Oriana Fallaci: oggi moriva la "maledetta toscana"

La vita, la carriera e le sofferenze di una donna che ha impresso il suo nome nella storia del giornalismo e non solo

Un filo di eyeliner nero, lo smalto rosso sulle unghie e l'insaziabile voglia di raccontare. Oggi, nel 2006, moriva Oriana Fallaci "scrittore" (Oriana Fallaci, scrittore: questo recita il suo epitaffio al Cimitero degli Allori di Firenze), giornalista e grande amante della vita. Le sue parole, spesso pungenti, talvolta scomode, il suo carattere schietto e burbero l'hanno resa un personaggio difficile da raccontare. Complessa e sfaccettata come un diamante la sua vita è stata caratterizzata da innumerevoli dolori, ma altrettante gioie e soddisfazioni.

Da piccola il suo sogno era fare la scrittrice e così è stato. I suoi libri hanno venduto più di 20milioni di copie in tutto il mondo, le sue interviste ai grandi della storia (Kissinger, Deng Xiapoing, Khomeini, Pier Paolo Pasolini e molti altri) hanno fatto scuola nel giornalismo per l'intimità che riusciva a creare con l'intervistato e per il commento personale che non era mai assente. Ha raccontato la guerra, l'amore e la sofferenza: indimenticabile, per chi l'ha letto, il suo "Lettera a un bambino mai nato", che racconta il dolore dell'aborto.

La vita e la carriera di Oriana Fallaci

Una maledetta toscana. Oriana Fallaci probabilmente nacque sotto la stella della combattente, da giovane prese parte alla Resistenza italiana facendo la staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi.

Nacque e morì nella sua amata Firenze (29 giugno 1929 - 15 settembre 2006). A 17 anni firmò il suo primo articolo per il Mattino dell'Italia centrale, con i primi soldi si iscrisse alla facoltà di medicina, ma il lavoro sempre più impegnativo (si occupa della nera ovvero la cronaca "delle disgrazie" come la definì lei) la portava a stare lontana da casa per ore e così decise si lasciare medicina. Dalla cronaca nera passò alla cronaca giudiziaria, poi ai fatti di costume, avvicinandosi al mondo della moda e dello spettacolo (in un celebre articolo del 7 dicembre 1948, descrisse le prime sfilate di Dior che ebbero come sfondo una Firenze in lenta e difficoltosa ricostruzione), si legge nella sua biografia.

Il Mattino la licenziò per ragioni politiche, era un quotidiano democristiano e lei era "tutt’altro che democristiana. Ero socialista sebbene non fossi iscritta al partito". All’età di ventidue anni passò ad "Epoca", il giornale diretto dallo zio Bruno Fallaci, ma la collaborazione non fu delle migliori.

A Epoca la giornalista rimase fino al '54 quando decise di lasciare Firenze per Roma e ricominciare. L'Europeo le permise di dare una svolta alla sua carriera e scrivere di Roma, dei divi e della grandezza italiana. In quegli anni affinò la sua tecnica per le interviste, che sarà poi il suo marchio di fabbrica, prima docile per andare a creare una connessione e infine brutale e pungente per andare a colpire l'intervistato nei suoi stessi errori, nei punti deboli. Dopo Epoca arrivò Il Giornale (a Milano) per il quale viaggerà spesso negli Stati Uniti e, grazie anche alle conoscenze dell'epoca romana, creò "Hollywood vista dal buco della serratura", che diventerà il suo primo libro (1958) con il titolo "I sette peccati di Hollywood".

Fallaci riuscì a conquistarsi il rispetto in un mondo di uomini, scrisse delle donne e della loro condizione nel mondo grazie a L'Europeo che la mandò in Oriente e Medio Oriente (da cui nacquero il reportage "Viaggio intorno alla donna" e il libro "Il sesso inutile" edito da Rizzoli).

Nel 1962 fu pubblicato il suo primo romanzo "Penelope alla guerra" (Rizzoli), scrivere per Oriana rappresentava l'apice della sua carriera, il giornalismo era un modo per "arrivare alla letteratura", dirà lei stessa (per questo nel suo epitaffio decise di farsi scrivere "Scrittore" e non giornalista).

Ha scritto dello sbarco sulla Luna, dello scontro delle superpotenze Usa URSS per la conquista dello spazio. E' stata in prima linea durante il conflitto del Vietnam, ha raccontato l’odio tra soldati, la comune paura di morire.

Nel 1968 ha quasi perso la vita a Città del Messico. Poco prima delle Olimpiadi si consumò la strage di piazza delle Tre Culture (il 2 ottobre), la polizia la ferì quasi a morte, fu portata in obitorio e solo per miracolo fu poi trasportata in ospedale. Da lì registrò per "L’Europeo" la cronaca dell’eccidio messicano.

Gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta furono raccontati dalla sua penna: la rivolta dei neri a Detroit, l'assassinio di Martin Luther King, la morte di Bob Kennedy e con le sue interviste fa conoscere al mondo intero Ali Bhutto, Haile Selassie, Indira Gandhi, Golda Meir, Reza Pahlavi, Yassir Arafat, Henry Kissinger, re Hussein di Giordania, l'Imam Khomeini, Ariel Sharon, Muammar Gheddafi e Deng Xiaoping e molti altri.

La sua immensa carriera spesso viene messa in secondo piano dalle posizioni, talvolta radicali e molto discusse, prese nell'ultimo periodo della sua vita. Dalla defizione di lobby gay all'attaco contro l'Islam e gli "occidentali per essersi lasciati sopraffare" dopo l'11 settembre (commento leggibile in un articolo diventato poi storico, La rabbia e l’orgoglio).

Da ricordare, parlado di Oriana Fallaci, è l'immenso amore per Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Una storia breve quanto intensa: interrotta da un attentato che portò via Alekos nel 1976 e che lasciò Fallaci colma di rabbia e tristezza. Lui, poeta e attivista nella sua Grecia, e lei, scrittore e attivista in Italia, vissero anni di lotta politica tra Atene e Firenze, nel '73 l'amore scoccò dopo l'intervista che Oriana gli dedicò che portò poi al libro "Un Uomo".

La malattia e la morte

All'inizio degli anni Novanta Oriana Fallaci scoprì di avere un cancro ai polmoni. Il suo rapporto con la malattia fu anche in questo caso da combattente tanto che decise di rimandare le cure poichè doveva finire di tradurre in francese il suo libro Insciallah. Per anni ha vissuto a New York, una città che lei ha molto amato, ma quando nel 2006 le sue condizioni si aggravarono chiese di essere portata a Firenze per vedere per l'ultima volta la cupola del Brunelleschi.

Il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni, Oriana Fallaci morì. Fu sepolta nel cimitero degli Allori di Firenze con una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'oro (la più alta onorificenza del Comune di Firenze), ma non il suo, quello di Franco Zeffirelli che lo posò sulla tomba come segno di amicizia e riconoscenza. La città di Firenze non volle mai conferirle tale premio.

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I libri di Oriana Fallaci

Da sottolineare che sono altrettanti quelli pubblicati postumi.

  • I sette peccati di Hollywood, Milano, Longanesi, 1958
  • Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna, Milano, Rizzoli, 1961
  • Penelope alla guerra, Milano, Rizzoli, 1962
  • Gli antipatici, Milano, Rizzoli, 1963
  • Se il sole muore, Milano, Rizzoli, 1965
  • Niente e così sia, Milano, Rizzoli, 1969
  • Quel giorno sulla Luna, Milano, Rizzoli, 1970
  • Intervista con la storia, Milano, Rizzoli, 1974
  • Lettera a un bambino mai nato, Milano, Rizzoli, 1975
  • Un uomo, Milano, Rizzoli, 1979
  • Insciallah, Milano, Rizzoli, 1990
  • La rabbia e l'orgoglio, Milano, Rizzoli, 2001
  • La forza della ragione, Milano, Rizzoli, 2004
  • Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, Milano, Corriere della Sera, 2004
  • Oriana Fallaci intervista se stessa - L'Apocalisse, New York, Rizzoli international, 2004.

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