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Lunedì, 23 Maggio 2022

La Russia, i talk show e il pensiero unico che non c'è

Nei talk show è tutto un discettare sulle colpe dell'Occidente, sull'«espansionismo a est della Nato», sulla cronica inadeguatezza dell'Europa ancora una volta a rimorchio degli Stati Uniti. Dobbiamo comprendere "le ragioni profonde della guerra", ci mancherebbe. Anche noi, dopotutto, abbiamo i nostri scheletri nell'armadio. Altroché se li abbiamo. Come ha sentenziato uno stimato docente: "Se Putin è un mostro sicuramente lo siamo anche noi". Vogliamo discutere delle nostre "missioni di pace"? Dei missili a Cuba? Dell'imperialismo americano? Ebbene sì: abbiamo peccato. Anche se qualche volta, forse possiamo riconoscerlo (ma non è detto), lo abbiamo fatto in buona fede. 

Però, ecco, dopo aver guardato tutte le pagliuzze nel nostro occhio, fatta la tara ai nostri errori e alle nostre ipocrisie, dopo aver scandagliato nel nostro passato alla ricerca di ogni possibile nefandezza, vera o presunta (e anche se con l'Ucraina c'entra come il cavolo a merenda), una volta smascherate tutte le nostre incoerenze ed elencato tutte le nostre mancanze, anche le più piccole, ecco dopo tutto questo vi confesso che non mi riesce di capire questa storia del "pensiero unico". Cioè davvero le "élite liberali e globaliste" in Italia controllano la stampa e le tv? E se sì, perché queste élite non intervengono? No perché, diciamolo, ultimamente i partigiani schierati contro la censura hanno occupato i palinsesti. 

Qualche avvisaglia c'era stata già in piena campagna vaccinale quando nei salotti televisivi a fare da contraltare al virologo di turno c'era sempre un ospite schierato coi "no vax-no green pass" perché pure la scienza deve essere democratica. E poi, si era detto, c'è il dovere di cronaca. Ci mancherebbe. Quella che era una piccola minoranza nel Paese è stata nei fatti sovra rappresentata dai media (anche per colpa dei giornali, non nascondiamocelo), ma ciò non ha impedito che altri "no vax" meno noti si lamentassero nelle chat Telegram della "dittatura del pensiero unico". Il fatto curioso, ma neanche così sorprendente, è che oggi nelle stesse chat vengono rilanciate tesi e fake news sulla guerra in Ucraina di chiara matrice filorussa. Sarà un caso? Forse no. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il cliché del pensiero unico ha contagiato anche persone insospettabili: professori, politici, giornalisti. Di "narrazione unica" ha parlato giovedì sera Michele Santoro a Piazza Pulita, spiegando che Putin non è "il maggiore nemico che noi abbiamo di fronte in questo momento. Il nemico più mostruoso che sta di fronte a noi è la guerra" ha detto il giornalista. "Processiamo Putin, ma allora processiamo pure Bush… A Baghdad i bambini sono morti bruciati dai missili". Forse ci siamo persi qualcosa.

Senza entrare nel merito delle motivazioni di Bush e dei (presunti) torti dell'America (che però andrebbero contestualizzati, cosa che nei talk show raramente viene fatta), ci limitamo a dire che tutto questo ostracismo nei confronti del pensiero critico, almeno in tv, non l'abbiamo notato. Ma come: non basta lo spazio che viene dato in ogni talk a chi critica l'Ue, la Nato e fa a ogni piè sospinto il processo all'Occidente? Dov'è la censura se i detrattori del pensiero unico vengono invitati in tv un giorno sì e l'altro pure? Tra una stilettata agli Stati Uniti e l'altra, forse ogni tanto sarebbe anche benefico ricordarsi che le nostre società democratiche, pur con i loro difetti,  permettono a chiunque di chiamara una guerra "guerra" senza rischiare 15 anni di carcere. Per informazioni citofonare a Putin. 

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