Venerdì, 5 Marzo 2021
La fotografia della situazione

Dove i posti letto negli ospedali sono già tutti occupati

Il 68% dei letti dei reparti di area medica è per pazienti Covid. Ma con il coronavirus le altre malattie non vanno in vacanza. In Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria c'è la situazione peggiore. I dati

Foto di archivio Ansa

Gli ospedali stanno andando verso il collasso, sotto la pressione dei ricoveri per coronavirus in aumento costante? Oggi l'Italia ha superato la soglia del milione di casi registrati dall'inizio della pandemia. E il dato più preoccupante arriva oggi proprio dagli ospedali: sono 32.525 i pazienti ricoverati, di cui 3.081 in terapia intensiva (+122 rispetto a ieri).

L'analisi dei dati del ministero della Salute condotta da Fadoi, la società scientifica degli internisti ospedalieri, che si stanno facendo carico del 70% dei pazienti Covid, dimostra che i reparti di medicina interna sono già "sold out". Perché se i circa due terzi dei posti letto in dotazione sono già occupati da pazienti Covid, i restanti posti sono a loro volta presi dalle altre tipologie di malati, per i quali l'offerta di letti è in questo momento ampiamente insufficiente rispetto alla domanda di assistenza.

Con il coronavirus le altre malattie non vanno in vacanza

Il medico internista si occupa dell'assistenza ai pazienti affetti da disturbi epatologici, autoimmmuni, allergologici, gastroenterologici, reumatologici e di tutte le altre problematiche di medicina generale che non necessitano di un approccio chirurgico. Ma diamo uno sguardo ai numeri che fotografano la situazione. Da un'analisi dei dati riferiti al 10 novembre (28.633 ricoverati), il 68% dei letti dei reparti di area medica (su un totale di 39.910 di cui 29.923 nella sola medicina interna) risultano infatti occupati da pazienti Covid. Molto più di quel 40% indicato dall'Istituto superiore di sanità come soglia di sicurezza, visto che le altre malattie con la pandemia non vanno in vacanza e il bisogno di ricoveri degli altri pazienti resta immutato e il grado di saturazione dei posti letto va ben oltre quanto viene comunicato.

Dove i posti letto negli ospedali sono già tutti occupati

E infatti in tanti ospedali è stato necessario aprire reparti supplementari di area medica per accogliere i pazienti. La semplice analisi dei numeri non rende l'idea perché potrebbe emergere che vi siano ancora letti disponibili, mentre invece la soglia del tutto esaurito è già stata superata nella maggior parte degli ospedali. Il dato diventa più drammatico quando si punta la lente di ingrandimento sulle singole regioni, con Piemonte (164,4% di posti letto occupati da pazienti Covid), Valle d'Aosta (191,7%) e Liguria (105,3%) che hanno già non solo esaurito tutti i posti di area medica ma che, proprio per avere tassi di occupazione superiori al 100%, ormai da tempo utilizzano letti di reparti di altre discipline, come per esempio chirurgia, ortopedia, cardiologia.

Vicine al 100% di letti riservati a pazienti positivi al virus sono poi Lombardia (95,8%), la provincia autonoma di Bolzano (94%), seguite da Campania (77,7%) e Lazio (76,3%). In totale sono 14 le regioni (i 2/3) che superano la soglia di sicurezza del 40%. Ma a preoccupare è anche il trend. In soli due giorni i posti letto dei reparti di medicina interna teoricamente e potenzialmente disponibili per i pazienti no-Covid sono passati dal già esiguo numero di 12.875 a 8.869, ossia in 48 ore sono già stati erosi 4.006 letti, lasciando una riserva di posti destinata ad esaurirsi nel giro di una manciata di giorni. Questo parlando di numeri nazionali, perché a livello regionale Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria sono già ‘sold out’ anche per i pazienti Covid.

E come detto gli 8.869 letti "residui" non sono in realtà posti disponibili perché già tutti occupati da pazienti non Covid, e infatti l’area medica si sta allargando a dismisura, attingendo ai letti di altri reparti per affrontare la richiesta abnorme di ricoveri. "Gli ospedali sono vicini al collasso a causa della concomitante carenza di personale sanitario e di posti letto. Il personale è lo stesso quasi dappertutto ma i ricoveri e il bisogno assistenziale dei pazienti sono notevolmente aumentati", commenta Dario Manfellotto, presidente Fadoi.

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"In medicina interna ai pazienti vengono garantite tutte le cure, compresa l’ossigenoterapia e la ventilazione non invasiva, cercando di evitare di arrivare alla intubazione o alla morte. Inoltre gli internisti continuano assistere i pazienti, che sono affetti da altre patologie importanti, come insufficienza respiratoria, scompenso cardiaco, sepsi, polmonite acuta, ma per questi le possibilità di accesso agli ospedali si stanno riducendo. Ed è chiaro - prosegue - che una probabile se non certa conseguenza sarà la crescente difficoltà a garantire gli standard qualitativi di cura per i malati cronici riacutizzati non Covid".

Raffreddare la crescita della curva dei contagi

I numeri dell’indagine Fadoi dicono che dei quasi 30mila letti dei reparti di medicina interna il 70% risultano essere occupati da pazienti Covid. Una percentuale in rapida crescita. La stessa indagine mostra che, per tornare ad avere sotto controllo la situazione negli ospedali sarebbe necessario raffreddare la crescita della curva dei contagi. Questo perché nonostante il numero così alto di letti occupati da pazienti Covid, il tasso di ricovero dei positivi - comprendendo sia quelli assistiti in area medica che in terapia intensiva - resta basso a livello nazionale: circa il 5,8% dei contagiati. Anche se poi in Trentino e Liguria si va a doppia cifra, rispettivamente con l’11,3 e il 10,6% di positivi che necessitano di un posto letto. Ma l’enorme numero di contagiati, con centinaia di migliaia di pazienti Covid, mette alla prova il sistema sanitario nazionale anche con questa bassa percentuale di ricoveri.

Terapie intensive, le 12 regioni oltre la soglia critica

Non va meglio, purtroppo, sul fronte delle terapie intensive. La soglia del 30% di posti letto di terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19, definita "critica" dal ministero della Salute nell'emergenza coronavirus, è stata ormai ampiamente superata. Stando ai dati elaborati dall'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (aggiornati al 10 novembre) la media italiana è infatti salita rapidamente negli ultimi giorni attestandosi al 37%, ma è allarme rosso in alcune regioni e nelle 2 Province autonome del Trentino Alto Adige, che l'hanno ampiamente superata. In cima alla "lista nera" l'Umbria che ha toccato ormai il 57% di saturazione dei suoi posti letto di intensiva, seguita da Piemonte (56%), Provincia autonoma di Bolzano e Lombardia al 54%.

  • Abruzzo 26%
  • Basilicata non pervenuta
  • Calabria 16%
  • Campania 33%
  • Emilia Romagna 38%
  • Friuli Venezia Giulia 27%
  • Lazio 27%
  • Liguria 44%
  • Lombardia 54%
  • Marche 46%
  • Molise 21%
  • Piemonte 56%;
  • Pa Bolzano 54%,
  • Pa Trento 42%
  • Puglia 30%
  • Sardegna 30%
  • Sicilia 27%
  • Toscana 47%
  • Umbria 57%
  • Valle D’Aosta 50%
  • Veneto 20%

In tutto dunque in 12 regioni il livello di guardia è stato raggiunto o superato: Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta, Puglia 30%, Sardegna 30%.

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