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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Ora solare 2023: quando bisogna spostare le lancette

Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 ottobre saluteremo nuovamente l'ora legale per tornare a quella solare. Dal risparmio energetico agli effetti sul corpo umano: ecco tutto quello che c'è fa sapere

Ci siamo, si avvicina quel momento dell'anno in cui tornare all'ora solare e salutare quella legale, un pratica che si svolge in Europa dal 1966. Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 ottobre, sarà necessario spostare le lancette dell'orologio un'ora indietro alle 3 del mattino. Un cambio che ci permetterà di dormire 60 minuti in più, ma in generale si perde un'ora di luce. Le giornate ci sembreranno più corte perché ovviamente farà buio prima, in compenso la mattina avremo un'ora in più di luce. Ormai la tecnologia facilita le cose: i nostri smartphone e i device elettronici connessi a Internet si aggiorneranno da soli, mentre per orologi da polso o da parete bisognerà intervenire a mano. Per quanto tempo dovremo convivere con l'ora solare? Per circa cinque mesi. Il nuovo cambio dell'ora, dalla solare alla legale, scatterà nell'ultimo weekend di marzo 2024, nella notte tra sabato 30 e domenica 31. In quell'occasione dovremo spostare avanti di un'ora le lancette dei nostri orologi.

Cosa cambia con l'ora solare

Il risultato del cambio di ora è che "farà giorno" un'ora prima e dunque il buio arriverà in anticipo. Proprio per questo a qualcuno le giornate sembreranno "più corte", detto tra virgolette perché non è proprio così. In compenso, il passaggio dall'ora legale a quella solare regalerà un'ora in più di luce a chi ha la sveglia presto. Il cambio tra ora solare e ora legale avviene solitamente di notte per arrecare meno disagio possibile ai trasporti che di notte effettuano meno tratte. Questo passaggio, se da un lato aiuta il risparmio energetico, da un altro in alcune persone può provocare fatica, stress e malesseri vari. C'è chi ne risente non solo per tutto il giorno successivo ma anche per qualche tempo ancora. "Colpa" del cosiddetto "ritmo circardiano", il nostro orologio interno, che può trovarsi in difficoltà alle prese con un cambiamento non graduale. Gli effetti possono farsi sentire anche sull'umore.

Sarà l'ultima volta?

Sono soprattutto i Paesi nordici a chiedere all’Europa di abolire l’ora solare, sostenendo che lo spostamento delle lancette due volte l’anno causerebbe alcuni problemi allo stato psico fisico delle persone. Secondo le stime di un'analisi della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), promotrice assieme a Consumerismo No Profit di una petizione online per mantenerla tutto l’anno, l'adozione dell’ora legale permanente produrrebbe nel nostro Paese, sulla base delle attuali tariffe elettriche, risparmi diretti in bolletta per 382 milioni di euro, grazie a minori consumi di energia per circa 720 milioni di kwh. Risparmio che salirebbe qualora nel corso dell’anno le tariffe elettriche dovessero subire incrementi. Dal 2004 al 2022 il minor consumo di energia elettrica per l’Italia dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 10,9 miliardi di kWh e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di circa 2 miliardi di euro si stima, oltre a un drastico calo delle emissioni. Abbandonare l'ora solare e adottare l'ora legale tutto l'anno è una possibilità prevista dall’Unione Europea che già nel 2019 ha approvato una Direttiva che lascia ampia discrezionalità agli Stati Membri, auspicando un coordinamento tra le varie nazioni per evitare ripercussioni sugli scambi commerciali e i movimenti transfrontalieri. In realtà però una decisione definitiva non è mai stata presa e il governo Meloni non si è ancora espresso in merito, quindi si può supporre che quella del 2024 non sarà l'ultima volta che in Italia si cambierà l'ora.

Gli effetti sul corpo umano

Che il cambio dell'ora possa avere effetti non positivi per la salute lo dicono molti medici. "La 'sindrome da fuso orario' o jet lag può essere esplicativa di ciò che sembra accadere al cambio dell'ora: quando si raggiunge un paese con un fuso orario diverso da quello di partenza, la mancanza di sincronia tra l'orologio biologico dell'organismo e il ciclo 'sonno-veglia' e 'giorno-notte' su cui esso è regolato, fa sì che alcune funzioni del corpo non si adattino tempestivamente al cambiamento e si instaurino disagi psicofisici di varia natura - ha spiegato l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il sud Italia della Fondazione per la medicina personalizzata -. Possono maggiormente risentire del cambio di ora, tutti coloro che già soffrono di disturbi del sonno e della concentrazione. In più, poiché le giornate diventano più corte, potrebbe alterarsi oltre al tono dell’umore, la produzione di vitamina D".

L’organizzazione attraverso la quale gli organismi viventi regolano le proprie funzioni fisiologiche e i propri comportamenti sincronizzandoli, come in una sorta di orologio biologico, all'alternanza quotidiana luce-buio, è nota come ritmo circadiano, "e le sue dinamiche rispondono, da quando esiste la vita, al ciclo quotidiano di luminosità e oscurità causato dalla rotazione della terra - ricorda Minelli -. In tale circuito ancestrale, attivo da sempre negli organismi viventi in ragione di processi biochimici dipendenti dalla luce del giorno, quest’ultima raggiungendo le strutture profonde dell’ipotalamo attraverso la retina dell’occhio, funziona da inibitore del sonno spegnendo la produzione di melatonina che del sonno è un grande mediatore. Cosa diametralmente opposta accade con il buio che invece favorisce - prosegue - con la produzione di melatonina, la comparsa notturna del sonno la cui qualità e durata sono elementi essenziali per garantire il benessere individuale in termini non solo di riposo ristorativo, ma anche di rigenerazione di funzioni fisiologiche e di prevenzione rispetto all’insorgenza di patologie diverse".

Oltre al ritmo sonno-veglia, l'orologio biologico di cui l'organismo umano è dotato provvede a regolare anche altre funzioni cicliche, come ad esempio la temperatura corporea, autentico misuratore delle nostre attività metaboliche. "Per effetto della melatonina, infatti, la temperatura subisce un abbassamento letargico nelle ore notturne per poi rialzarsi in quelle diurne e ancor di più di sera, con una differenza fino a un grado rispetto a quella registrata al mattino", precisa l'esperto. "Il funzionamento preciso ed autonomo di questo straordinario congegno, tuttavia, può essere messo a rischio da elementi esterni tra i quali, ad esempio, i cambi di stagione ma anche quelli di orario, come avviene con il passaggio dall’ora legale a quella solare e viceversa. Al cambio dell'ora, infatti - avverte Minelli - la produzione di melatonina può subire un’alterazione, ciò che può a sua volta influenzare la nostra salute fisica e mentale. I disturbi più frequenti a riscontrarsi, anche perché più immediatamente percepibili, sono a carico del sonno: difficoltà ad addormentarsi e svegliarsi al mattino, insonnia o sonno frazionato. Al risveglio potranno esserci una minore capacità di concentrazione, riflessi più torpidi, svogliatezza e necessità di carburare prima di entrare nel pieno delle attività".

I disturbi legati al cambio dell'ora

"A livello psichico possono comparire ansia, alterazioni dell’umore con cambi repentini e apparentemente inspiegabili del suo tono che appare per lo più deflesso, variazioni delle abitudini alimentari con inappetenza piuttosto che aumentata sensazione di fame, bruciori di stomaco e turbe digestive - sottolinea l'immunologo -. Tra l'altro, avere ritmi naturali non uniformi rispetto a quelli registrati solo il giorno prima, quando ancora si stava nell'ora legale o solare, può incidere negativamente sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca e può influenzare la crono-modulazione della secrezione ormonale". Minelli sottolinea poi che "è possibile identificare le caratteristiche personali di ciascuno, sulla base dei ritmi di sonno e veglia che appartengono a ciascuno di noi. È un cronotipo mattiniero quel soggetto che, di suo, è abituato a svegliarsi presto la mattina, senza per questo soffrirne più di tanto. È un cronotipo tiratardi, invece, quel soggetto lento, tendenzialmente portato a rinviare impegni e decisioni, a cui piace far tardi la notte, generalmente un po’ frastornato al risveglio e per buona parte della mattinata. In realtà - osserva - la differenziazione in cronotipi è molto più complessa e, per esigenze di semplificazione descrittiva dei cronotipi dominanti, si è anche provveduto ad una loro classificazione ritagliata sulle caratteristiche comportamentali di animali diversi tra i quali il gufo o l’allodola, ma anche il leone, il lupo, l'orso, il delfino".

"Di fatto, quel che sembrerebbe emergere da un crescente numero di prove è che il cronotipo tiratardi ha un impatto significativo sul rischio di sviluppare disturbi dell'umore, obesità, diabete e altre malattie croniche. Nonostante il vasto potenziale di utilizzo delle informazioni sui cronotipi per la medicina di precisione, i fattori che modellano i cronotipi rimangono ancora oggi poco noti. In un recente lavoro scientifico si è valutata l'esistenza di un'associazione tra il microbioma intestinale e il cronotipo". "In particolare, il confronto dei batteri intestinali nei mattinieri e nei tiratardi ha rivelato due principali gruppi batterici la cui abbondanza differiva tra i cronotipi (alistipes: elevato nei mattinieri; lachnospira: elevato nei tiratardi). Nello studio - conclude Minelli - dopo aver confrontato la dieta dei diversi cronotipi, si è scoperto che i cibi ricchi di fibre (frutta, verdura) e l'acqua potabile erano importanti nelle diete di chi si svegliava presto, mentre lo zucchero semplice e le bevande zuccherate e ad alto contenuto proteico erano associati a chi dormiva più tardi e si svegliava altrettanto tardi. Si profila così la possibilità di identificare vie metaboliche associate ai diversi cronotipi con possibilità di identificare modelli dietetici specifici che, agendo sulla comunità microbica intestinale, possa renderci più performanti verso il piccolo jet lag correlato al cambio dell’ora che, al pari del fuso orario, sembrerebbe essere intensamente sofferto da almeno un terzo della popolazione, rispetto ad un altro terzo che lo avvertirebbe molto meno e ad un ultimo terzo che al cambio, piccolo o grande che sia, sembrerebbe restare del tutto indifferente".

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