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Venerdì, 12 Aprile 2024
La curiosità

Perché Papa Francesco non benedice cagnolini

Il Pontefice è intervenuto agli Stati generali della natalità. Un discorso molto politico il suo, un monito a superare le barriere ideologiche per aiutare concretamente giovani e famiglie. Ma anche l'occasione per raccontare alcuni aneddoti

Benedire i cagnolini? È una richiesta che fa perdere la pazienza a Papa Francesco. A raccontarlo è stato lo stesso Pontefice, intervenendo agli Stati generali della natalità a Roma. Bergoglio ha riportato due aneddoti, "due fotografie" come le ha chiamate, di episodi accaduti "qui in piazza" San Pietro. "Due settimane fa il mio segretario" era "nella piazza e veniva una mamma con il carrello col bambino. Lui, un prete tenero, si avvicinava per vedere il bambino. Era un cagnolino. Quindici giorni fa, all'udienza del mercoledì, io andavo a salutare, arrivai a una signora, cinquantenne come me - ha scherzato il Papa -. Saluto la signora e lei apre una borsa. E dice: 'Me lo benedice il mio bambino?', un cagnolino. Lì non ho avuto pazienza e ho sgridato la signora: 'Tanti bambini hanno fame e lei col cagnolino'", ha raccontato Papa Francesco.

"Fratelli e sorelle queste sono scene del presente ma se le cose vanno così sarà l'abitudine del futuro, stiamo attenti", ha ammonito il Pontefice che ha puntato l'attenzione sulle ragioni della preoccupante denatalità in Italia.

Un intervento molto "politico" quello di Papa Francesco, che ha toccato temi di stretta attualità, incluso quello degli affitti con costi insostenibili. Un intervento che è un monito alla politica perché per superare il problema della denatalità "occorrono politiche lungimiranti" e non "steccati ideologici e prese di posizione preconcette".

"In questo contesto di incertezza e fragilità - ha sottolineato Papa Francesco - le giovani generazioni sperimentano più di tutti una sensazione di precarietà, per cui il domani sembra una montagna impossibile da scalare. Difficoltà a trovare un lavoro stabile, difficoltà a mantenerlo, case dal costo proibitivo, affitti alle stelle e salari insufficienti sono problemi reali".

E ha ricordato: "La nascita dei figli è l'indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. Se ne nascono pochi vuol dire che c'è poca speranza. E questo non ha solo ricadute dal punto di vista economico e sociale, ma mina la fiducia nell'avvenire". Ancora più chiaro: "Ho saputo che lo scorso anno l'Italia ha toccato il minimo storico di nascite: appena 393 mila nuovi nati. È un dato che rivela una grande preoccupazione per il domani". Il fatto è che "oggi mettere al mondo dei figli viene percepito come un'impresa a carico delle famiglie". 

Papa Francesco e Giorgia Meloni  LaPresse

L'attenzione del Pontefice è anche per le donne, vittime di "condizionamenti quasi insormontabili. Le più danneggiate sono proprio loro, giovani donne spesso costrette al bivio tra carriera e maternità, oppure schiacciate dal peso della cura per le proprie famiglie, soprattutto in presenza di anziani fragili e persone non autonome". Bergoglio, a braccio, ha ricordato la difficoltà per le donne di trovare un lavoro e offerte di stipendi miseri per "undici ore di lavoro per uno stipendio di 600 euro. Le donne sono schiave del lavoro selettivo".

E il Papa, con accanto la premier Giorgia Meloni, è tornato anche sul tema dell'accoglienza. "La natalità, così come l'accoglienza, non vanno mai contrapposte perché sono due facce della stessa medaglia. Una comunità felice - le parole del Pontefice - sviluppa naturalmente i desideri di generare e di integrare, mentre una società infelice si riduce a una somma di individui che cercano di difendere a tutti i costi quello che hanno". 

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