Venerdì, 26 Febbraio 2021

Chi scende in piazza contro l'ultimo Dpcm

Continuano le manifestazioni di protesta contro il "semi lockdown" in molte città italiane. I lavoratori dello spettacolo invadono le piazze

Presidio dei lavoratori dello spettacolo in piazza Scala a Milano. Ansa

Mentre si va verso un nuovo Dpcm con un probabile nuovo lockdown (con due ipotesi sul tavolo, come spieghiamo qui), le manifestazioni di protesta contro l'ultimo decreto firmato dal premier Giuseppe Conte vanno avanti e si moltiplicano. Da Torino a Roma, da Pescara a Palermo, migliaia di cittadini si sono dati appuntamento in piazza per contestare le chiusure imposte dal decreto del 24 ottobre scorso. "Tu ci chiudi, tu ci paghi", è lo slogan che ricorre in lungo in largo in tutte le grandi città italiane. Spesso queste iniziative, perlopiù pacifiche, vengono preannunciate e promosse sui social network.

Chi scende in piazza contro l'ultimo Dpcm

Le proteste contro il Dpcm 24 ottobre che chiude i pubblici esercizi alle ore 18 sono guidate in primo luogo dalle associazioni dei commercianti che stanno subendo i maggiori danni dalla nuova stretta e per i quali il governo ha annunciato ristori in un decreto legge approvato nei giorni scorsi. Oggi però a scendere in piazza sono soprattutto i lavoratori dello spettacolo.

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Lavoratori dell'audiovisivo, dei circhi, del teatro e delle scuole di danza, ballerini e dj, scenografi e attrezzisti, tutti uniti in un momento drammatico per il settore dello spettacolo. Sono decine le iniziative nelle città italiane per accendere i riflettori su un settore tra i più colpiti dalle chiusure introdotte dall'ultimo Dpcm. Tutto lo spettacolo italiano è stato chiamato a raccolta da Cgil Slc, Fistel-Cisl e Uilcom Uil, i sindacati di settore. La denuncia di "un'assenza spettacolare" del governo è il fil rouge della giornata: non ci sono aiuti né soluzioni, ci sono solo altre chiusure.

I lavoratori dello spettacolo in piazza contro l'ultimo Dpcm

Il destinatario della protesta è per tutti il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. A Roma, la piazza davanti a Montecitorio ha raccolto la protesta di orchestrali, circensi, attrezzisti, autisti, elettricisti e fonici, categorie ugualmente colpite dalla chiusura causa Covid ma spesso ignorate. A Milano la protesta ha assunto la forma di un concerto muto in piazza Scala. In Piazza Duomo, invece, è andata in scena la protesta contro la chiusura delle palestre.

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"In tutti questi mesi ci siamo attrezzati per rispettare tutte le regole e fare gli adeguamenti che il governo ci chiedeva - spiega Matteo Bovi, personal trainer -. Ora che eravamo attrezzati invece ci chiudono. Abbiamo buttato via soldi ed energie affinché le nostre palestre fossero dei luoghi sicuri. Ci sono gli ingressi elettronici con identificazione, la misurazione della temperatura e ogni altro accorgimento che ci era stato chiesto. Chiudere le palestre è sbagliato".

A Torino, coinvolti nella protesta musicisti, danzatori, attori, ma anche circensi, dipendenti dei luna park, artigiani, coreografi, fonici e specialisti del suono, elettricisti, manovali, personale dei cinema e dei teatri, i circoli Arci e le realtà che hanno dovuto silenziarsi dopo l'ultimo Dpcm.

A Cosenza si è tenuto invece un sit-in davanti alla prefettura. "Siamo preoccupati - dicono i lavoratori - per la decisione di chiudere per un mese i settori della cultura e dello spettacolo, oltre che palestre e piscine. Comprendiamo la necessita' di rallentare l'avanzata del contagio, ma nei teatri, nei cinema, e nei centri sportivi si era già investito sulla sicurezza attraverso distanziamento, sanificazioni e riduzioni dei posti e questo rischia di essere un colpo mortale per questi settori".

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