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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Proviamo a far chiarezza

Cos'è questa storia del Pfizergate e perché se ne sta parlando

Un'ex dipendente di Ventavia, una delle aziende incaricate da Pfizer di valutare l'efficacia del vaccino, ha denunciato presunti errori nelle procedure. Il caso riguarda però solo 1.000 dei 44mila partecipanti ai trial e secondo gli esperti quanto emerso non mette comunque in discussione i risultati

Sui social si parla insistentemente di #Pfizergate. Il caso è nato dopo  un articolo pubblicato sul British Medical Journal, scritto dal giornalista investigativo Paul D Thacker, che si basa sulle rivelazioni di una ex impiegata di Ventavia, Brook Jackson, che ha lavorato due settimane ai test del vaccino Pfizer/BioNTech e sarebbe stata licenziata dopo aver avvisato l'Fda - l'agenzia regolatoria statunitense - dei problemi che riscontrava. Jackson  sostiene di essere stata testimone di molti 'errori', tra i quali problemi di etichettatura che hanno compromesso il sistema di valutazione in 'doppio cieco'.

Prima di giungere a conclusioni affrettate è bene chiarire un punto. Il caso denunciato dall'ex revisore di studi clinici riguarda solo una delle tante aziende (la Ventavia Research Group) che ha collaborato con Pfizer nei trial e solo 1.000 delle 44mila persone arruolate nella sperimentazione.  

Pfizergate: cos'è e perché se ne parla

Ma quali sarebbero nel concreto le accuse mosse da Brook Jackson? Le fonti hanno rivelato al Bmj che la società texana ha impiegato vaccinatori non adeguatamente formati ed è stata lenta nel seguire gli eventi avversi riportati nello studio cardine di fase III di Pfizer. "Il personale che ha condotto i controlli di qualità è stato sopraffatto dal volume di problemi riscontrati", si legge su Bmj.

Una delle foto scattate da Jackson per documentare gli errori commessi, mostrerebbe gli aghi utilizzati per le iniezioni gettati in un sacchetto di plastica anziché nell'apposito contenitore biologico. Un'altra delle preoccupazioni sollevate è che i vaccini non siano stati conservati alle temperature indicate da Pfizer e che dunque alcune fiale fossero compromesse (ma in tal caso l'efficacia sarebbe dovuta risultare più bassa di quanto riscontrato).

La ex dipendente di Ventavia ha poi segnalato campioni di laboratorio etichettati erroneamente e 'ritardi sul monitoraggio degli effetti collaterali' nonché procedure che in qualche caso avrebbero potuto influenzare la valutazione finale di efficacia. In particolare ci sarebbero state oltre 100 segnalazioni rimaste in sospeso per 3 giorni laddove i partecipanti avrebbero dovuto essere contattati tempestivamente.

Due ex dipendenti di Ventavia parlando con il BMJ avrebbero confermato "ampi aspetti" della denuncia di Jackson e uno di loro ha affermato di non aver mai sperimentato nell'ambito dei trial un ambiente di lavoro così "disordinato". 

L'esperto: "Superficialità in alcune procedure, ma non è lo scandalo del secolo"

Dobbiamo preoccuparci? Per ora no, ma è giusto che il caso sia stato segnalato. Secondo Aureliano Stingi, ricercatore in Biologia molecolare e Oncologia genetica e 'fact checker' contro le fake news dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), "quello che è stato denunciato al Bmj non è lo scandalo del secolo", ma "è la testimonianza di superficialità e poca accortezza in piccole procedure".

Si tratterebbe comunque di errori che non inficierebbero i risultati comunicati da Pfizer. E che riguardano solo una piccola parte dei pazienti arruolati. Insomma, taglia corto Stingi, "non creiamo panico e insicurezza". In maniera non troppo diversa la pensa anche Enrico Bucci, adjunct professor alla Temple University. Secondo Bucci, "la vicenda è indubitabilmente seria", e tuttavia, scrive sul Foglio , "quanto emerso non sembra poter compromettere i risultati complessivi dello studio". "Molto più preoccupante - aggiunge lo studioso - è il fatto che Fda, chiamata in causa, non ha agito"?. 

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