Sabato, 15 Maggio 2021
Come funziona

Il passaporto vaccinale per tornare alla normalità in estate (mentre i giovani aspettano)

Il "green pass" europeo consentirà a chi è immunizzato di viaggiare senza restrizioni e partecipare ad “eventi importanti”. Ma con la penuria di dosi una parte della popolazione sarà giocoforza tagliata fuori. Come funziona all'estero? Il "passaporto verde" è già realtà in Israele e presto potrebbe diventarlo anche negli Usa: ma lì i vaccini ci sono per tutti

Pochi i turisti in partenza dall'aeroporto di Fiumicino per viaggi all'estero, in vista del periodo pasquale. 31 Marzo 2021. ANSA/TELENEWS

Quando diventerà realtà il passaporto vaccinale? E soprattutto: che cosa cambierà con il ‘green pass’ per chi ha ricevuto già il vaccino anti-Covid? Un paio di giorni fa il commissario europeo all'Industria Thierry Breton ha annunciato che il certificato digitale o cartaceo arriverà dal 15 giugno, ma intanto in Italia Lazio e Campania si sono già mosse. La Regione governata da De Luca ha reso noto giovedì scorso di aver ordinato circa 4 milioni le card di "passaporto vaccinale" e di averne consegnate 170.000 di avvenuta vaccinazione al personale sanitario che ha completato la somministrazione con la seconda dose. "L’obiettivo - ha dichiarato il Presidente Vincenzo De Luca - è utilizzare tale certificazione per rilanciare interi settori economici, in particolare il comparto turistico, cercando di legare la straordinaria offerta dei nostri territori alla certificazione di immunità degli operatori del settore". 

Anche nel Lazio chi ha completato il ciclo vaccinale riceve un attestato, dotato di sigillo digitale, ove sono riportati i dati anagrafici, la data di prima e seconda somministrazione, il tipo di vaccino somministrato, il codice aic e il lotto di produzione. L'attestato (in basso) è inoltre dotato di un qr code per verificarne l'autenticità attraverso l'app Salute Lazio. Resta solo da capirne l’utilizzo.

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A cosa servirà il passaporto vaccinale europeo?

Di fatto ad oggi in tutte le Regioni italiane i vaccinati sono soggetti alle stesse restrizioni dei non vaccinati. Del resto, il ministro della Salute Speranza ha sottolineato già più volte che sul passaporto l’Italia seguirà l’Ue e che, ha ribadito qualche giorno fa, "il ‘Green Pass’ europeo connesso alle vaccinazioni è la strada giusta per ricominciare a viaggiare in sicurezza". Che cosa prevede allora il "green pass" europeo? Breton ha spiegato che il "certificato" a livello europeo sarà sia in formato cartaceo che digitale, e indicherà "il tipo di vaccino ricevuto", "se sei stato portatore della malattia" e "se si hanno gli anticorpi". Inoltre sarà dotato di codice Qr, come quello che viene consegnato ai cittadini del Lazio.

A cosa servirà? Il certificato, che non sarà obbligatorio, potrebbe essere richiesto per prendere un aereo, partecipare a un "evento importante" o entrare in un luogo pubblico. Chi lo riceverà dunque potrà viaggiare con maggiore facilità e partecipare ad eventi che sono preclusi a chi non ha fatto il vaccino. Così almeno suggeriscono le parole di Breton. Ma ovviamente l'Ue non potrà decidere al posto dei singoli Stati quali restrizioni imporre a chi non è stato vaccinato e se prevedere o meno un doppio binario. 

Il provvedimento sarà votato il prossimo 26 aprile. Il green pass, ha spiegato David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, farà sì che potranno "riaprire alcune attività" e consentirà "agli anziani, che sono i primi vaccinati, di riprendere anche una vita normale".

"La Commissione - ha detto Sassoli - dice che noi saremo in grado di vaccinare il 70 per cento alla fine dell'estate e Breton lo sta confermando ogni giorno. Naturalmente questo deve essere messo a regime perchè abbiamo effettivamente dei forti ritardi, siamo tutti impegnati perchè la catena dell'approvvigionamento consenta una vaccinazione di massa e arrivare al 70 per cento dei cittadini europei è un'impresa molto difficile".

Il "green pass" e il problema dei giovani senza vaccino né passaporto

Già, il problema è proprio quello delle vaccinazioni. Più che un rischio quello di creare una discriminazione tra giovani e meno giovani è praticamente una certezza. Lo dicono i numeri: con i 45 milioni di vaccini in arrivo entro fine giugno si potranno immunizzare circa 27 milioni di persone (bisogna infatti considerare che il vaccino J&J richiede una sola dose). In teoria, si arriverebbe a coprire la fascia di età dai 45 anni in su. Se il vaccino di Curevac dovesse arrivare entro la fine del prossimo trimestre, ci sarebbero circa 7 milioni di dosi in più, ma in ogni caso (anche volendo considerare un’adesione limitata alla campagna vaccinale) è molto probabile che per il mese di giugno i più giovani non avranno la possibilità di essere immunizzati. E non per loro scelta. 

E ci sono altri interrogativi da chiarire. Ad esempio: il passaporto vaccinale verrà consegnato solo con la somministrazione della seconda dose o basterà solo la prima? La domanda non è così peregrina perché nel caso di AstraZeneca le due dosi sono distanziate di 10-12 settimane, un’intera estate. Il "green pass" dunque potrebbe agevolare il ritorno alla vita normale di chi ha fatto il vaccino, ma penalizzare chi non lo ha ancora ricevuto, ovvero la stragrande maggioranza dei più giovani.  

Dove il passaporto vaccinale è già realtà (e dove lo sta diventando)

D’altro canto è anche vero che prevedere corsie preferenziali per chi si è vaccinato potrebbe consentire di riaprire qualche attività e inziare ad allentare le restrizioni. Proprio due giorni i Cdc americani (Centers for Disease Control and Prevention) hanno pubblicato uno studio secondo cui i due vaccini a mRNA oggi in commercio (Pfizer e Moderna) oltre ad essere efficaci contro la malattia proteggono al 90% anche dal contagio. In altre parole riducono sensibilmente la capacità del virus di infettarci e dunque di circolare. Chi riceve questi due vaccini dunque contribuisce solo in minima parte alla diffusione del contagio. In Israele, dove è stato usato quasi esclusivamente il vaccino Pfizer-BioNTech, il passaporto vaccinale è già realtà e dal 21 febbraio scorso molti servizi sono accessibili solo a chi può dimostrare di aver fatto il vaccino. La Cina a inizio mese ha lanciato un certificato, digitale o cartaceo per  "contribuire a promuovere la ripresa economica mondiale e facilitare i viaggi transfrontalieri". Il dibattito dunque non riguarda solo l’Ue. Anche Stati Uniti e Gran Bretagna ci stanno pensando. E qualcosa inizia a muoversi.

Solo pochi giorni fa New York ha lanciato l’app Excelsior Pass che consente che è stato vaccinato per il Covid o è risultato negativo al test di partecipare ad eventi, anche di massa, fornendo semplicemente il codice QR scannerizzato. Ma passaporto o no, negli Stati Uniti le persone vaccinate hanno già dei "privilegi" dal momento che per i CDC possono riunirsi al chiuso con altri vaccinati senza dover ricorrere all'uso delle mascherine o della distanza di sicurezza. Ma del resto parliamo di casi molto diversi dal nostro. Israele ha già vaccinato più della metà della popolazione ed è ad un passo dall’immunità di gregge. Gli Stati Uniti sono sulla stessa strada. Da ieri nello stato di New York possono essere vaccinate contro il Covid tutte le persone a partire dai 30 anni. Dal 6 aprile invece potranno accedere al vaccino tutti i cittadini over 16, anticipando così l'obiettivo del 1 maggio, fissato dall'Amministrazione Biden per l'accesso ai vaccini per tutta la popolazione adulta. Oltreoceano i vaccini ci sono per tutti. In Europa no.  

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