Lunedì, 8 Marzo 2021
Covid-19

Perché la pandemia di coronavirus è una ma sembrano due eventi diversi

Il picco in poche settimane nella prima ondata e l'onda lunga della seconda. Le differenze nelle modalità di gestione dei pazienti. E il sistema che in molte regioni si è trovato ugualmente spiazzato nell'affrontare entrambe

Foto Ansa

"Sta arrivando un'impennata dei contagi. Dopo Gran Bretagna, Irlanda e Germania, sta arrivando anche da noi e non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici", ha detto ieri il premier Giuseppe Conte, non nascondendo la preoccupazione sull'evoluzione della pandemia di coronavirus in Italia. Per questo il governo sta preparando il nuovo Dpcm che entrerà in vigore da sabato 16 gennaio: secondo le anticipazioni, resta il modello delle fasce per le regioni ma spunta l'abbassamento delle soglie dell'indice di contagio per finire in zona rossa, arancione o gialla e quello dell'occupazione delle terapie intensive (qui per approfondire). Ma cosa ci dicono finora i numeri sulla seconda ondata nel nostro Paese?

Le differenze tra prima e seconda ondata in Italia

"La seconda ondata di contagi da Covid-19 ha interessato un numero di italiani 8 volte superiore rispetto alla prima". È quanto emerge dall'Instant Report Covid-19 dell'Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell'Università Cattolica di Roma. Il confronto è stato fatto su uno stesso numero di giorni (109): nella prima ondata (dal 24 febbraio all'11 giugno) si sono infettate 236.134 persone; nella seconda (dal 14 settembre al 31 dicembre) il numero di contagiati è stato pari a 1.822.841.

È chiaro però che i dati si riferiscono a due fasi dell'epidemia molto diverse tra loro: nella prima ondata i tamponi venivano effettuati solo su persone sintomatiche, dunque in numero minore rispetto a quelli attuali. E questo anche se in queste ultime settimane si è raggiunto uno dei livelli più bassi di test eseguiti dal mese di ottobre, quando è iniziata la seconda ondata. Dal 4 al 10 gennaio 2021, in Italia sono stati fatti in media 140 mila tamponi molecolari al giorno: oltre 100mila in meno rispetto a quanto promesso a inizio novembre da Giuseppe Conte in Parlamento ("350mila tamponi al giorno: 250mila molecolari e 100mila antigenici").

La pandemia è una, ma sembrano quasi due eventi diversi, osserva Americo Cicchetti, direttore di Altems: "Se la prima ha visto raggiungere il suo picco (in molti indicatori) in poche settimane, la seconda è invece caratterizzata da un'onda lunga, che ha raggiunto più lentamente il plateau (il piano che assume la curva dei contagi dopo l’impennata iniziale e prima di scendere). I dati mostrano delle differenze nelle modalità di gestione dei pazienti anche se la percentuale di coloro che hanno dovuto sperimentare una terapia intensiva è simile tra prima e seconda ondata (il 10,6% e il 9,3% rispettivamente). I dati sulla disponibilità di posti letto in terapia intensiva - avverte - e quelli sull'implementazione del personale mostrano impietosamente che, nonostante le chiare indicazioni del livello centrale, il sistema in molte regioni si è trovato ugualmente spiazzato nell'affrontare sia la prima che la seconda ondata del coronavirus".

Le differenze sulla letalità tra prima e seconda ondata

Il report evidenzia anche che la prima ondata è stata più letale della seconda. "La letalità media apparente (settimanale) della prima ondata è stata del 14,9%, quella della seconda ondata dell'1,9% (7 volte inferiore); il picco di letalità media apparente (settimanale) si è raggiunto nella quindicesima settimana ed è stata pari al 22,6%; nella seconda ondata il picco del 3,9% è stato raggiunto nella quattordicesima settimana", sottolinea il documento.

I dati sui ricoveri in terapia intensiva

Per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva "rispetto al totale dei ricoverati sono stati pari al 10,6% nella prima ondata e 9,3% nella seconda anche se con andamenti diversi - osservano gli esperti Altems -. Nella prima ondata il picco in questo rapporto è stato pari al 23,3% e si è raggiunto al secondo giorno (con pochi casi naturalmente) ed è poi decresciuto costantemente arrivando al valore minimo del 5,4% al giorno 109. Il picco nella seconda ondata è stato pari al 10,4% ed è stato raggiunto l'84.esimo giorno ma, diversamente dalla prima ondata, si è stabilizzato con una media del 10% dei pazienti ospedalizzati che risultano ricoverati in terapia intensiva".

Il rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva e il numero dei positivi ha raggiunto il suo massimo "pari all'11,8% al dodicesimo giorno ed è poi decresciuto raggiungendo il minimo al giorno 109 con un rapporto pari all'1%; nella seconda ondata l'andamento è stato più stabile costantemente intorno allo 0,5% dei positivi", sottolinea il documento.

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