Stato di emergenza, il consiglio dei ministri non formalizza la proroga. Ma c'è un nuovo cambio di rotta

L'esecutivo vuole un po' di tempo per decidere: l'orientamento sembra però essere quello di chiedere al Parlamento una proroga di almeno 3 mesi. Speranza: "Non siamo fuori dall'emergenza"

Giuseppe Conte, ANSA

Il Consiglio dei ministri non ha formalizzato la proroga dello stato di emergenza per il Coronavirus, attualmente in scadenza al 31 luglio. Il 1° agosto, se nessuna decisione verrà presa, lo Stato di emergenza cesserà automaticamente di essere in vigore. In realtà però, stando a quanto riportano le agenzie, un’ipotesi sul tavolo ci sarebbe: e vale a dire quella di una mini-proroga fino al 31 ottobre. Una data su cui ci sarebbe l’accordo sostanziale di tutti i partiti che compongono la maggioranza.

Certo è che il premier Conte dovrebbe comunque passare dal Parlamento, forse già ad inizio della prossima settimana, prima di assumere ogni decisione. Secondo alcune fonti ministeriali, l’esecutivo si è preso qualche giorno di riflessione prima di decidersi il da farsi: alla fine - ma siamo comunque nel campo delle possibilità - sarebbe prevalsa la convinzione che la proroga sia necessaria per far fronte a tutti gli adempimenti necessari a gestire l’emergenza e soprattutto garantire l'apertura in sicurezza delle scuole a settembre.

Stato di emergenza, il governo ha anche un piano B

Nei giorni scorsi era circolata la voce di un possibile ripensamento da parte del premier e del ministro della Salute Speranza, che avrebbero preparato un piano B per gestire la fase emergenziale con strumenti ordinari rinunciando dunque a prolungare lo stato di emergenza. Ma si tratta di un’ipotesi che se non è stata del tutto accantonata, nelle ultime ore sembra aver perso consistenza. 

Speranza: "Non siamo ancora fuori dall'emergenza"

Intervistato a '24 Mattino' su Radio24, Speranza ha fatto capire che l'esecutivo ritiene la proroga indispensabile. "L'orientamento del governo è che non siamo fuori da questa vicenda. Stiamo molto meglio di prima, non siamo più nella tempesta di marzo, ma ancora c'è bisogno di tutta una serie di norme, regole, elementi di sicurezza che sono connessi a questa stagione straordinaria".

"La proroga dello stato di emergenza - ha comunque precisato - è una valutazione che proprio ieri sera in Consiglio dei ministri abbiamo deciso di fare solo dopo un ulteriore confronto con il Parlamento, perché il Parlamento per noi è evidentemente la fonte della forza del Governo attraverso il rapporto di fiducia, ed è giusto - ha ribadito Speranza - che ci sia un ulteriore confronto e poi si assuma una decisione finale".

Le decisioni del Cdm, scostamento da 25 miliardi di euro

Nel cdm di ieri, conclusosi in tarda notte, il governo ha invece approvato "la Relazione al Parlamento da presentare alle Camere, ai fini dell'autorizzazione dell'aggiornamento del piano di rientro verso l'Obiettivo di medio termine".  

Di cosa si tratta? In sostanza l’esecutivo ha chiesto l’autorizzazione del Parlamento per un ulteriore indebitamento "comprensivo dei maggiori interessi passivi per il finanziamento del debito pubblico, di 25 miliardi di euro per l'anno 2020, 6,1 miliardi nel 2021, 1 miliardo nel 2022, 6,2 miliardi nel 2023, 5 miliardi nel 2024, 3,3 miliardi nel 2025, e 1,7 miliardi a decorrere dal 2026".

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Infatti, si spiega, l'esevutivo "ritiene, in questa fase, di fondamentale importanza continuare ad assicurare il sostegno al sistema produttivo e al reddito dei cittadini, a supportare la ripresa e ad intervenire dove necessario per preservare l'occupazione”. Secondo l’esecutivo nel 2020 il debito pubblico italiano dovrebbe schizzare al 157,6 per cento del PIL. "Pur in un contesto di incertezza legato all'evoluzione della pandemia e della successiva fase di ripresa economica, il governo "conferma l'obiettivo di ricondurre verso la media dell'area euro il rapporto debito/PIL nel prossimo decennio, attraverso una strategia che, oltre al conseguimento di un adeguato surplus primario, si baserà sul rilancio degli investimenti, pubblici e privati".

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