Giovedì, 24 Giugno 2021
L'inizio dell'incubo / Milano

Covid, trovata la nuova paziente 1 italiana: positiva il 10 novembre 2019

Il virus individuato su una donna milanese di 25 anni cui era stata fatta una biopsia della pelle per una dermatosi atipica: la ricerca è stata pubblicata sul British Journal of dermatology. La giovane non ha poi avuto altri sintomi riferibili al Sars-CoV-2

Si girano all'indietro le pagine del calendario, ancora una volta. Il coronavirus forse circolava in italia già nella prima decade di novembre di due anni fa. E' stato trovato il nuovo paziente 1 di Covid-19 italiano: sarebbe una giovane donna milanese di 25 anni, cui era stata fatta una biopsia della pelle per una dermatosi atipica, il 10 novembre 2019, prima quindi del bambino milanese, in cui era stata documentata la presenza del virus, ma con un test fatto a dicembre 2019. La scoperta è stata pubblicata sul British Journal of dermatology, e la ricerca è stata fatta dai ricercatori guidati da Raffaele Gianotti, dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con lo Ieo e il Centro diagnostico italiano.

La paziente 1 italiana positiva al coronavirus a novembre 2019

Che cosa hanno scoperto? "Sulla base di quanto osservato in questi mesi sui malati di Covid - dice Gianotti all'agenzia di stampa ANSA -, che presentavano lesioni cutanee, mi sono chiesto se non fosse possibile trovare qualcosa di simile prima dell'inizio ufficiale della pandemia. Ed effettivamente lo abbiamo trovato negli esami istologici fatti su alcuni pazienti nell'autunno del 2019".

Gli scienziati hanno riesaminato le biopsie cutanee di dermatosi atipiche, per cui non era stato possibile fare una diagnosi ben precisa nell'autunno 2019. "Nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali abbiamo dimostrato che esistono in questa pandemia, casi in cui l'unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea".

La donna non ha mai avuto sintomi Covid

Proprio questo sarebbe stato il caso della giovane donna, che presentava solo lesioni cutanee (per cui si era sospettato inizialmente un lupus eritematoso), e un lieve mal di gola. La sua biopsia, eseguita il 10 novembre, ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell'Rna del virus SARSCoV2, 'le impronte digitali' del Covid-19 nel tessuto cutaneo. La paziente, contattata successivamente, ha riferito l'assenza dei sintomi dell'infezione da Covid-19, la scomparsa delle lesioni sulla pelle ad aprile e la positività degli anticorpi anti SarsCoV2 nel sangue a giugno 2020.

Ora non si esclude più nulla. Questo "è il caso documentato a livello scientifico più antico della presenza del SarsCov2 - conclude Gianotti - ma probabilmente, continuando a cercare, lo troveremmo anche su campioni di ottobre 2019". Il nuovo studio si somma a quelli dei mesi scorsi che avevano rilevato la presenza del coronavirus nelle acque reflue del Nord Italia a dicembre 2019, quello dell'Istituto nazionale dei Tumori di Milano che aveva trovato gli anticorpi al virus nei pazienti di uno screening per il tumore del polmone tra settembre 2019 e marzo 2020, e quello del bambino positivo ad un test fatto all'inizio di dicembre 2019.

Ci vorranno anni per fare piena luce sulle origini del virus. La missione di super-esperti sbarcherà a brevissimo a Wuhan, la metropoli dove tutto incominciò. Tra pochi giorni una missione internazionale dell'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) arriverà in Cina, dove poco più di un anno fa sono stati registrati i primi casi di polmonite anomala. La delegazione di 12-15 esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità proseguirà sul campo le indagini sull'origine del nuovo coronavirus Sars-CoV-2. La missione dovrebbe durare un mese e mezzo, incluse due settimane di quarantena all'ingresso in Cina.

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