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Giovedì, 22 Febbraio 2024
La polemica

Il post della polizia di Stato sul femminicidio subissato dalle critiche delle donne

La polizia di stato ha deciso di postare sulla sua pagina la poesia dell'attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, ma i commenti che ne sono seguiti non sono stati teneri nei confronti della forze dell'ordine

La poesia ormai la conosciamo tutti. Dopo l'ultimo orribile episodio di femminicidio, che è costato la vita a Giulia Cecchettin, anche la Polizia di Stato ha deciso di solidarizzare con le donne vittime di violenza postando la poesia attivista peruviana Cristina Torres Cáceres che recita: "Se domani sono io, se domani non torno, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima". Peccato che l'effetto sia stato proprio quello di un boomerang con molte donne che hanno denunciato di aver provato a rivolgersi alla polizia di stato per denunciare episodi di violenza, ma di non essere state ascoltate. 

"Ho cercato di sporgere denuncia quando il mio numero era stato diffuso (chiaramente non da me) su una chat erotica e ricevevo messaggi e telefonate volgari svariate volte al giorno e prima avete fatto intendere che forse sulla chat ci ero andata io e non volevo raccontarvelo e poi mi avete detto che non potevate fare niente e che al limite 'se proprio mi dava fastidio' potevo cambiare numero. Succedeva 10 anni fa e penso che le cose ora siano solo che peggiorate" denuncia una lettrice. Ma non è la sola. 

"Quando sono stata trascinata in un parcheggio di forza e sono venuta a denunciare mi avete apostrofato come 'quella a cui hanno dato un boffetto sul sedere'. Mi avevano trascinato di peso in un parcheggio. Mi avete chiesto com'ero vestita. Avete tentato di dare la colpa a un centro sociale poco distante per avere una scusa per chiuderlo. Siete il motivo per cui quando sono stata stuprata non sono andata a denunciare" osserva una presunta vittima di violenza. 

Un'altra donna racconta di essere stata inseguita nel cuore nella notte da uno sconosciuto, di aver chiamato la polizia che non è intervenuta perché "non la stava toccando". "Sono stata fortunata. Le volte dopo non ho chiamato voi" conclude la testimonianza. 

La maggior parte delle segnalazioni vertono proprio sulla difficoltà di sporgere denuncia o sulle (presunte) perplessità espresse dalle forze di polizia. Specifichiamo che si tratta di accuse non verificate e inverificabili, ma che sono però il sintomo di un clima e dell'esistenza di un problema. Ancora oggi le vittime di violenza di genere in Italia fanno fatica a denunciare. Partire da questa evidenza è il primo passo per fare sì che quello che è accaduto a Giulia Cecchettin e ad altre 102 donne, non accada mai più.

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