Mercoledì, 12 Maggio 2021
L'opinione di Stefano Pagliarini

L'opinione di Stefano Pagliarini

A cura di Stefano Pagliarini

Perché dobbiamo ringraziare lo spot sessista il giorno della festa della donna

Lo spot sessista di un ristorante di Novara

Ma perché siamo ancora costretti a vedere certe cose di cui francamente ormai non avremmo più bisogno? E’ forse la prima cosa che verrebbe da chiedersi appena si guarda la foto della pubblicità di un ristorante che, proprio in occasione della festa della donna, ha pensato bene di sponsorizzare il delivery con una bella “femmina” a bocca aperta, pronta a divorare un panino dal “sapore” fallico. Ma perché? Perché proprio il giorno della festa della donna? Ma forse, in fondo, si potrebbe anche ringraziare questo commerciante novarese, capace di ideare uno spot così ambiguo e volgare, talmente coraggioso da volerlo utilizzare il giorno dell’8 marzo, mortificandolo con una immagine palesemente sessista. Sì, si potrebbe ringraziare. Il suo potrebbe essere visto come un monito. Ci ricorda perché serve ancora festeggiare la donna. Ma soprattutto ci ricorda da dove derivino tutti i nostri problemi legati alla parità di genere nel nostro paese. Cioè dall’idea moralista che la donna, per essere degna di stare al fianco di uomo, debba essere “seria”, il che si traduce di solito con “una che sappia stare al suo posto”. Il sessismo è proprio questo: l’idea stereotipata e denigratoria che una donna che non rispetti tutti i canoni della morale collettiva, sia buona solo per sollazzare l’immaginario maschile. O magari per addentare un panino, strizzando l’occhio agli uomini che ancora si divertono di fronte ad una tale volgarità. 

E invece no. Le donne sono capaci di ricoprire ruoli importanti nella società, sono imprenditrici, sono dottoresse, sono manager, sono professioniste, sono in carriera e nella politica. E se i dati Eurostat sulla differenza salariale uomo-donna ci dicono che la differenza di salario fra un uomo e una donna é del 14,1% e in alcuni Paesi si supera il muro del 20%, allora vuol dire che il nostro paninaro novarese non è l’unico a pensarla in un certo modo. Non è l’unico a pensare che certe donne possano al massimo addentare un panino. Non è l’unico a pensare che un medico maschio si debba chiamare dottore, mentre un medico donna sia una “signorina”, a cui magari fare l’ennesimo banale complimento da osteria.

Alla fine il ristoratore si è scusato “sinceramente se qualcuno si è sentito offeso dalla story di ieri che abbiamo provveduto a rimuovere, non era assolutamente nostra intenzione fare ironia o allusioni, men che meno nella giornata dedicata alle donne”. No, non si scusi, anzi grazie ancora. 

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