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Giovedì, 18 Aprile 2024
Lo sfogo / Isernia

Primario di pronto soccorso lancia l'Sos: "Mancano farmaci e posti letto"

Lucio Pastore, capo del Pronto soccorso all'ospedale Veneziale di Isernia, denuncia: "Non c'è limite al peggio"

"Un ritorno agli inferi", niente posti letto, attrezzature che scarseggiano, condizioni di lavoro "precarie e frustranti". Così Lucio Pastore, primario del Pronto soccorso all'ospedale Veneziale di Isernia, descrive le condizioni nelle quali lavora. Il medico affida lo sfogo a un lungo post su Facebook. Pastore sta per andare in pensione, dopo un periodo di assenza è tornato in servizio per le ultime settimane. Il rientro è stato tutt'altro che indolore, tanto da decidere di mettere nero su bianco i problemi che ha riscontrato e parla di un sistema sanitario "dato ai vermi".

"Ho trovato una situazione ancor più disastrata dove il rischio di errore clinico è sempre più alto.  Non c'è mai limite al peggio. Cominciano a mancare farmaci e presidi sanitari, non è possibile eseguire importanti come l'emogasanalisi perché i tre apparecchi, presenti nella struttura ospedaliera non sono funzionanti, non si trovano posti per pazienti particolari, come quelli psichiatrici, né in regione né nelle regioni vicine e siamo costretti a trattenerli in pronto soccorso con rischi enormi", scrive.

Il medico ammette che "per la mole di accessi non si ha tempo di valutare con accuratezza i pazienti e il rischio di commettere errori clinici è elevato. Dobbiamo lavorare con personale medico, che comunque ringraziamo, che non conosce bene la lingua ed è un ulteriore problema nel front office. La paura di sbagliare spinge a una medicina difensiva con richieste continue di esami e consulenze e accumulo di pazienti nei nostri locali. Il 60% del tempo lo dobbiamo dedicare a digitare dati e spesso non riusciamo a scrivere tutto quello che occorre perché non c'è tempo sufficiente. Non abbiamo posti letto per tutti i pazienti che necessitano di ricovero e anche questi devono rimanere nei nostri locali. Mai si era arrivati a condizioni così precarie e frustanti".

lucio pastore

Il medico accusa la politica ma anche i sindacati. "I partiti - dice - che con i loro dinosauri, vecchi e giovani, hanno determinato questo disastro, continuano a blaterare una difesa della sanità pubblica senza mostrarci uno straccio di progetto che possa far sperare in un reale cambio di rotta. Chiedono l'azzeramento del debito senza voler comprendere il motivo per cui si è formato e persiste nonostante la chiusura di ospedali, servizi e riduzione del personale. Così, dopo l'azzeramento del debito riprenderà la festa per spolpare il sistema e rigenerare altro debito. I sindacati non esistono se non per fare un po' di ammuina (confusione, ndr) e far vedere che dicono qualcosa".

Il primario non risparmia neppure i colleghi: "Il personale interno è incapace di qualsiasi reazione al degrado e cerca di utilizzare spazi per trarre vantaggi, nel momento del declino, o per non essere individualmente travolto dallo tzunami". E la magistratura che "non tiene conto del degrado ambientale  della pericolosità delle strutture attuali e interviene solo quando si determinano casi specifici di disfunzione". E ci sono i pazienti. "Si sfogano su noi operatori e continueranno a scegliersi, come rappresentanti, nelle cabine elettorali, gli stessi dinosauri artefici di questo sfascio. Mi chiedo perché sento ancora il bisogno, dopo tanti anni, di scrivere ancora queste cose. Forse solo come testimonianza, a  futuramemoria, di un disastro annunciato e voluto in un mondo che non sembra avere alternative".

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