Giovedì, 4 Marzo 2021
Parola alla scienza

La "pericolosa" teoria del plasma iperimmune efficace nella cura dei pazienti Covid-19

Al momento non c'è evidenza scientifica che questa terapia sia di beneficio. L'immunologa Antonella Viola si scaglia contro un "servizio pseudo giornalistico" de Le Iene: "Genera aspettative e dubbi nella popolazione"

No, il plasma iperimmune non è la cura a portata di mano per il coronavirus. O almeno non lo è al momento. E no, nessun medico cattivone e nessun ospedale sta nascondendo una terapia "miracolosa": è pericolosissimo farlo credere. Semplicemente perché non c'è, a oggi, nessuna arma miracolosa contro il coronavirus. Eppure... "c'è in giro un servizio pseudo-giornalistico che vorrebbe dimostrare come la terapia col plasma iperimmune sia la cura a portata di mano per il COVID-19". Inizia così un lungo post su Facebook della dottoressa Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia generale presso il dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica (IRP-Città della Speranza). L'immunologa si scaglia contro un servizio de Le Iene che qualche giorno fa hanno mostrato un video in cui il plasma iperimmune torna alla ribalta come presunta cura efficace contro il coronavirus.

"Il servizio pseudo giornalistico de Le Iene sul plasma iperimmune"

"Il servizio - scrive Antonella Viola - mostra ospedali che la stanno usando e chiede ai medici se tra i pazienti che l’hanno ricevuta ci sono stati morti. Poi chiede ai pazienti guariti se la terapia ha funzionato e loro rispondono di sì, perché subito dopo si sono sentiti molto meglio. Ecco come distruggere il metodo scientifico in una manciata di minuti. Ricordiamo che questi pseudo-giornalisti (Le Iene) sono gli stessi che anni fa proposero analoghi servizi a dimostrazione (secondo i loro canoni) che Stamina, la terapia-truffa di Vannoni, funzionava. E misero alla gogna uno scienziato di grandissima reputazione e serietà come Paolo Bianco. In modo analogo, nel servizio sul plasma, il bersaglio è Roberto Burioni, ma a rappresentare tutta quella classe di “esperti” che prima di dire che un farmaco o una terapia funziona chiedono le prove".

plasma iperimmune le iene-2

Secondo Le Iene, che citano anche il governatore del Veneto Luca Zaia che sul plasma iperimmune dice che "di certo non fa male", il problema non sarebbe tanto l'efficacia quanto la mancanza di sacche per il plasma: "Il problema è che, a detta di chi lo ha raccolto per mesi, sembra che le sacche di plasma stiano finendo. Mentre oggi, dopo un periodo di scetticismo, sono sempre di più i medici che vogliono usare il plasma per i pazienti colpiti dal Covid". "Adesso che è venuto fuori che il plasma sembra essere l’unica terapia antivirale con una certa efficacia, allora gli ospedali iniziano a chiedere il plasma, ma il plasma non c’è adesso", dice l'ematologo di Mantova Massimo Franchini a Le Iene. La parola degli scettici sarebbe quella di Roberto Burioni, mostrato mentre spiegava perché il plasma iperimmune non è una possibile cura.

Cosa sappiamo finora sul plasma iperimmune

Ma andiamo con ordine. Il plasma è un'arma efficace contro il coronavirus? Al momento la scienza non lo può affermare perché non c'è nessuna evidenza scientifica che certifichi che il plasma funzioni. Tutt'altro. Da uno studio non ancora revisionato da una rivista accademica su 464 pazienti malati di Covid-19 e curati con il plasma iperimmune non emergono reali benefici. Lo si legge nero su bianco in un lavoro pubblicato da un gruppo di ricercatori indiani (lo studio integrale è disponibile a questo indirizzo). Si tratta di uno studio randomizzato, nel quale i pazienti sono assegnati in modo casuale per ricevere un intervento clinico. Uno di questi interventi sarà lo standard di paragone o di controllo. 

La sperimentazione è stata condotta in vari ospedali, tutti in India. Si rimane in attesa di prove più ampie, come quelle che dovrebbero arrivare a breve dallo studio Recovery (Randomised Evaluation of COVid-19 thERapY) dell'Università di Oxford. "Ma sarei molto sorpreso di vedere un impatto più che modesto sulla sopravvivenza - spiega in un post su Twitter lo scienziato Eric Topol - dato che gli anticorpi eterogenei nel plasma convalescente, la maggior parte dei quali non sono neutralizzanti, non hanno alcun effetto sul virus".

Come funziona la terapia che sfrutta il plasma iperimmune e cosa sappiamo finora? Lo spiega la dottoressa Viola: "La terapia si basa sull’utilizzo della parte liquida del sangue (che contiene anche anticorpi) di persone che sono guarite dal COVID-19. Si prende il sangue, si separa il plasma e si utilizza per i pazienti, cercando di fornire loro un’arma in più: gli anticorpi prodotti da chi è già guarito. In linea di principio, potrebbe funzionare, ma anche no. Questo perché ci sono moltissime variabili in gioco; per nominare le più importanti: la concentrazione di anticorpi neutralizzanti nel plasma donato, la concentrazione di anticorpi nel sangue del paziente, lo stato infiammatorio/immunitario del paziente, la tempistica e il dosaggio di somministrazione, lo stadio della malattia".

"Non c'è evidenza scientifica che questa terapia sia di beneficio"

"Per questi motivi, è molto difficile capire se la terapia funziona, perché in assenza di protocolli standardizzati (concentrazione di anticorpi fissa, condizione del paziente, modalità e tempi di somministrazione) la variabilità è troppo alta. L’unico modo per valutarne l’efficacia e la sicurezza è attraverso i soliti studi clinici controllati randomizzati, quelli in cui c’è un protocollo ben definito e si confrontano pazienti in cui si usa il plasma con pazienti di controllo. Cosa sappiamo sulla base degli studi esistenti? Che non c’è evidenza scientifica che il plasma iperimmune sia di beneficio per i pazienti. L’analisi dettagliata di tutti gli studi effettuati finora da parte della Cochrane (un’organizzazione internazionale che ha lo scopo di valutare gli interventi sanitari) conclude che i dati non sono sufficienti per suggerire la terapia con il plasma come efficace nella cura dei pazienti COVID-19".

"Perché il servizio de Le Iene è molto pericoloso"

Ecco perché, secondo l'immunologa Viola, un servizio come quello trasmesso da Le Iene è molto pericoloso: "Prima di tutto mina le basi della ricerca scientifica basata sulle prove; poi, genera aspettative e dubbi nella popolazione, che, come succedeva con Di Bella o con Stamina, vuole essere curata col plasma iperimmune e non capisce quindi perché molti ospedali non lo utilizzino. E da qui rabbia o panico. La raccomandazione ai pazienti e ai loro familiari è di non cadere in queste trappole che hanno come unico scopo quello di fare audience e polemica. Non c’è alcun motivo per cui io o altri colleghi dovremmo negare una cura se efficace: per quanto mi riguarda, non sono mai stata pagata da un’industria farmaceutica, non ho rapporti di alcun genere con i produttori di farmaci o vaccini o anticorpi monoclonali".

Insomma, è chiarissimo: almeno per il momento il plasma iperimmune non è la cura a portata di mano per il coronavirus. Le case farmaceutiche non nascondono nulla, così come i medici e gli ospedali. E non esiste una terapia "miracolosa". Il plasma iperimmune, per adesso, è un atto di fede.  

"Saremmo tutti felici di poter dire che il plasma iperimmune funziona ed è uno strumento in più per affrontare il virus, e forse un giorno lo potremo comunicare con entusiasmo - conclude Antonella Viola -. Ma per il momento, dobbiamo basarci sui fatti e non creare false aspettative: non ci sono evidenze che questa terapia funzioni. Servono studi controllati e randomizzati per arrivare presto ad una conclusione definitiva. Se oggi abbiamo farmaci che ci curano, vaccini che ci proteggono e terapie innovative contro malattie che reputavamo incurabili è solo grazie all’applicazione della scienza e del suo metodo, senza scorciatoie. Chi cerca scorciatoie, chi non rispetta i tempi e i metodi della ricerca scientifica, danneggia la salute pubblica, ci mette tutti in pericolo. Come è accaduto in passato, anche con l’aiuto de Le Iene".

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