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Sabato, 29 Gennaio 2022
Lo scenario

''Nel 2022 quarta dose con vaccino aggiornato''

Secondo l'infettivologo Roberto Cauda il prossimo anno sarà necessario un richiamo ''mirato'' verso le nuove varianti: ''In assenza di questo proseguiamo con la terza dose che protegge contro la malattia severa e la morte''


La battaglia contro il coronavirus prosegue e si evolve, così come il suo nemico, che nelle ultime settimane è tornato a preoccupare gli esperti con la variante Omicron ed un aumento di casi diffuso in tutta Europa. Mentre ha avuto inizio da poco la campagna vaccinale per la fascia di età 5-11 anni,   nel 2022 potrebbero esserci altre novità, come la possibilità di una quarta dose di vaccino.

Vaccini anti-covid: la quarta dose aggiornata 

A parlare di come potrebbe essere l'eventuale quarta dose di vaccino anti-covid è stato  l'infettivologo Roberto Cauda, consulente dell'Agenzia europea del farmaco Ema per le malattie infettive: "Io credo che nel 2022 dovremo ancora fare un ulteriore richiamo, magari con un vaccino aggiornato, sia esso proteico, a Rna o a Dna, ma con le nuove varianti in modo da essere proprio diretto verso questo. Ma in assenza di questo facciamo comunque la vaccinazione e soprattutto la terza dose di richiamo - raccomanda - perché ci protegge contro la malattia severa e la morte in modo più che soddisfacente".

Nuovo vaccino per Omicron?

Emer Cooke, direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema, ha invece parlato dell'ipotesi, al momento remota, di un nuovo vaccino contro la nuova variante: ''Omicron è in cima ai pensieri di tutti noi: un virus con cambiamenti significativi nella proteina Spike, con evidenze emergenti di un'aumentata trasmissibilità e della capacità di sfuggire ai vaccini e" all'immunità ottenuta "dall'infezione contratta in precedenza. Noi enti regolatori siamo ampiamente consapevoli che il virus muta ed è una situazione per la quale siamo preparati. Anche le aziende sanno quali passi devono fare se dovesse rivelarsi necessario un cambiamento" nei vaccini. E si avrebbe un processo di valutazione "veramente molto veloce. Ma lasciatemi sottolineare che non c'è ancora una risposta" alla domanda "se avremo bisogno di un vaccino adattato con una composizione diversa". 

"La comunità scientifica ha bisogno di vedere più dati riguardo all'impatto della variante sull'efficacia dei vaccini approvati - ha sottolineato - Tutte le opzioni dovrebbero essere esplorate, incluso vaccini monovalenti e multivalenti e come agiscono nel ciclo primario e nel booster. Ci sono ancora domande aperte e dobbiamo continuare ad aumentare le nostre conoscenze. La nostra priorità è essere preparati nel caso sia necessario un cambiamento, ma lasciatemi puntualizzare che non è ancora questo il caso". E comunque, in una simile prospettiva, "non dovremo ricominciare da zero con una composizione del vaccino aggiornata perché ciò di cui potremmo aver bisogno non sarà necessariamente molto diverso dai vaccini anti-Covid esistenti", ha precisato Cooke, ricordando anche come siano "rassicuranti" i dati sulla sicurezza dei vaccini disponibili ad oggi. "Quella anti-Covid - ha concluso - è la più ampia campagna vaccinale di sempre, con 700milioni di dosi già somministrate in Ue".

''Vaccini nasali ancora lontani''

''È un'interessante area di ricerca" quella che punta a un vaccino nasale contro Covid-19. "La realtà però è che ci sono pochi candidati e sono ancora in una fase veramente iniziale. Alcuni entreranno in fase 1 di studio presto, ma siamo molto lontano dall'avere vaccini che stanno già dimostrando di suscitare una buona risposta immune e progredendo verso l'ultima fase di sviluppo". A puntualizzarlo è stato Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici per Covid-19 dell'Agenzia europea del farmaco Ema, durante l'ultimo aggiornamento del 2021 dedicato alla stampa. "C'è il fattore importante che i vaccini che vengono dati per via nasale agiscono direttamente sulla mucosa e conferiscono un'immunità mucosale potenzialmente buona" che potrebbe avere un impatto "su infezione e trasmissione" del virus, ha spiegato l'esperto. "Quindi è abbastanza logico pensare a questo tipo di approccio". Sebbene ci sia ancora strada da fare, "in ogni caso supporteremo la ricerca in quest'area - ha assicurato Cavaleri - e attendiamo con ansia di poter discutere con gli sviluppatori per accertarci che questo e altri tipi di vaccino possano avanzare rapidamente".

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