Domenica, 24 Ottobre 2021
L'intervista

Pillola anti Covid, Bassetti: "Così sconfiggeremo il virus"

L'infettivologo genovese è stato tra i primi a testare il Molnupiravir, la pillola anti covid della Merck: a Today spiega cosa aspettarsi per i prossimi mesi nel campo delle terapie

La svolta potrebbe essere arrivata qualche settimana fa anche da Genova. All’ospedale San Martino, infatti, è stato reclutato il primo paziente per il trial sul Molnupiravir, la “pillola anti-covid” dell’azienda farmaceutica Merck di cui in questi giorni si parla moltissimo per i risultati ottenuti nel trattamento dell’infezione. Si tratta di un farmaco che potrebbe essere somministrato ai pazienti non gravi tra le mura di casa, e il policlinico genovese lo scorso marzo è stato uno dei 7 centri italiani selezionati dall’azienda per sperimentare il farmaco, e l’unico ad arruolare un primo paziente e a iniziare i test prima che Merck decidesse di stopparli per i risultati ottenuti.

I dati sul Molnupiravir, come ha confermato anche Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, sono promettenti: riduzione di circa il 50% rispetto al placebo del rischio di ospedalizzazione o morte in pazienti con Covid-19 in forma lieve o moderata, stando a quanto emerso dalle analisi intermedie commissionate per capire l’efficacia. E a parlare per primo delle potenzialità del Molnupiravir era stato, a marzo, Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino, che a Today ha parlato dei recenti sviluppi e di ciò che potrebbe accadere in futuro grazie alla “pillola anti Covid”.

Dottor Bassetti, come si è arrivati a questi risultati?

Va premesso che Merck aveva selezionato 7 centri italiani per la sperimentazione del Molnupiravir, e che il San Martino è stato l’unico ad arruolare un paziente. Questo è avvenuto un paio di settimane fa, giusto in tempo, perché lo studio è stato stoppato da parte dell’azienda alla luce dei risultati. Non possiamo dire molto più di quanto ha detto l’azienda stessa sinché non viene aperto un database, ma quello che sappiamo è che lo studio è stato interrotto e non possiamo più arruolare pazienti alla luce delle interim analysis.

Di cosa si tratta?

Sono analisi che vengono fatte nel corso dello studio. Tutti gli studi partono da un presupposto unico: cosa si vuole dimostrare. In questo caso si voleva dimostrare che la pastiglia di Molnupiravir somministrata funziona meglio rispetto al placebo. Gli statistici che forniscono i dati  comunicano quante persone arruolare per avere risultati attendibili, e per questa sperimentazione dovevano esserne arruolati 2.000. Quando lo studio arriva in fase 3 si fanno analisi intermedie, le interim analysis appunto, con cui l’azienda osserva come stanno andando le cose. Se vanno molto bene o molto male si può decidere di stoppare la sperimentazione perché si rietiene che il numero di pazienti trattati sia sufficiente. L’analisi fatta a due terzi dello studio ha dimostrato una tale superiorità nella riduzione della mortalità e nella riduzione dell’ospedalizzazione che l’azienda ha deciso di stoppare e chiedere all’Fda (la Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ndr) l’approvazione.

Quando possiamo aspettarci di avere il Molnupiravir anche in Italia?

I tempi sono differenti tra Europa e Stati Uniti. L’azienda presenta prima richiesta di approvazione alla Fda, che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Ci vorranno poi, ritengo, altre 3-4 settimane per l'approvazione da parte di Ema (L’Agenzia dell'Unione europea per la valutazione dei medicinali, ndr). A questo punto, se l’azienda renderà disponibili i trattamenti, possono succedere due cose: in Italia si potrà avere il Molnupiravir sfruttando il sistema della legge 648 del 96, che dà la possibilità di utilizzare un farmaco non ancora in commercio ma efficace da studi clinici per motivi du urgenza, oppure si attenderà l’iter completo di approvazione. In questo caso ritengo che entro fine anno si potrebbe avere il farmaco disponibile.

Come funziona il Molnupiravir?

È un un analogo nucleosidico, ovvero un un anti virale di una tipologia che già utilizziamo per il trattamento di Hiv ed epatiti. Questo farmaco si inserisce in un filamento di Rna del virus impedendogli di replicarsi e crescere, o lo fa replicare in maniera sbagliata. Fondamentalmente è un inibitore della replicazione virale, perché si introduce nella spina dorsale del virus e lo blocca. La cosa interessante è che potrebbe essere combinato con altri farmaci in futuro.

In questo modo diventerebbe più efficace?

Possibile. Lo abbiamo già fatto nella terapia per l’Hiv, una malattia cronica per cui adesso abbiamo terapie efficaci. Associamo diversi farmaci per trattarla. Magari tra qualche tempo arriverà un altro farmaco che risulta efficace nel trattamento del Covid-19, e si potrà scoprire che unendo gli antivirali lo possiamo sconfiggere definitivamente. Pensateci: avremmo una cura che nel giro di 5 giorni può uccidere tutti i virioni (le particelle virali, ndr). La campagna di vaccinazione va avanti spedita, abbiamo quasi l’85% di popolazione vaccinata con almeno una dose, ma sappiamo che alcuni possono ugualmente contagiarsi, e poi ci sono i non vaccinati. Se abbiamo la possibilità di somministrare a questi soggetti una terapia da fare a casa, con una pastiglia, il Covid diventa un virus molto meno pericoloso dell’influenza. Un risultato straordinario, tenendo conto che per l’influenza non abbiamo tante armi così efficaci come per il Covid.

È vero che la ricerca, in questa pandemia, ha ottenuto risultati importanti in tempi brevissimi, ed è una delle cose che vengono contestate con maggior frequenza da chi si dice contro i vaccini.

Per l’influenza arrivano 1-2 vaccini l’anno, per il covid ne sono arrivati una trentina, di farmaci antivirali per l’influenza in 100 anni ne abbiamo sviluppati 2-3, qui ne abbiamo due pronti e 4-5 che stanno arrivando. Quello che si è ottenuto con il Covid da parte della scienza è qualcosa di straordinario, di fronte a questi sforzi congiunti di ricercatori, scienziati, medici e anche pazienti che hanno accettato di sottoporsi ai test non possiamo contrapporre fattucchiere, maghi e stregoni che parlano di cure a base di vitamine, miele e cortisone. La ricerca scientifica si fa con metodo, abnegazione, esperienza e impegno. Evitiamo di fare altre brutte figure dopo quanto accaduto in passato con il metodo Di Bella e poi con Stamina. Ritengo inoltre impensabile, nella situazione in cui siamo oggi, che ci sia qualcuno che si ci cura come si curavano nel 1850.

L’ultima novità in termini di prevenzione del contagio è la scelta di somministrare insieme il vaccino anti Covid e quello contro l’influenza in alcune fasce di popolazione.

Lo trovo un ottimo metodo e un’ottima decisione. Lo abbiamo già fatto lo scorso anno per sequenziare, più gente si vaccina per l’influenza meglio è, soprattutto quest’anno che il virus dell’inflluenza credo tornerà a circolare. Le persone indossano un po’ meno la mascherina e non c’è più la costrizione in casa, la gente è tornata a spostarsi, ad abbracciarsi e a baciarsi, ed è fondamentale agire anche contro l’influenza.

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