Lunedì, 17 Maggio 2021
Cosa può cambiare

Pfizer e Moderna: l'ipotesi della seconda dose in ritardo per vaccinare tutti gli anziani

La proposta di somministrare il richiamo dopo 42 giorni (almeno nel caso di Pfizer) è stata discussa nell'ultima seduta del Comitato tecnico scientifico: secondo Franco Locatelli (CSS) "i presupposti immunologici e biologici ci sono tutti"

Foto di repertorio

"Nell'ultima seduta del Cts è stato affrontato anche il problema del distanziamento della seconda dose dei vaccini a mRna", quelli di Pfizer e Moderna. "Vi è stata una chiara espressione della possibilità a prolungarli fino alla 42esima giornata rispetto alla prima dose". A dirlo, nel suo intervento ieri sera alla conferenza stampa con il premier Mario Draghi, è stato il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli, che ha poi ribadito il concetto questa mattina a  Sky TG24. "Ci sono dati che indicano che è possibile allungare l'intervallo da 21 a 42 giorni" del vaccino Pfizer "senza perdere l'efficacia della copertura vaccinale. Questo consente di incrementare il numero delle persone che possono ricevere la prima dose".

"C'è questo tipo di indicazione - ha osservato Locatelli - , poi l'attuazione pratica spetta al ministero della Salute, però i presupposti immunologici e biologici ci sono tutti". A quali dati si riferisce il presidente del CSS? Nelle "Raccomandazioni per l’organizzazione della campagna vaccinale" viene spiegato che il vaccino Comirnaty (leggi Pfizer-BioNTech) va somministrato in due dosi con un intervallo di almeno 21 giorni. Nello stesso documento però si fa presente che nelle analisi di efficacia del vaccino, i così detti trial clinici, "sono stati inclusi i partecipanti che avevano ricevuto la seconda vaccinazione a distanza di 19-42 giorni dalla prima".

Quanto a Moderna nelle indicazioni sull’utilizzo del farmaco il Ministero della Salute raccomanda di somministrare la seconda dose 28 giorni dopo la prima. In questo caso i soggetti che hanno partecipato al trial clinico hanno ricevuto il richiamo a distanza di 25-35 giorni dalla dose 1.

Pfizer e Moderna , l'ipotesi della seconda dose "in ritardo" per immunizzare tutti gli anziani

L’italia dunque potrebbe ritardare la seconda dose per immunizzare quante più persone possibili? Locatelli ha fatto capire che la possibilità è seriamente sul tavolo anche se la scelta non dipende da lui. Certo è che somministrare la seconda dose a distanza di un mese e mezzo permetterebbe di fare un deciso passo in avanti nell’immunizzazione delle categorie più a rischio. E forse anche di riaprire prima il Paese. Nello specifico, ad aprile l’Italia dovrebbe ricevere  milioni di dosi (6 da Pfizer, 1,2 da AstraZeneca, 700mila da Moderna e 500mila da Johnson&Johnson). Draghi ha spiegato ieri che le dosi di aprile basteranno per vaccinare tutti gli under 75. Considerando le scorte attuali e un’adesione che sicuramente non sarà pari al 100% il premier è stato anche piuttosto prudente. Se si dovesse decidere di ritardare Pfizer e Moderna le forniture in arrivo basterebbero quasi certamente ad immunizzare tutti gli over 70 e forse anche per spingersi più in basso con l’età.

Galli: "La seconda dose in ritardo? Si può fare"

"Si può fare". Così Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, a 'Timeline' su Sky Tg24 sull'ipotesi di ritardare la seconda dose del vaccino Pfizer consentendo così di allargare la platea delle persone protette dalla prima dose. "Ci si sta adeguando a quello che è già stato fatto in altri Paesi - ha sottolineato Galli - e che nella fase iniziale mi ha lasciato riluttante. Però ora ci sono i dati di Israele e della Gran Bretagna che ci dicono che si può fare. Si può fare con dei risultati che sono decisamente buoni. Sarei cauto però nel fare questa operazione per i più fragili, ovvero in quelle persone per le quali ti aspetti una risposta immunitaria meno valida".

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