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Mercoledì, 24 Aprile 2024
L'intervento

Il processo di Patrick Zaki è una questione di libertà di parola

Lo studente egiziano dell'Università di Bologna è stato rilasciato a dicembre dopo 22 mesi di detenzione in Egitto ed è ancora in attesa di processo

Patrick Zaki, l’attivista egiziano e studente dell’Università di Bologna, sa cosa dovrà affrontare in tribunale il prossimo 21 giugno, quando si presenterà in aula per difendersi dalle accuse di aver diffuso notizie false. Intervenuto questa mattina 28 maggio in collegamento video ai lavori del Wired Next Fest, in corso nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, Zaki ha spiegato di essersi “trovato in tribunale per aver scritto un articolo sulla situazione della minoranza cristiana copta”. L’attivista chiarisce che proprio per l’attenzione che ha dedicato alla minoranza religiosa, rischia “molto, perché la mia è una questione di libertà di parola", che rappresenta il futuro della democrazia.

Per Zaki, quindi, nessun contenuto pubblicato sui social media dovrebbe essere soggetto alla censura. “Nel mio caso è stato detto che sono un terrorista perché condivido le mie opinioni, ma penso che tutto debba essere pubblicato in condizioni normali, tutti devono poter avere la possibilità di scrivere tutto ciò che pensano", è la chiosa dell’attivista, che rilasciato lo scorso dicembre dopo aver trascorso 22 mesi in carcere in Egitto, per contenuti pubblicati sui suoi social network ritenuti falsi.  

Rivolgendosi ai tanti giovani presenti nel Salone dei Cinquecento Zaki ha aggiunto di sentire la vicinanza “della grande famiglia italiana” e del supporto dell’Italia. Ma ha invitato i partecipanti a far sentire la loro voce e fare luce sui tanti detenuti ingiustamente. “Sono stato fortunato per aver studiato a Bologna perché ho sentito il supporto fin dal primo momento, o l'ho sentito tramite i social. Bisogna fare molto di più perché c'è tanta sensibilizzazione ancora da fare. Ci sono ancora tante persone che sono detenute e dobbiamo parlare anche di loro", ha detto lo studente egiziano.

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