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Sabato, 27 Novembre 2021

"Adolescenti irresponsabili": quando i luoghi comuni stancano (e vengono smentiti)

“Cambiate mentalità, non i nostri vestiti”, e ancora “Mio corpo, mie scelte”, e poi “Basta mascolinità tossica”. Dichiarazioni e slogan che a leggerli fanno subito pensare a una manifestazione femminista come quelle organizzate da associazioni veterane come “Non una di meno”, che da anni ormai combattono per i diritti delle donne. A scriverli sui cartelli e a scandirli in coro sono invece adolescenti, nello specifico gli studenti di due licei italiani che nei giorni scorsi hanno attirato l’attenzione per altrettante proteste parecchio chiacchierate.

A Venezia gli studenti del Liceo Artistico Statale si sono radunati davanti alla scuola in top sportivi per protestare contro un’insegnante di educazione fisica che avrebbe chiesto ad alcune ragazze di coprirsi dopo essersi presentate a lezione con i suddetti top; a Monza i ragazzi del liceo Classico Zucchi sono arrivati tutti in classe con la minigonna per prendere le distanze dalla “mascolinità tossica” e per sollecitare “un ambiente più inclusivo e una scuola che sappia portare una gonna”. Due proteste differenti - una di reazione, l’altra di azione - unite da un comune denominatore: la presa di coscienza da parte dei più giovani che un problema c’è, e il desiderio di far sentire la propria voce, di dimostrare che la giovane età nulla ha a che vedere con l’espressione di un punto di vista e nulla gli toglie in termini di importanza.

“La scuola non dovrebbe educarci a ‘coprire le nostre forme per non distrarre i ragazzi’, anzi, dovrebbe fare esattamente il contrario, educare tutt* a rispettare ogni persona a prescindere dal suo abbigliamento - hanno ribadito ii ragazzi del collettivo Polo Las di Venezia spiegando l’ordine della loro protesta - Per questo siamo andat* a scuola tutt* in top sportivo, ci siamo fatti sentire e abbiamo poi dato vita ad una magnifica assemblea in cui abbiamo discusso di come continuare questo percorso, di come fare in modo che la scuola sia uno spazio sicuro”. A Monza invece gli studenti che hanno dato vita all’iniziativa Zucchigonna (che ha anche una pagina Instagram dedicata) hanno spiegato di avere manifestato “per il desiderio di vivere in un luogo in cui sentirsi liberi di essere ciò che si è, e di non essere definiti dai vestiti che si indossano". E lo hanno fatto schierandosi al fianco delle compagne con indosso una minigonna, indumento che “spesso finisce al centro di scambi di idee riguardo al loro essere appropriate rispetto al contesto".

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Credit: Instagram @zucchingonna

La professoressa di educazione fisica del liceo veneziano dal canto suo ha smentito di avere chiesto alle ragazze di indossare una maglietta per “evitare di distrarre i ragazzi”, mentre la preside del classico di Monza ha ricordato ai ragazzi la necessità di mantenere e applicare quotidianamente  idee di rispetto e di condanna verso la disparità di genere. A prescindere dalla reazione degli adulti, però, ciò che fa riflettere (o dovrebbe far riflettere) è l’attenzione dei ragazzi a tematiche che per molti adulti risultano ancora ostiche o di scarsa rilevanza.

Spesso bollati come irresponsabili o ignavi durante l’emergenza coronavirus, li abbiamo visti scendere in piazza contro la crisi climatica e contro la gestione della scuola in pandemia, ribellarsi ai genitori no vax, occupare gli istituti per chiedere di stanziare fondi per riqualificarli. E toccare appunto temi delicati e sempre più importanti come il gender gap, la mascolinità tossica, il sessismo: spavaldi come solo i ragazzi sanno essere, reclamano la loro individualità e l’importanza delle loro opinioni senza curarsi troppo di detrattori e conseguenze perché certi della legittimità delle loro istanze. E viene da chiedersi quanti, tra gli adulti, prenderebbero le stesse posizioni.

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