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Giovedì, 22 Febbraio 2024
L'indagine

C'erano almeno 527 casi Covid prima del "paziente 1" in Italia

Uno studio dimostra che quando fu accertato il primo contagio a Codogno, il 20 febbraio del 2020, in realtà il virus era presente in Lombardia

Quando fu accertato il primo caso di coronavirus al di fuori della Cina, il 20 febbraio del 2020 a Codogno, in provincia di Lodi, in realtà il virus era già presente in Lombardia. Lo dimostra uno studio condotto da Danilo Cereda, dell'Unità organizzativa Prevenzione-Malattie infettive della direzione generale Welfare di regione Lombardia, e da infettivologi e virologi delle Ats, degli Ircss (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) e delle Aziende socio-sanitarie lombarde. La ricerca sarà pubblicata a dicembre sulla rivista specializzata Epidemics - The Journal on Infectious Disease Dynamics.

Covid in Lombardia: 527 casi prima del "paziente 1"

E allora quando è arrivato il coronavirus in Lombardia e in Italia? Molto prima del 20 febbraio del 2020, con il caso del cosiddetto "paziente 1" a Codogno. Lo studio ha infatti mostrato che prima di quella data c'erano 527 casi di persone con sintomi riconducibili al Covid di un'età compresa fra i 57 e i 78 anni, di cui 39 erano sanitari. Il Covid "circolava già perlomeno in 222 dei 1506 Comuni lombardi", ovvero nel 14,7%  dei comuni della regione.

Secondo le stime dei ricercatori, l'intervallo seriale (cioè il tempo di trasmissione) era di 6,6 giorni, mentre il numero di riproduzione (il cosiddetto R0) passava da un 2,6 a Pavia a un 3.3 a Milano. Il motivo quindi per cui il sistema sanitario si è trovato sotto pressione è "radicato nell'alta trasmissibilità dell'infezione e nella diffusa e silente trasmissione del patogeno avvenuta fra gennaio e metà febbraio", silente e sconosciuto e portato anche da contagiati asintomatici. Una volta scoperto il primo caso si è però evidenziato un "trend in diminuzione" nel numero di riproduzione, segno - si sottolinea nello studio - della maggiore attenzione delle persone e conseguenza delle prime misure intervenute fino al lockdown dell'8 marzo.

Il metodo seguito nello studio in questione è stato quello di analizzare i registri ufficiali dei casi avvenuti in Lombardia durante la prima fase dell'epidemia, creando un elenco di casi confermati in laboratorio e successivamente consolidato in modo retrospettivo, utilizzando interviste standardizzate per casi accertati e i loro stretti contatti. In questo modo sono stati accertati i 527 casi che mostravano sintomi prima del 20 febbraio 2020: di questi l'89,2% è stato ricoverato in ospedale e il 27,5% è deceduto.

I casi riguardavano tutte le 12 province della regione, con una percentuale maggiore di Lodi e Bergamo (53%). Il tasso di contagio (Rt) ha mostrato un rapido innalzamento fino alla fine di febbraio seguito da una diminuzione. "Questo calo - si legge nella pubblicazione - inizia nei giorni immediatamente successivi alla scoperta del primo caso, ed è più marcato a Lodi, Bergamo e Cremona", cioè nelle aree dove ci sono stati interventi come "la definizione di aree di quarantena a Lodi, l'aumento dello smart working e restrizioni allo sport al chiuso e ai servizi di ristorazione a Bergamo e Cremona".

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