Venerdì, 16 Aprile 2021
Tra numeri e restrizioni

Quanto aumentano i contagi con il ritorno a scuola in presenza

Scuole chiuse in zona rossa e facoltà nelle altre regioni di chiudere gli istituti se si raggiungono 250 casi ogni 100mila abitanti: è la linea decisa nella cabina di regia a Palazzo Chigi in vista del nuovo Dpcm sul covid. Il passaggio dalla didattica a distanza a quella in aula fa crescere l'indice Rt del 25%, sostiene Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr. La situazione attuale nelle regioni italiane tra istituti chiusi, Dad e restrizioni regionali e locali

Con la risalita dei contagi e la diffusione delle varianti di Covid-19 sono sempre di più le misure regionali e locali che costringono milioni di studenti a seguire le lezioni ancora in didattica a distanza. Secondo una stima del sito specializzato Tuttoscuola non sono in classe 800mila bambini della scuola dell'infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie e un milione e 800 mila studenti delle superiori. Il governo sta lavorando sul tema in vista dell'approvazione del nuovo Dpcm. E se lo stop totale nelle zone rosse e dove l'incidenza del contagio registra 250 casi su 100mila abitanti sembra mettere d'accordo tutti, è scontro tra i ministri: alcuni vorrebbero la stessa misura anche per le zone arancioni. La decisione sulla scuola e su un'eventuale nuova stretta arriverà oggi.

Sulla scuola il governo segue il Cts: oggi Draghi firma il Dpcm, ma non parla

Scuole chiuse in zona rossa e facoltà nelle altre regioni di chiudere gli istituti se, a livello locale, si raggiungono 250 casi ogni 100mila abitanti: è la linea decisa nella cabina di regia a Palazzo Chigi in vista del nuovo Dpcm sul covid, a quanto si apprende da diverse fonti di governo. Questa soluzione recepisce in sostanza le indicazioni del Comitato tecnico scientifico sulle scuole e porta alla chiusura anche delle elementari e delle medie, con il ritorno alla didattica a distanza, nelle aree rosse e ad alto contagio.

Alla riunione di stamattina a Palazzo Chigi hanno preso parte i ministri Roberto Speranza, Maria Stella Gelmini, Daniele Franco, Patrizio Bianchi, Giancarlo Giorgetti, Dario Franceschini, Stefano Patuanelli, Elena Bonetti. Presenti il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. Alle 12 poi si è svolta una riunione dei ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini con le regioni.

In giornata Mario Draghi firmerà il Dpcm. La conferenza stampa sulle misure anti covid in vigore dal prossimo 6 marzo e fino al 6 aprile (giorno dopo Pasquetta) si terrà sempre a Palazzo Chigi, ma a presiederla non sarà il premier. A quanto apprende l'Adnkronos a spiegare le misure, a partire dalla stretta sulla scuola, saranno i ministri della Salute e agli Affari regionali, Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini, il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli.

Si volta pagina, dunque, rispetto alle conferenze stampa fiume tenute da Giuseppe Conte e agli spazi informativi ad hoc organizzati da Rocco Casalino. Una scelta in discontinuità, che nel cortile d'onore del palazzo che ospita la presidenza del Consiglio vedrà schierati due ministri e due tecnici impegnati a spiegare le misure, senza il premier. La conferenza stampa, salvo cambi di programma, dovrebbe tenersi alle 18.45.

L'impatto del ritorno a scuola in presenza sui contagi covid

Ma qual è il reale impatto del ritorno a scuola in presenza sui contagi? "Ci sono numerosi studi relativi a decine e decine di Paesi che dimostrano che il passaggio dalla didattica a distanza a quella in presenza fa crescere l'indice Rt (il parametro che descrive il tasso di contagiosità del coronavirus Sars-CoV-2 dopo l'applicazione delle misure anti covid, ndr) del 25%, mentre il passaggio inverso lo fa abbassare nella stessa misura". A dirlo è il matematico Giovanni Sebastiani dell'Istituto per le applicazioni del calcolo "Mauro Picone" del Cnr. Intervenendo su Rai Radio 1, Sebastiani ha aggiunto che "il problema non è la scuola in sé, che è sicura, quanto il complesso delle attività connesse, come i trasporti e la stessa socialità".

"Ora anche quelli che dicevano che la scuola è sicura e non è un luogo di contagio cominciano a tentennare o a ricredersi: bisogna prendere atto che, con questo quadro epidemiologico, e con l'impatto delle varianti, insistere sulle lezioni in classe è troppo rischioso - ha detto Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della regione Puglia, in un'intervista a La Stampa -. Anche gli esperti del Cts sembrano essersi convinti. Fosse per me, manterrei la didattica a distanza prevalente fino a fine aprile".

Secondo Giovanni Sebastiani, "la situazione purtroppo è preoccupante e in diverse regioni e province la curva del contagio sta crescendo in modo esponenziale. Per fortuna ci sono anche realtà diverse, come la Sardegna, mentre la Lombardia è tornata ad essere in primo piano come un anno fa, probabilmente per un insieme di cause: il numero dei residenti, la densità, la mobilità, fattori ambientali. C'è sempre un certo sbilanciamento verso il nord, ma anche regioni come Molise e Basilicata hanno problemi", ha sottolineato il matematico. E ha aggiunto: "Abbiamo a disposizione due armi. La prima è la vaccinazione, che da un lato riduce la mortalità e protegge le categorie più fragili e dall'altro riduce la circolazione del virus. L'altra sono le restrizioni, che funzionano: quelle adottate per Natale, ad esempio, hanno abbassato la curva della positività ai test dal 13 all'8%".

Sebastiani aveva spiegato nei giorni scorsi come la situazione dell'epidemia di Covid-19 in Italia è confrontabile a quella che si registrava nel Regno Unito nel dicembre 2020, quando la curva di incidenza dei positivi mostrava una crescita esponenziale con un tempo di raddoppio pari a 5.2 giorni. L’epidemia nel nostro Paese, aveva detto, è di nuovo in fase di crescita esponenziale, come era avvenuto in ottobre, ma questa volta il tempo di raddoppio è più basso: 5 giorni contro i 7 di allora, probabilmente per effetto delle varianti: "Nell'analoga fase esponenziale iniziale della seconda ondata, nelle prime tre settimane di ottobre 2020, il tempo di raddoppio era di circa 7 giorni. Il fatto che il tempo di raddoppio sia ora più basso rispetto ad ottobre è compatibile con la maggior diffusività di alcune delle varianti del virus che attualmente circolano nel nostro Paese".

Scuole chiuse o aperte: la situazione nelle regioni

La situazione attuale delle scuole nelle regioni italiane è molto diversificata, tra istituti chiusi, Dad e restrizioni regionali e locali. In Lombardia restano chiuse le scuole nelle zone arancione rafforzato, che dal 3 marzo comprenderanno anche l'intera provincia di Como, diversi comuni della provincia di Mantova, della provincia di Cremona (incluso il capoluogo), di quella di Pavia e dieci comuni della città metropolitana di Milano, tra cui Melzo e Binasco. Didattica a distanza anche per gli alunni delle zone rosse di Bollate (Milano), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia) fino al 3 marzo 2021, con possibilità di proroga.

La regione Piemonte è arancione ma le scuole sono tutte chiuse, compresi gli asili, in sette comuni della Valle Vigezzo fino al 5 marzo. Stessa data anche a Cavour (in provincia di Torino). Dal 27 febbraio Craveggia, Villette, Toceno, Malesco, Santa Maria Maggiore e Druogno (provincia di Verbano-Cusio-Ossola), sono in zona rossa. A Re, zona rossa dal 20 febbraio, Dad dalle elementari fino al 5 marzo. La regione Liguria, invece, è in zona gialla, ma ci sono alcune aree locali rosse: le scuole restano chiuse nei comuni di Ventimiglia e Sanremo fino al 5 marzo.

In Valle d'Aosta le scuole sono regolarmente in presenza - le superiori con quote di didattica a distanza - tranne nei casi di classi/istituti in quarantena. Nella provincia autonoma di Bolzano il lockdown è stato prorogato fino al 14 marzo: si mantiene la Dad per scuole medie, superiori e università. È tornata in presenza, invece, dall’1 marzo, la didattica nelle scuole per l'infanzia e alle elementari dove si attuerà una "strategia di testing". Ciò non vale per i comuni, come Merano, in cui sono in vigore regole più restrittive per la presenza della variante sudafricana. Nel Trentino, in Friuli-Venezia Giulia e in Veneto, invece, le scuole sono regolarmente in presenza - le superiori con quote di Dad - tranne nei casi di classi/istituti in quarantena.

I contagi a scuola in Emilia-Romagna aumentati del 70% a febbraio

In Emilia-Romagna tutti i comuni della città metropolitana di Bologna sono in zona arancione rafforzata: didattica a distanza al 100% per scuole elementari, medie, superiori e università, in presenza solo asili nido e scuole materne. Niente lezioni in classe anche per i comuni della Ausl Romagna, esclusi quelli del distretto di Forlì: si tratta delle province di Rimini e Ravenna, del Cesenate, di 14 comuni della Ausl Imola e di quelli confinanti in provincia di Ravenna.

Proprio stamattina la regione Emilia-Romagna ha diffuso i dati sulla scuola: dagli asili nido alle superiori, a febbraio sono stati in totale 6.080 tra bambini, ragazzi, insegnanti e personale gli emiliano-romagnoli ad aver contratto il coronavirus. Un dato che rappresenta lo 0,9% rispetto a una popolazione scolastica di oltre 661mila persone. Ma quello che allarma è l'aumento del 70% rispetto alle quattro settimane di gennaio. Nelle ultime due settimane - dal 15 al 21 e dal 22 al 28 febbraio - c'è un'incidenza superiore ai 350 casi ogni 100mila persone per tutte le fasce d'età dai 6 ai 18 anni, mentre tra i bambini fino ai 5 anni l'incidenza è vicina ai 250 casi. "Siamo in una situazione inedita, i dati parlano da soli. In un periodo di due settimane abbiamo avuto un picco di contagiati che non ha paragoni con i mesi precedenti. E secondo l'interpretazione unanime degli scienziati, compresi i nostri esperti, tutto questo è dovuto alla maggiore diffusività del virus a causa della predominanza della variante inglese", ha commentato Raffaele Donini, assessore emiliano-romagnolo alla Salute.

In Toscana, Dad a Pistoia e Siena, zone rosse fino al 7 marzo, ma anche a Cecina (in provincia di Livorno) fino al 5 marzo e a Castiglion Fiorentino (Arezzo) fino al 6 marzo. Il resto della regione continua ad osservare le regole previste per la zona arancione. In Umbria solo per la provincia di Perugia tornano in presenza i servizi educativi della scuola dell'infanzia 0-36 mesi, statali e paritarie, mentre sono sospesi quelli della scuola dell'infanzia (3-6 anni). Rimane in vigore la Dad per gli studenti delle scuole primarie e secondario di primo e secondo grado. In provincia di Terni le attività didattiche delle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, sono svolte in presenza al 50%. Per i servizi per l'infanzia fino alla terza media rimane la didattica in presenza.

In Abruzzo è stata disposta la sospensione delle lezioni in presenza su tutto il territorio regionale a partire dal primo marzo e fino a nuova ordinanza. La Dad è applicata dalle scuole elementari fino alle superiori, escludendo dunque le scuole dell'infanzia e i nidi, dove però sono applicate le eventuali chiusure stabilite dai sindaci dei singoli comuni. Le Marche si trovano in zona arancione, ma le scuole superiori sono in Dad al 100% in tutta la regione, mentre in provincia di Macerata lo sono anche le seconde e terze medie. "Da martedì 2 marzo, fino a domenica 14, sono sospese le attività didattiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado nel Comune di Ancona (scuole d'infanzia e nidi compresi, pubbliche e private)", ha annunciato il sindaco Valeria Mancinelli.

Nel Lazio poco più di 14.100 alunni di piccoli comuni dichiarati in zona rossa non possono seguire le lezioni in presenza. Le scuole restano chiuse a Monterosi (in provincia di Viterbo) per due settimane, a Carpineto, Roccagorga, Colleferro, Torrice e a Monte San Giovanni Campano. Dall’1 marzo in Campania tutti gli studenti di qualsiasi ordine e grado sono nuovamente in didattica a distanza, secondo quqnto deciso dalla regione con un'ordinanza emessa nella giornata di sabato dal governatore Vincenzo De Luca. Lo stop alle lezioni in presenza è previsto fino al 14 marzo.

In Puglia un'ordinanza regionale confermata dal Tar ha disposto la didattica integrata digitale (Did) al 100% fino al 14 marzo per tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Per i 264.912 alunni di primaria e infanzia resta confermata la facoltà di seguire le lezioni in presenza. Le scuole sono invece chiuse in Basilicata che è passata in zona rossa con l'ultima ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza: rimangono a casa 75.986 studenti. In Molise, zona rossa, didattica a distanza e scuole chiuse per tutti, asili compresi, fino al 7 marzo. A rischio l’attività scolastica in Calabria, dove l’Unità di crisi regionale per il Covid-19 ha detto che "si ritiene opportuno e auspicabile, così come determinato in altre realtà regionali, la temporanea chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, anche al fine di avviare una massiccia e immediata vaccinazione a tutti gli operatori scolastici in modo che possano, al meglio e senza eccessivi rischi, operare all'interno degli istituti per la limitazione dei contagi con gli alunni in presenza".

Infine le isole. Da lunedì 1 marzo nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza può raggiungere il 75%. Zona rossa a San Cipirello e San Giuseppe Jato (in provincia di Palermo), dove le lezioni in presenza sono sospese fino all’11 marzo. Scuole chiuse anche a Enna, da sabato 27 febbraio fino al 13 marzo. In Sardegna, unica regione italiana in zona bianca, i 207.268 alunni sono tutti a scuola in presenza, con alcune eccezioni locali. Scuole chiuse a San Teodoro, che è zona rossa. Anche a Budoni il sindaco ha disposto la chiusura di tutte le scuole fino a nuovo ordine.

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