) le navi umanitarie hanno salvato "solo" il 12% dei migranti approdati in Italia: tutti gli altri vengono soccorsi dall'instancabile lavoro delle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza, che trasferiscono poi uomini, donne e bambini nei porti italiani.

"In merito al fenomeno dell'immigrazione irregolare via mare verso le coste italiane, il 2022 si è concluso con 105.290 arrivi, circa +56,4% rispetto al 2021, paragonabile alla somma degli arrivi del precedente triennio, 113mila circa", ha anche detto il contrammiraglio Aulicino alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti.

"I flussi che hanno caratterizzato il 2022 - ha spiegato - si possono riassumere così: 1.401 migranti dall'Algeria, con una riduzione del 10% rispetto al 2021; quasi 32mila dalla Tunisia, con un aumento di oltre il 60%; 53.190 dalla Libia, con un aumento di oltre il 70%. Quando parliamo di Libia, è importante specificare che da questo territorio partono due diversi flussi: uno dalla Tripolitania, che ha visto arrivare in Italia oltre 33mila migranti, un numero invariato rispetto allo scorso anno; ma anche dalla Cirenaica, dove si è registrato un nuovo importantissimo flusso che ha visto far arrivare in Italia 20mila migranti. Dal Mediterraneo orientale abbiamo un ulteriore flusso che riguarda Turchia, Egitto, Libano e Siria, che ha portato in Italia 17mila migranti", ha concluso Aulicino.

La stretta sulle Ong: cosa cambia secondo la Guardia costiera

"Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori": è il nome del decreto con cui il governo conta di arginare le operazioni di soccorso della ong nel Mediterraneo. Il provvedimento è stato pubblicato a inizio 2023 sulla Gazzetta ufficiale ed è quindi in vigore. "La nave che effettua in via sistematica attività di ricerca e soccorso in mare" si legge nel decreto, deve operare "in conformità ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate dalle competenti autorità dello Stato di bandiera" e deve essere "in possesso dei requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione". Le norme prevedono anche che "avviate tempestivamente iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità". Inoltre va "richiesta, nell’immediatezza dell’evento, l’assegnazione del porto di sbarco", che poi deve essere "raggiunto senza ritardo per il completamento dell’intervento di soccorso". Le sanzioni sono state inasprite. Nelle ultime settimane tutte le navi che hanno soccorso i migranti sulla rotta centrale del Mediterraneo sono state inviate in Comuni lontani dalle coste sicule: Taranto, Salerno, Livorno, Ravenna, Gioia Tauro e addirittura Ancona.

"Abbiamo un corpus di normative internazionali ben definite, quindi dal nostro punto di vista" l'ultimo decreto del governo su migranti, con la stretta sull'ong, "non cambia assolutamente nulla: le nostre attività sono improntate a quello che prevedono le norme e quello noi continueremo a fare", ma "per quello che riguarda le unità che effettuano soccorsi, di qualsiasi genere, ci sono migliori possibilità e capacità per far fronte alle loro incombenze" dice Aulicino, in audizione alla Camera. "Il decreto - ha spiegato - introduce degli aspetti nuovi: soprattutto le unità facenti capo alle ong hanno sempre lamentato i tempi con cui l'amministrazione italiana, ancorchè non ne avesse l'obbligo, concedeva porto di sbarco o POS (il iposto ritenuto sicuro per lo sbarco dei migranti, ndr), anche tempi superiori ai 10 giorni. Con questo decreto il POS viene assegnato subito, quindi questo va sicuramente a incidere sulla vita di bordo, perchè i migranti sanno con certezza che verranno portati in un porto nazionale e soprattutto in tempi brevi, in tempi inferiori rispetto a quello che succedeva prima. Questo significa anche per le stesse navi ong avere meno problemi a bordo, di carattere sanitario e di sicurezza". "Complessivamente riteniamo che il migrante rimarrà a bordo per tempi minori rispetto al passato", ha concluso Aulicino.

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