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Sabato, 22 Gennaio 2022
Il nuovo monitoraggio

Le regioni che corrono verso l'arancione: in 26 province dati da zona rossa

In Italia 6 milioni di no vax mentre gli ospedali sono vicini alla saturazione: l'epidemia corre mentre omicron è alle porte

Non si ferma la risalita dei contagi in Italia e il timore, considerato il pericolo della variante Omicron, è che si arrivi presto a una saturazione degli ospedali, mentre in Italia ci sono ancora milioni di persone non vaccinate e continuano a salire contagi e decessi. In 26 province inoltre l'incidenza supera i 250 casi per 100mila abitanti.

"Il nostro Paese è entrato in una fase critica della pandemia", avverte il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, presentando il nuovo monitoraggio settimanale sull'andamento della situazione in Italia. Una situazione che risente della convergenza di vari fattori, ricorda Cartabellotta: "La stagione invernale, gli oltre 6 milioni di non vaccinati, il netto ritardo iniziale nella somministrazione delle terze dosi, le imminenti festività natalizie che aumenteranno contatti sociali e contagi e, soprattutto, la progressiva diffusione della variante omicron che secondo l’Ecdc diventerà prevalente in Europa entro i primi due mesi del 2022". Da un alto il governo è impegnato a innalzare la protezione nei confronti del virus, ma dall'altro, denuncia il presidente di Gimbe, non sono stati modificati "i criteri per assegnare i colori alle Regioni, definiti quando non erano noti il declino dell'efficacia vaccinale e la necessità delle terze dosi e non incombeva la minaccia di una variante così preoccupante. Criteri che lasciano alle Regioni la massima autonomia nell’aumentare la disponibilità di posti letto per ridurre i tassi di occupazione, con il rischio di congestionare silenziosamente gli ospedali e limitare l’accesso alle cure ai pazienti non covid".

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In 26 province incidenza oltre i 250 casi per 100mila abitanti

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 8-14 dicembre 2021, rispetto alla precedente, un aumento di nuovi casi (124.568 vs 105.771) e decessi (663 vs 558). In aumento anche i casi attualmente positivi (297.394 vs 240.894), le persone in isolamento domiciliare (289.368 vs 234.040), i ricoverati con sintomi (7.163 vs 6.078) e le terapie intensive (863 vs 776).

In tutte le Regioni ad eccezione di Friuli-Venezia Giulia, Molise e provincia Autonoma di Bolzano si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dal 4,4% dell’Abruzzo al 94,8% della Basilicata. In 26 province l’incidenza supera i 250 casi per 100.000 abitanti: Trieste (601), Treviso (573), Bolzano (568), Padova (552), Vicenza (541), Imperia (450), Venezia (434), Rimini 411), Verbano-Cusio-Ossola (361), Pordenone (346), Gorizia (332), Forlì-Cesena (330), Ravenna (321), Verona (320), Rovigo (298), Aosta (290), Savona (288), Ferrara (287), Belluno (286), Reggio nell'Emilia (285), Bologna (268), Varese (267), Trento (265), Monza e della Brianza (260), Mantova (253) e Biella (252).

Gli ospedali a rischio saturazione

I posti letto Covid sono aumentati del 17,9% in area medica e dell'11,2% in terapia intensiva rispetto alla settimana precedente. A livello nazionale, al 14 dicembre, il tasso di occupazione da parte di pazienti Covid è dell'11,9% in area medica e del 9,5% in area critica, con notevoli differenze regionali: la provincia autonoma di Bolzano supera la soglia del 15% in area medica (17,2%) e del 20% in area critica (22%); le soglie del 15% per l'area medica e del 10% per l’area critica risultano entrambe superate in Calabria (19,4% area medica e 11,0% area critica), Friuli-Venezia Giulia (24,5% area medica e 16,0% area critica), Liguria (17,0% area medica e 12,2% area critica) e provincia autonoma di Trento (19,7% area medica e 20,0% area critica). Inoltre, per l'area medica si colloca sopra la soglia del 15% la Valle D’Aosta (21,2%), mentre per l'area critica superano la soglia del 10% Emilia-Romagna (10,3%), Lazio (12,0%), Marche (14,4%), Molise (10,3%) e Veneto (13,3%).

Nonostante l'aumentata pressione sugli ospedali, nelle ultime settimane si è progressivamente ridotta la percentuale dei pazienti ricoverati in area medica e in terapia intensiva sul totale degli attualmente positivi. "Sul fronte delle terapie intensive – dice Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – preoccupa tuttavia l’aumento degli ingressi giornalieri: la media mobile a 7 giorni sale a 70 ingressi/die rispetto ai 59 della settimana precedente".

gimbe percentuale occupazioni posti letto covid 16 dicembre 2021-2

Ancora 6 milioni di non vaccinati in Italia

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, i target definiti dalla struttura commissariale nel periodo 8-14 dicembre sono stati sempre superati tranne per quanto riguarda la giornata dell'8 dicembre. In tutto sono state somministrate 383.359 dosi in più rispetto alle 2.850.000 previste.

Alle 6.18 del 15 dicembre l'80,5% della popolazione (n. 47.696.102) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+218.456 rispetto alla settimana precedente) e il 77,6% (n. 45.975.355) ha completato il ciclo vaccinale (+144.773 rispetto alla settimana precedente).

Nella settimana tra il 6 e il 12 dicembre il numero dei nuovi vaccinati è salito a 236.606 (+5,8% rispetto ai 22.116 di quella precedente. Preoccupano però i quasi 6,4 milioni di persone che ad oggi non hanno ancora ricevuto ancora nemmeno una dose. Tra questi 2,45 sono over 50 considerati ad alto rischio di malattia grave e ospedalizzazione e 1,02 sono ragazzi nella fascia 12-19 anni, che aumentano la circolazione del virus nelle scuole.

no vax italia al 16 dicembre 2021 gimbe-2

Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 97,6% degli over 80 al 79,6% della fascia 12-19), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 64,6%, nella fascia 70-79 il 40,7% e in quella 60-69 anni il 32,7%. Nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo) rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l'incidenza di diagnosi (del 65,5-76,1%) e soprattutto di malattia grave (dell'82,9-93,3% per ricoveri ordinari; dell'89,9-97,1% per le terapie intensive) e decesso (del 78,9-96,7%).

Gimbe ricorda come la necessità della dose booster sia ben documentata dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità che dimostrano la riduzione dell'efficacia vaccinale dopo 5 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario. In particolare:

  • l'efficacia sulla diagnosi scende in media dal 74,3% per i vaccinati entro 5 mesi al 39,6% per i vaccinati da più di 5 mesi, per poi risalire al 76,7% dopo il richiamo;
  • l'efficacia sulla malattia severa scende in media dal 92,6% per i vaccinati entro 5 mesi all’83,7% per i vaccinati da più di 5 mesi, per poi risalire al 93,3% dopo il richiamo.
     

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