Sabato, 20 Luglio 2024
I conti con le promesse

Abbiamo cercato di arredare casa coi 6mila euro degli aiuti agli alluvionati

Il governo Meloni prometteva il "cento per cento" dei rimborsi per chi aveva perso tutto, ma per i 35mila sfollati dell'Emilia Romagna sono stati stanziati appena 210 milioni di euro. Così abbiamo provato a ricominciare, restando dentro i massimali concessi dal decreto sul rimborso dei mobili alluvionati. Ecco il risultato

Habemus decretum. Lunedì 10 giugno - a urne ancora "calde", per così dire - il Governo ha finalmente varato il decreto legge per il rimborso dei beni mobili distrutti dall'alluvione del maggio 2023, mettendo a disposizione 210 milioni di euro. Per arredi ed elettrodomestici si conferma quanto annunciato nelle scorse settimane dal viceministro alle infrastrutture e trasporti Galeazzo Bignami: i contributi saranno forfettari, commisurati al numero e alla tipologia dei vani (stanze) dove erano collocati. "Monetizzando", si potranno ricevere fino a un massimo di 3.200 euro per la cucina, mentre per ogni altra stanza 700 euro. Con un limite: l'importo massimo erogabile è di 6.000 euro per abitazione. Tutto al netto degli indennizzi assicurativi eventualmente ricevuti dal beneficiario proprio per i danneggiamenti ai beni mobili. I destinatari potenziali del decreto sono circa 35mila tra Emilia, Romagna e Toscana, e infatti 6.000 euro per 35mila fa proprio 210 milioni, la cifra stanziata dal Governo.

Cifre molto lontane dai famosi "rimborsi al 100 per cento" promessi subito dopo l'alluvione dal Governo Meloni, dunque. Certo, non si può pretendere che lo Stato rimborsi integralmente ciò che è andato distrutto: per intenderci, se qualcuno aveva in casa una cucina Boffi da 30mila euro non potrà aspettarsi di vedersi corrispondere una cifra simile per la sola cucina. Parliamo di una situazione emergenziale con, appunto, circa 35mila sfollati che hanno perso tutto e ai quali il Governo deve dare una risposta che sia dignitosa, ma al contempo sostenibile.

La controproposta di De Pascale: "30mila euro a famiglia, i soldi ci sono"

In sintesi: ciò che ci si aspetta non è certo lo specchio Ultrafragola di Chiara Ferragni, ma nemmeno una brandina al posto del letto. Una proposta semplice ma decorosa, insomma. Motivo per cui i comitati alluvionati della Romagna nei giorni scorsi hanno criticato e respinto le cifre contenute nel decreto, chiedendo rimborsi più alti. Lo stesso sindaco e presidente della Provincia di Ravenna, Michele de Pascale, ha chiesto che il massimale venga alzato fino a 30mila euro. Di fronte a questa "controproposta", il viceministro Bignami ha risposto con toni minacciosi: "Sono pronti 6000 euro forfettari per qualsiasi cittadino che li voglia chiedere, ma se ci sono persone dirette o eterodirette dal Pd che vogliono continuare a fare di tutto ciò un’arma di lotta politica glielo diciamo con franchezza: siamo pronti anche a non darglieli".

Per Bignami, infatti, quello dei 30mila euro ad abitazione "è un obiettivo difficilmente raggiungibile" e "creerebbe un precedente per altre future catastrofi". Del resto lo aveva detto chiaramente già un anno fa il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci: "Il Governo non è un bancomat", aveva sentenziato davanti ai sindaci dei comuni romagnoli alluvionati. Ma De Pascale insiste cifre alla mano: "Se mancano le risorse - ha detto - si spostino gli 1,2 miliardi del Pnrr dalle opere pubbliche, che da qui al 2026 rischiano di non andare spesi, agli indennizzi alle famiglie e alle imprese". Sarebbe sufficiente questa cifra per rimborsare con 30mila euro ogni casa alluvionata? In effetti sì: facendo un rapido calcolo, 30mila euro per 35mila abitazioni significa stanziare un totale di un miliardo e 50 milioni.

Si può arredare una casa con 6.000 euro?

Ci siamo posti la domanda: quanto può costare, numeri alla mano, ri-arredare casa partendo da zero? Secondo Idealista, portale immobiliare leader nel settore, per una casa di 80 metri quadri servono tra gli 8000 e i 16mila euro, a seconda del tipo di arredi e della qualità dei materiali. Per una casa di 100 metri quadri, il costo - sempre secondo il portale immobiliare - va dai 10 ai 20mila euro, mentre per una casa da 150 metri quadri servono dai 15 ai 30mila euro. Ma questi preventivi non sono fatti su "base emergenziale", naturalmente.

Quando si deve arredare casa e si vuole cercare di limitare la spesa, si pensa subito a una nota catena svedese di arredamento low cost. Con l'aiuto di un arredatore, abbiamo fatto un preventivo per una casa di circa 60 metri quadri, prendendo come modello quello fornitoci da una famiglia del Ravennate, realmente alluvionata, composta da genitori e due figli, spiegando le nostre esigenze e chiedendo una proposta economica. Ma anche così non siamo riusciti a stare sotto ai 9.000 euro. Per cui abbiamo deciso di provare a rivolgerci a un altro negozio di un'altra nota catena, italiana, di mobili low cost. 

Tra tutti i prodotti disponibili in catalogo, abbiamo scelto in tutti i casi quelli 'primo prezzo', ossia quelli col prezzo più basso, senza tenere conto della reale planimetria della casa della famiglia alluvionata, puntando solo al massimo risparmio. In questo caso abbiamo selezionato quindi una cucina 'bloccata' - ossia senza possibilità di variazioni nell'assemblaggio - minimale da 180 centimetri con forno e piano cottura a gas, a un costo di 583 euro, alla quale abbiamo aggiunto un miscelatore da 25, due pensili da 48 euro ciascuno e un frigorifero da 215 euro, per un totale di 919 euro. Per completare la cucina-sala da pranzo, abbiamo poi selezionato un tavolo da 4 posti da 110 euro e 4 sedie da 25 euro ciascuna, oltre a una piccola credenza da 225 euro. Il totale è di 1354 euro. Siamo quindi rimasti ben al di sotto del massimale di 3.200 euro.

Per quanto riguarda il soggiorno, abbiamo inserito due piccoli divani a due posti da 218 euro l'uno (ricordiamo che siamo una famiglia di 4 persone), un mobile tv da 255 euro (televisore escluso), un tavolino da 79 euro e una libreria da 112. Volendo aggiungerci un piccolo televisore, implementiamo la spesa di un centinaio di euro. Totale per il salotto 982 euro: abbiamo sforato il massimale di 700 euro per stanza. Decidiamo quindi di togliere un divano - genitori e figli faranno a turno -, ma siamo comunque a 764 euro. Togliamo allora il tavolino, arrivando così a 685 euro.

Passiamo al reparto notte. Per la camera matrimoniale la proposta più economica comprende una base giroletto con armadio a 4 ante battenti, due comodini, comò e specchio a 495 euro, a cui aggiungere 85 euro per le doghe e 130 euro per il materasso (per entrambi abbiamo selezionato la proposta più economica), per un totale di 710 euro. Anche in questo caso, pur avendo selezionato solo i prodotti 'primo prezzo', non siamo riusciti - anche se per poco - a restare entro i 700 euro. In questo caso però il "pacchetto" più economico non è modificabile; per cui acquistiamo singolarmente un letto da 107 euro, sempre con doghe da 85 e materasso da 130, più l'armadio più piccolo (295 euro): così siamo a 617. Certo, non sapremo dove appoggiare la lampada, il libro o il cellulare in carica, ma tant'è.

C'è poi la cameretta dei bambini: l'armadio più piccolo costa, come detto, 295 euro, con due letti singoli da 80 euro ciascuno più 48 euro di doghe e 98 di materasso, due comodini da 65 euro, due scrivanie senza cassetti da 69 e due sedie da scrivania da 48, concludendo con una piccola libreria da 112 euro. Il totale è di 1223 euro, anche in questo caso molto superiore ai 700 concessi. Anche togliendo comodini, scrivanie, sedie e libreria, lasciando quindi solo letti e armadio, la cifra richiesta è di 747 euro. E allora rinunciamo anche all'armadio, metteremo i vestiti dove capita. Con solo i letti completi di doghe e materassi, la cifra è di 452 euro. Paradossalmente, possiamo allora tornare ad aggiungere scrivania e sedie, arrivando così a 686 euro.

E qui sorge un dubbio: se i due bambini avessero a disposizione due stanze diverse - o se la stessa identica stanza fosse divisa in due, e quindi risultassero due vani senza aumentarne le dimensioni -, potrei permettermi di arredare entrambe: esclusa la libreria, ogni stanza (letto completo di tutto, comodino, scrivania, sedia e armadio) mi costerebbe 700 euro. Questo porta a un'inevitabile conclusione: scritto così, il decreto premia chi ha più stanze. Stesso discorso si può fare valere per cucina/soggiorno: ormai molte case hanno una stanza unica per entrambe. In questo caso, se ricevo 3.200 euro per la cucina, potrò comunque riceverne 700 per il resto della stanza, la "parte soggiorno"? Teoricamente no, se il vano è lo stesso.

Infine il bagno: la soluzione base comprende mobile con un pensile e un'anta, specchio e lavabo a 180 euro, ai quali aggiungere 19 euro di miscelatore. La lavatrice più economica costa 358 euro, ma bisogna calcolare anche il costo di una coppia di sanitari water/bidet, non in vendita da Mondo Convenienza ma che possiamo trovare a 130 euro e un box doccia da 60. Totale per il bagno 747 euro. Anche in questo caso cifra troppo alta: decidiamo quindi di rinunciare al box doccia, arrivando a 687 euro. Metteremo una tenda.

Al totale sarebbero da aggiungere alcuni complementi minimi per una casa: lampade e lampadari, un mobile da ingresso, mentre tessili e biancheria (coperte e lenzuola) non rientrano nei beni mobili ovviamente. Possiamo permetterci di aggiungere il trasporto e il montaggio (98 euro) per la sola cucina (elemento difficile da montare da soli senza l'aiuto di personale qualificato), dal momento che siamo stati molto sotto i 3.200 euro. Per il resto, faremo da soli. In realtà, poi, il decreto non chiarisce se le spese di trasporto e montaggio possano essere rimborsabili, in ogni caso.

Qual è la conclusione del nostro "esperimento"? Siamo riusciti ad arredare una casa, ma la divisione 3.200 cucina - 700 stanze per un massimo di 6.000 euro ci lascia perplessi. Per la cucina abbiamo speso meno della metà della cifra massima, mentre non siamo riusciti ad arredare al minimo le altre stanze. Siamo stati "fortunati" da non avere un unico vano cucina-soggiorno, altrimenti addio al rimborso per divano e quant'altro. Ma non abbastanza fortunati da avere due camerette per i bambini, per le quali avremmo potuto ottenere 1.400 euro invece di 700.

Insomma: i 30mila euro richiesti da De Pascale sono poco sostenibili? Può darsi. Ma sicuramente i 6000 stanziati, soprattutto con questa suddivisione, non sono la risposta migliore per le famiglie alluvionate. A nostro avviso, questo decreto necessita di alcune correzioni: speriamo che arrivino.

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