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Martedì, 18 Giugno 2024
Il caso / Roma

Come (non) è finita la storia di Piero Fassino e del profumo "rubato" in aeroporto

Da qualche giorno si rincorrevano le voci su un possibile accordo extragiudiziale con ritiro della denuncia: nulla di concreto. Ecco come stanno le cose

La vicenda farà il suo corso, senza svolte. Da qualche giorno si rincorrevano le voci su un possibile accordo extragiudiziale con ritiro della denuncia. Il "caso profumo", la vicenda che coinvolge l'europarlamentare, ex ministro, ex sindaco di Torino Piero Fassino, indagato dalla Procura di Civitavecchia per il presunto furto di una boccetta di Chanel Chance nel duty free di Fiumicino, va avanti.

Nessuna trattativa per il ritiro della denuncia

Nessun passo indietro da Aelia Lagardee, la società che gestisce i negozi del maggiore scalo aeroportuale della Capitale. L'azienda afferma che "allo stato non esiste alcuna trattativa" con l'ex sindaco di Torino per il ritiro della denuncia. Nei giorni scorsi si erano rincorse voce su un possibile accordo tra le parti ma erano arrivate smentite anche dai difensori dell'esponente del Pd.

Succede tutto il 15 aprile in un negozio all'aeroporto

Tutto rimane, quindi, all'attenzione della magistratura che all'inizio di maggio ha acquisito una informativa della Polaria in cui si ricostruisce quanto avvenuto il 15 aprile scorso in un negozio interno all'aeroporto.

All'attenzione dei pm di Civitavecchia anche il racconto di sei testimoni, impiegati e vigilantes, che hanno riferito agli investigatori che oltre a quanto avvenuto ad aprile, Fassino sarebbe stato autori di altri due episodi simili: uno poco prima di Natale e l'altro il 27 marzo scorso. Agli atti anche il video di una telecamera di sicurezza che ha ripreso le fasi del furto del profumo da 130 euro ad aprile.

Cosa c'è nel video

In base a quanto emerge dal filmato Fassino avrebbe effettivamente tentato di prendere l'oggetto. E ancora: il parlamentare in quel frangente non avrebbe il cellulare in mano come, invece, ha lui stesso raccontato in seguito addebitando alla distrazione di una telefonata il gesto di mettere in tasca la confezione del profumo francese.

Il noto politico dem, che era in partenza per Bruxelles, venne bloccato poco dopo aver superato le casse dell'esercizio commerciale da alcuni vigilantes: in tasca la costosa boccetta incriminata.

La versione di Fassino

Piero Fassino, dopo che l'episodio divenne un caso mediatico, ha fornito la sua versione raccontando che si era fermato al duty free per comprare il profumo alla moglie ma avendo la valigia in una mano e il cellulare nell'altra e "non avendo ancora tre mani" ha "semplicemente appoggiato la confezione di profumo nella tasca del giaccone, in attesa di andare alle casse". In quel momento, ha aggiunto, "si è avvicinato un funzionario della vigilanza che mi ha contestato quell'atto segnalandolo ad un agente di polizia. Certo non intendevo appropriarmi indebitamente di una boccettina di profumo".

Il politico ha anche sostenuto che si era offerto subito di pagarla per sistemare il "malinteso" e di comprarne non una ma due, proprio per dimostrare la sua buona fede. Proposta rifiutata.

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