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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
L'indagine

Il 34% dei positivi ricoverati in ospedale non è malato di Covid

Un paziente su tre - sia pur con infezione accertata al virus Sars-CoV-2 - si trova in ospedale per altre patologie. Lo studio su 6 aziende ospedaliere

Il 34% dei pazienti positivi ricoverati non è malato di Covid-19, o meglio non è in ospedale per sindromi respiratorie o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid, ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie e al momento del tampone pre-ricovero è risulta positivo al Sars-CoV-2.

Sono dati molto importanti che emergono da uno studio realizzato lo scorso 5 gennaio dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere sui 550 pazienti ricoverati nelle aree Covid dei sei grandi aziende ospedaliere e sanitarie: Asst Spedali civili di Brescia, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata di Roma, Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari. Si tratta di un campione pari al 4% del totale dei ricoverati negli ospedali italiani.

Ricoverati non per Covid ma con il coronavirus

Secondo i dati pubblicati da Fiaso un paziente su tre ricoverato con infezione accertata al virus Sars-CoV-2, viene ospedalizzato per curare tutt'altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori. 

Dei complessivi 550 pazienti monitorati, 363 (il 66%) sono ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare. Mentre 187 (il 34%) non manifestano segni clinici, radiografici e laboratoristici di interessamento polmonare: ovvero sono stati ricoverati non per il virus ma con il virus. La diagnosi da infezione da Sars-CoV-2 è dunque occasionale. Per la stragrande maggioranza, il 36% del totale dei ricoverati positivi ma senza sintomi respiratori, si tratta di donne in gravidanza che necessitano di assistenza ostetrica e ginecologica. Il 33%, invece, è composto da pazienti che hanno subito uno scompenso della condizione internistica derivante da diabete o altre malattie metaboliche, da patologie cardiovascolari, neurologiche, oncologiche o broncopneumopatie croniche.  Un'altra quota, pari all'8%, riguarda pazienti con ischemie, ictus, emorragie cerebrali o infarti.  Un altro 8%, invece, è rappresentato da quei pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico urgente e indifferibile pur se positivi al Covid.  C'è inoltre una parte, complessivamente il 6% del totale, di pazienti che arrivano al pronto soccorso a causa di incidenti e richiedono assistenza per vari traumi e fratture.

Secondo Fiaso, da sottolineare inoltre la differenza di età tra i due gruppi di degenti positivi.

  • i pazienti ricoverati per il Covid sono molto più anziani e hanno in media un'età di 69 anni;
  • i soggetti contagiati privi di sintomi e ricoverati per altre patologie hanno in media 56 anni.

Tra i soggetti che hanno sviluppato la malattia polmonare da virus risulta vaccinato con un ciclo completo di tre dosi o con due dosi da meno di 4 mesi solo il 14%. Di contro tra coloro che sono positivi al Sars-CoV-2 ma sono ricoverati per altre patologie è vaccinato con tre dosi o con due dosi da meno di 4 mesi il 27%. In entrambi i gruppi c'è una preponderanza di soggetti non vaccinati o che non hanno ancora fatto la dose booster. 

Più giovani e più gravi: i no vax ricoverati per covid

I dati vanno di pari passo con quelli pubblicati lo scorso 8 gennaio dall'istituto superiore di sanità.

chi è in ospedale per covid-2

Gli stessi dati sono stati poi presentati ieri in conferenza stampa dal ministro della Salute Roberto Speranza insieme al premier Mario Draghi. Sono numeri importanti perché raccolti su tutto il territorio nazionale.

Su 100mila persone ci sono 23,2 persone che vanno in intensiva e sono i non vaccinati. Quando si va ai vaccinati con due dosi da più di 4 mesi, il dato passa da 23 a 1,5, quindi crolla clamorosamente e scende a 1 quando la vaccinazione avviene in ciclo primario entro 4 mesi e col booster si va a 0,9, secondo un grafico Iss.

Covid, chi viene ricoverato in ospedale: l'efficacia dei vaccini

Come spiega lo stesso Speranza "se vogliamo ridurre la pressione sugli ospedali e salvare vite umane e se vogliamo favorire la ripartenza economica e sociale del paese la strada prioritaria è ridurre l'area dei non vaccinati. E questa è una scelta che ha piena evidenza scientifica".

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