Giovedì, 22 Aprile 2021

L'operazione simpatia dei politici che diventano “meme” sui social in tempi di coronavirus

La corrispondenza d'amorosi sensi tra i governatori che fanno il pieno di consensi sulle pagine trash più famose della Rete e i cittadini assetati di buonumore durante l'emergenza sanitaria. Boom o boomerang? Ecco l'informazione "memizzata", da De Luca su Trash Italiano a Meloni che cita i tormentoni del Web alla Camera

Vincenzo De Luca, 70 anni (Crediti foto Facebook)

Da qualche giorno su Instagram circola il quiz "Quale personaggio della quarantena sei?". Il gioco ha l'obiettivo di associare all'utente il volto di uno dei nomi pubblici che sono diventati veri e propri tormentoni in tempi di emergenza coronavirus. Si va dal presidente della Campania Vincenzo De Luca, ormai preceduto dalla sua fama di governatore coriaceo, al premier Giuseppe Conte, che fa "nomi e cognomi" di chi lavorera "col favore delle tenebre". Un'iniziativa senz'altro divertente e limitata al settore dell'intrattenimento, che però è anche spia della bizzarra veste virtuale indossata dalla politica italiana in questo periodo, con governatori associati a creature leggendarie ormai "metà meme e metà politico" e un popolo di cittadini 2.0 per cui - al netto dei tanti appelli ad informarsi solo attraverso fonti affidabili - i social sono tra le fonti di informazione primaria. Una piazza virtuale in cui si fa largo l'informazione "memizzata" che fa gola tanto ai politici, ben consapevoli della viralizzazione come nuova strategia di consenso, quanto ai cittadini, mai come ora assetati di buonumore. Una corrispondenza d'amorosi sensi priva di un colore politico dominante. E che rischia di funzionare. 

Boomerang o boom? Il caso 'Io sono Giorgia'

Tutto è cominciato a marzo, poco dopo una delle prime, storiche conferenze del premier Conte, con il boom del profilo Instagram "Le Bimbe di Giuseppe Conte", volto a sottolineare in maniera inedita ed ironica il presunto sex appeal del presidente, ex "avvocato del popolo" improvvisamente fascinoso in quel ruolo tanto paterno quanto seducente del capitano che si ritrova a traghettare con ostentato senso di responsabilità l'affollata nave Italia nella tempesta. Il fondatore della pagina resta ignoto, né ovviamente il premier vi ha mai fatto riferimento. E, benché al nascita del profilo risalga al 23 maggio 2018, ovvero al giorno esatto in cui Conte ottenne dal presidente Mattarella l'incarico di formare il nuovo Governo, è solo nell'ultimo mese che i "contini" e le "contine" (così si definiscono i follower) hanno raggiunto quota 385mila iscritti. Numeri che non lasciano certo indifferenti e che continuano a nutrirsi di frasi pertinenti alla causa umoristica pronunciate più o meno volontariamente dal premier (si veda l'uso insolito di termini inglesi come 'smartworking' o 'party privati familiari'). Col risultato di una vera e propria operazione simpatia.

Così come, nel frattempo, è partita la scalata social di svariati politici che, in virtù dei toni piuttosto stravaganti utilizzati nei comizi, hanno spopolato tra le pagine "trash" più apprezzate dagli Italiani, ottenendo una vera e propria viralizzazione anche via WhatsApp. Parliamo ad esempio di Trash Italiano (platea di 2 milioni e mezzo di follower), Intrashttenimento2.0 (1.2 milioni), Ghetto Trash (550mila) e tante altre. Si dirà che il grottesco ha poco a che fare con la credibilità, e che dunque il fenomeno lascia il tempo che trova, ma i messaggi veicolati, per quanto scarni, penetrano nella quotidianità di tutti e soprattutto in quella dei più giovani. E mai come in questo caso l'effetto "boomerang" è simile all'effetto "boom" in modo profondo e subdolo.

Prima di raccontare il presente, però, è opportuno fare un salto nel passato, ovvero agli albori della "memizzazione" politica, e ricordare l'ormai mitologico "Io sono Giorgia", virale remix canzonatorio del comizio tenuto da Giorgia Meloni ad ottobre a Roma e che oggi arriva a contare - tenetevi pronti - ben 9.4 milioni di visualizzazioni su YouTube. La clip ha indotto una duplice lettura. C'è chi ritiene che abbia giovato alla sponsorizzazione in chiave pop delle posizioni della leader di Fdl su famiglia e diritti lgbt, e chi invece, come gli stessi creatori, sostengono che l'intento fosse in realtà beffardo. Tra questi ultimi, gli stessi creatori: "Tutto avremmo voluto fuorché diventasse una sigla per Meloni", hanno dichiarato al Corriere della Sera Mem & J, dj milanesi, 27 e 24 anni, che però dicono di voler restare anonimi. "La adoro, la canticchio anche io", il commento dell'ex ministro della Gioventù, che vale la consacrazione definitiva. Da sottolineare inoltre come gli stessi dj abbiano ideato anche l'altrettanto burlesco "Nomi e Cognomi (Giuseppe Conte Remix)", pubblicato ad inizio aprile ed oggi arrivato a quasi 100mila views.

Ma torniamo ad oggi. Perché, proprio come si diceva in apertura, l'emergenza sanitaria ha permesso a volti pubblici locali, precedentemente limitati alla propria zona di riferimento, di aumentare il raggio di esposizione mediatica. Un'ascesa che, in certi casi, e a causa di certi eccessi, è andata in parallelo con quella virale. Inevitabile citare in questo senso Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, PD, che grazie alla sua cifra perentoria e ai limiti del grottesco, vanta lo scettro del più virale. E non sembra dispiacersene, dal momento che ad ogni esternazione pubblica corrisponde l'alzata del tiro. Nell'ultimo video, ad esempio, si scaglia contro i "cinghialoni della mia età che vanno a fare footing senza mascherina e che andrebbero arrestati per oltraggio al pudore". L'altroieri affermava invece che Matteo Salvini fa colazione con "Wurstel inzuppati nel latte" (qualsiasi cosa questo voglia significare). Il debutto sulla scena trash a marzo, quando minacciava di "inviare carabinieri col lanciafiamme a quanti organizzasero una festa di laurea" e veniva ri-condiviso persino da Naomi Campbell, tutta intenta ad elogiare il pugno duro degli italiani. Sulla stessa linea, ad affollare le pagine Instagram e Facebook citate sopra, anche il sindaco di Messina Cateno De Luca, esponente di lista civica, che ha dichiarato di voler utilizzare i droni per controllare il rispetto delle misure restrittive dotandoli della "mia voce che dice 'dove c*** andate? Vi mando a casa a calci in culo' ". Noblesse oblige.

Ma le chicche trash sono arrivate persino alla Camera (per poi tornare di nuovo in Rete). E' stata Giorgia Meloni ieri, durante il dibattito successivo all'informativa urgente del premier Conte, a citare 'Il Decreto', serie tv canzonatoria ideata dal Web per sottolineare l'eterno ritorno delle conferenze del premier nei giorni dell'emergenza sanitaria. "In due mesi lei ha fatto dieci conferenze stampa - ha detto Meloni al presidente del Consiglio - C'è qualcuno che sta pensando di raccoglierle, di venderle a fascicoli, in edicola, così le mettono nel cofanetto Il Decreto". Una frase che non ha potuto non strappare un sorriso accondiscente agli internauti. E' dal suo appartamento invece che il leader della Lega Matteo Salvini durante le dirette su Instagram si lancia nell'asserzione "Quelli che bestemmiano ce l'hanno piccolo" e in altre varazioni sul tema che scatenano la spinta di condivisioni. 

A proposito di social e politica, ma segnato stavolta da un'eleganza più tradizionalmente istituzionale, è il fuorionda di Sergio Mattarella circolato per errore sui social del Quirinale il 28 marzo scorso. Un video in cui il Presidente della Repubblica è sul punto di pronunciare il suo discorso agli italiani ma, prima, si aggiusta la chioma fuoriposto. "Eh, Giovanni, non vado dal barbiere neanche io", scherza con Giovanni Grassi, direttore dell'ufficio stampa della Presidenza della Repubblica, che si trova dall'altra parte della telecamera. Una clip circolata per sbaglio, appunto, come il profilo Twitter del Quirinale si è affrettato a precisare, ma che ha fatto in tempo a raggiungere ogni angolo della penisola e a regalare - come la stampa e migliaia di italiani hanno prontamente digitato via social - l'immagine prodigiosamente empatica di "cittadino tra i cittadini" alla massima carica dello stato. A testimonianza dell'altrettanto prodigioso ascendente che il "rompete le righe" ha sugli italiani.

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