Sabato, 27 Febbraio 2021
Si cambia?

L'allarme varianti e l'ipotesi di aumentare la quarantena a 21 giorni

La presenza di ceppi più contagiosi del virus soprattutto nel Centro Italia sta preoccupando molto gli esperti

"Non si può negare che le varianti siano preoccupanti. Anche il vaccino in alcuni casi sarebbe meno valido su queste varianti. Bisogna individuarle e prendere provvedimenti. Serve mobilitarsi tutte le volte che un focolaio suggerisce un problema", ha detto Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano, intervistato nel corso della trasmissione Agorà su Rai3. La presenza di varianti covid soprattutto nel Centro Italia sta preoccupando molto gli esperti, soprattutto per i focolai scoppiati tra i bambini. Per questo il ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità hanno sottoposto al Comitato tecnico scientifico l'intenzione di una nuova stretta sulle regole della quarantena, allungando l'isolamento a 21 giorni.

L'ipotesi di aumentare la quarantena a 21 giorni e le regole oggi in vigore

Le regole sulla quarantena cambieranno? Al momento si tratta di un'ipotesi. Vedremo cosa decideranno gli esperti nelle prossime settimane. L'ultima circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020 sulle indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena chiarisce che:

  • l’isolamento dei casi di documentata infezione da SARS-CoV-2 si riferisce alla separazione delle persone infette dal resto della comunità per la durata del periodo di contagiosità, in ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell’infezione.
  • la quarantena, invece, si riferisce alla restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodo di incubazione, ma che potrebbero essere state esposte ad un agente infettivo o ad una malattia contagiosa, con l’obiettivo di monitorare l’eventuale comparsa di sintomi e identificare tempestivamente nuovi casi.

Casi positivi asintomatici

Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Casi positivi sintomatici

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Casi positivi a lungo termine

Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia 4 che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie d’intesa con esperti clinici e microbiologi/virologi, tenendo conto dello stato immunitario delle persone interessate (nei pazienti immunodepressi il periodo di contagiosità può essere prolungato).

Contatti stretti asintomatici

I contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare:

  • un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso

oppure

  • un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

Nella circolare si raccomanda di:

  • eseguire il test molecolare a fine quarantena a tutte le persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze;
  • prevedere accessi al test differenziati per i bambini;
  • non prevedere quarantena né l’esecuzione di test diagnostici nei contatti stretti di contatti stretti di caso (ovvero non vi sia stato nessun contatto diretto con il caso confermato), a meno che il contatto stretto del caso non risulti successivamente positivo ad eventuali test diagnostici o nel caso in cui, in base al giudizio delle autorità sanitarie, si renda opportuno uno screening di comunità
  • promuovere l’uso della App Immuni per supportare le attività di contact tracing.

La circolare ridefinisce i criteri per porre fine all'isolamento/quarantena ed è applicabile dal momento in cui è stata pubblicata. Pertanto, tali criteri potranno essere applicati anche a chi era già in isolamento/quarantena al momento della loro emanazione.

Le varianti covid nel Centro Italia

Queste varianti si stanno diffondendo anche nel nostro Paese e potrebbero costringere il nuovo governo a cambiare in corsa la strategia messa in campo per contenere il virus, come abbiamo spiegato qui. Nel caso della variante inglese, a mettere in allarme gli esperti è soprattutto l’elevata contagiosità del ceppo che si è originato a settembre nel Kent e che nel giro di soli due mesi è diventato dominante nel Regno Unito facendo esplodere i contagi e le vittime. Secondo virologi ed epidemiologi questa variante ha un tasso di contagiosità più elevato, ma non è ancora chiaro se sia causa di una letalità maggiore. Nei giorni scorsi in Umbria sono stati identificati diciotto casi di variante inglese del virus Sars-Cov-2, dodici di quella brasiliana. Altri casi di variante inglese sono stati documentati tra Chieti e Pescara, in Abruzzo. E sono partiti ieri mattina alle 9 i test antigenici volontari sulla popolazione di Chiusi, in provincia di Siena, micro zona rossa della Toscana dopo l'aumento di casi collegati alla variante inglese del covid a seguito di un focolaio scoppiato in una scuola materna.

I vaccini ad oggi in commercio hanno dimostrato una buona efficacia contro la variante inglese, mentre alcuni test condotti su alcuni campioni hanno mostrato una mutazione (chiamata "E484k") già osservata nelle varianti che hanno avuto origine in Brasile e Sudafrica. Per ora si tratta di pochi casi, ma la circostanza è preoccupante. I ceppi isolati in Sudafrica e in Brasile si sono dimostrati più abili nell’eludere gli anticorpi e dunque potrebbero inficiare anche l’efficacia dei vaccini.
 

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