Sabato, 16 Ottobre 2021
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Perché il plateau in Italia può durare anche un mese e mezzo

Walter Ricciardi: "Dobbiamo aspettarci adesso un appiattimento. Quando ci sarà la diminuzione potremo parlare di riaperture o di ritorno a una situazione di maggiore normalità". Ma l'esperienza della prima ondata indica tempistiche chiare

La curva sta davvero flettendo? Il virus rallenta?  "Quello che sta succedendo è un rallentamento dell'aumento" dei contagi da Covid-19 "e l'esperienza ci dice che quando questo succede c'è un appiattimento, quindi c'è un plateau che dura un mese, un mese e mezzo. Dobbiamo perseverare, dipende da noi". Parola di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, oggi ad 'Agorà' su Rai 3.

Quanto durerà il plateau in Italia?

Ieri i decessi sono stati 562, 130 meno dei 692 di sabato. In questa settimana i decessi sono stati 4.594. Dall'inizio di novembre 11.205. Un novembre nero, se si pensa che da inizio emergenza le vittime sono 49.823. Quasi un morto su cinque di Covid in Italia da inizio emergenza lo si è pianto nei primi 22 giorni di questo mese. Difficile sorridere, ma i numeri dicono anche ci sono segnali chiari di rallentamento.

"Le misure - ha evidenziato Ricciardi - stanno funzionando perché sono differenziate in funzione delle diverse situazioni epidemiologiche. Quindi abbiamo invertito in qualche modo l'aumento non la curva dell'epidemia. Dobbiamo aspettarci adesso un appiattimento. Quando ci sarà la diminuzione potremo parlare di riaperture o di ritorno a una situazione di maggiore normalità". Insomma, non ci siamo ancora secondo l'esperto. E la strada sarà lunga.

Seconda ondata: il picco probabilmente è già stato superato

Ieri Bolzano, Puglia, Sicilia, Abruzzo e Basilicata hanno avuto una diminuzione dei ricoverati in terapia intensiva: un indicatore importante, ma bisognerà vedere come andranno le cose nei prossimi giorni. Oggi siamo sostanzialmente a un plateau a livello nazionale ma a livello regionale ci sono varie situazioni. E non bastano i dati di una singola giornata per capire l'andamento del contagio. 

I numeri oggi in Italia sono molto alti. La dimensione dell’epidemia resta preoccupante per l’elevato numero dei casi e la pressione sugli ospedali e nei reparti di terapia intensiva, ma l’indice di trasmissione del contagio Rt nazionale è già sceso a 1,18. Il plateau è il momento di massima diffusione dell’infezione che al posto di essere un "breve" picco è uno stato più prolungato nel tempo: i contagi dovrebbe continuare comunque a crescere ma con un ritmo più costante, contenuto e più lungo, senza quindi impennate repentine.

Il 18 novembre il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco aveva detto che sul numero dei nuovi casi rilevati ogni giorno "nell'arco di una settimana potremmo vedere effetti positivi di riduzione consistente ed evidente". Nei prossimi giorni tutto dovrebbe essere più chiaro. 

Occhi puntati sulle terapie intensive

Va poi ricordato che abbiamo imparato nei mesi scorsi che l'andamento della curva dei nuovi casi dipende da troppe variabili. Non solo l'andamento dell'infezione, che ha comunque dei cicli, ma anche il comportamento delle singole persone, le regole che vengono messe in atto. Fare previsioni in questo momento è molto complicato. E "sullo sfondo" resta il dubbio di quanto si stiano attivamente cercando i positivi asintomaticicon efficienza visto che il tracciamento ormai è saltato in molte regioni. Non lo possiamo sapere con certezza.

Occhi puntati quindi sul numero delle terapie intensive, l'indicatore più affidabile. A differenza del numero dei nuovi casi accertati, il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non risente del numero di tamponi effettuati o del cambiamento delle strategie di testing regionali. Inoltre un ricovero in terapia è sempre meno discrezionale di un ricovero ordinario, e che per questo può essere un buon indice della gravità della situzione.

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