Venerdì, 18 Giugno 2021
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Il contagio dopo la prima dose di vaccino e la storia dei (possibili) falsi positivi

L'iniziale risposta immunitaria conferisce una protezione parziale. Il richiamo a 21 giorni è decisivo. Spunta l'ipotesi che il prodotto di Pfizer faccia interferenza con il tampone rapido antigenico che ricerca le proteine (ma non ci sono certezze in merito)

Sì, nessun dubbio: il rischio di risultare positivi dopo la prima dose di vaccino anti-Covid è reale, concreto, ormai l'abbiamo capito: è sempre consigliabile prudenza anche dopo la vaccinazione e fino a 10 giorni dalla seconda iniezione. Le aziende produttrici e le autorità sanitarie lo avevano messo in conto: la prima dose di vaccino evoca un’iniziale risposta immunitaria che conferisce una protezione parziale. Solo il rinforzo che si ha attraverso il richiamo a 21 giorni determina una concentrazione di anticorpi con una maggiore copertura e una maggiore durata”

Covid: il contagio dopo la prima dose di vaccino Pfizer

In Italia il tema è tornato da prima pagina dopo il focolaio scoppiato dentro una Rsa di Adelfia, in provincia di Bari, coinvolgendo una persona su quattro tra quelle che frequentano la struttura tra medici e personale. Venerdì sono risultati positivi asintomatici in 28 tra anziani e operatori sanitari esattamente sette giorni dopo la somministrazione della prima dose del vaccino.

In molti si sono domandati: è sicuro fare il vaccino senza avere la certezza assoluta (data solo dal tampone molecolare) di essere negativi al virus Sars-CoV-2? La risposta è sì per l’epidemiologo e assessore alla Sanità in Puglia Pierluigi Lopalco: "Secondo quanto detta qualunque manuale di vaccinologia, di fronte all’assenza di sintomi, il vaccino, sia la prima dose che il richiamo, può essere somministrato". Noi infatti "non andiamo a fare il tampone prima di fare il vaccino. Normalmente nel corso di una campagna vaccinale un portatore di una qualunque infezione, se non ha sintomi, si vaccina". In sintesi, "la controindicazione a somministrare un vaccino è legata alla presenza di una malattia febbrile in atto".

La storia dei falsi positivi tra i vaccinati (nessuna conferma)

In un ospedale siciliano (il Civico di Palermo) dopo un certo numero di positivi (tutti asintomatici) tra il personale sanitario che si era sottoposto alla prima somministrazione del vaccino Covid, qualcuno ha ipotizzato che il vaccino faccia interferenza con il tampone rapido antigenico che ricerca le proteine del Covid. Un'ipotesi, per ora non suffragata da dati certi. Sembra invece da escludere con ancora maggiore forza l'ipotesi di una interferenza con il tampone molecolare, che rileva sequenze genetiche del virus Sars-CoV-2. Falsi positivi tra i vaccinati? Per ora no, non vi sono certezze.

Ma è giusto, doveroso, indagare a fondo. Il ragionamento è il seguente: il meccanismo dei vaccini a Rna si basa sulla creazione di un codice nel nostro organismo che fa sviluppare la proteina S. Visto che sono sempre di più i test antigenici commercializzati, un po' di confusione può nascere. Se alcuni di essi vanno a ricercare la proteina S potrebbero dare una positività anche per chi ha ricevuto la prima dose di vaccino. Come detto, trattasi di ipotesi. Sono stati chiesti lumi a Pfizer stessa.

Positivi dopo la prima dose, Aifa: "Evitare la seconda"

Alle persone colpite da coronavirus "dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino, non è indicato somministrare la seconda dose vaccinale" ha precisato qualche giorno fa  l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nelle Faq sul proprio sito. "L’infezione naturale conferisce una risposta immunitaria specifica per il virus", per questo non è indicato fare la seconda dose di vaccino. "La vaccinazione parziale e la successiva infezione non precludono un eventuale richiamo della vaccinazione anti Covid-19 nel futuro, se i dati sulla durata della protezione immunitaria indicheranno questa necessità".

"Nella maggioranza della popolazione la prima dose di vaccino evoca un’iniziale risposta immunitaria che conferisce una protezione solo parziale. Questa inizia, a seconda del tipo di vaccino dopo circa 2-3 settimane dalla prima dose, mantenendo quindi il rischio di Covid-19 ancora consistente, seppur ridotto - si spiega - La seconda dose di vaccino è necessaria, quindi, per incrementare la risposta immunitaria e ottenere la protezione vaccinale ottimale. Nel caso di infezione da coronavirus dopo la prima dose di vaccino, l’infezione stessa rappresenta - conclude l'Aifa - un potente stimolo per il sistema immunitario che si somma a quello fornito dalla prima dose di vaccino".

In conclusione: il vaccino inizia ad avere davvero efficacia dopo la seconda dose somministrata. La prima iniezione può già avere un preliminare effetto protettivo. La percentuale di "protezione" del 95% fornita da Pfizer/BioNTech sull'efficacia del proprio vaccino fa riferimento all'immunità attivata a partire dal settimo giorno dopo la seconda iniezione. Le persone che sono state vaccinate contro il coronavirus potrebbero comunque trasmetterlo a chi non ha ancora ricevuto il farmaco, per questo è importante continuare a seguire le regole di distanziamento sociale. Lo ha ribadito di recente anche il professor Jonathan Van Tam, consulente del governo britannico.

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