Sabato, 19 Giugno 2021
Il caso / Genova

La storia della ragazza di 18 anni con trombosi venosa cerebrale dopo il vaccino AstraZeneca 

Ricoverata al San Martino di Genova, ha subito due interventi ma non è ancora fuori pericolo. Il 3 giugno i primi sintomi: cefalea e fotofobia. Due giorni dopo la comparsa di deficit motori

Una ragazza di 18 anni è ricoverata all'ospedale San Martino di Genova e ha subito due interventi chirurgici urgenti dopo una diagnosi di trombosi venosa cerebrale in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca. La ragazza si era vaccinata volontariamente prima di fare l'esame di maturità. 

La storia della ragazza di 18 anni con trombosi venosa cerebrale dopo il vaccino AstraZeneca 

La 18enne aveva ricevuto il vaccino durante l'Open day senza limiti di età per le prenotazioni voluto dalla Regione Liguria il 25 maggio scorso nella sua Asl di residenza. Poi il 3 giugno scorso ha avuto i primi sintomi: cefalea e fotofobia. Dopo essere stata sottoposta a tac cerebrale ed esame neurologico, entrambi negativi, è stata dimessa con la raccomandazione di ripetere gli esami ematici dopo 15 giorni. Il 5 giugno è tornata in pronto soccorso con deficit motori ad un emilato. Sottoposta a Tac cerebrale con esito emorragico, è stata immediatamente trasferita alla Neurochirurgia del San Martino.

La ragazza è stata operata per rimuovere un trombo. Il secondo intervento è servito a detendere la pressione intracranica derivante dall'emorragia. La direzione del San Martino ha attivato le previste segnalazioni nell'ambito delle procedure di farmacovigilanza nei confronti dell'Aifa. E ha indicato anche i farmaci assunti dopo la vaccinazione, visto che non si esclude che possa essere stata l'interazione con un farmaco che le era stato prescritto a complicare la situazione. 

Della 18enne ha parlato su Facebook il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: "Preghiamo e siamo vicini alla ragazza di 18 anni ricoverata in neurochirurgia all’ospedale San Martino di Genova a pochi giorni dalla somministrazione volontaria del vaccino AstraZeneca. Da tutto il giorno siamo in contatto con i nostri medici che stanno lavorando senza sosta in sala operatoria per salvarle la vita: dopo un primo intervento per rimuovere il trombo, è in corso adesso una seconda operazione. Tutta la Liguria si stringe intorno alla famiglia della ragazza, che è rimasta costantemente al suo fianco in ospedale". 

Sono gravi ma stabili le condizioni della ragazza.

AstraZeneca e il rischio trombosi

Nel caso della 18enne, in attesa del responso degli esperti, si potrebbe trattare, come raccontato nei giorni scorsi dal rapporto di Aifa, di quei rari casi caratterizzati da trombosi dei seni venosi cerebrali (TSVC) e/o trombosi delle vene splancniche, spesso associati alla presenza di trombi in sedi multiple e a piastrinopenia, con emorragie gravi e talvolta segni di coagulazione intravascolare disseminata (CID). Questi eventi sono stati osservati quasi esclusivamente entro circa tre settimane dalla vaccinazione in soggetti sani con età inferiore a 60 anni, prevalentemente donne. E con una frequenza assai bassa: per il vaccino Vaxzevria sono stati riportati in tutto 169 casi di trombosi dei seni venosi cerebrali e 53 casi di trombosi delle vene splancniche, spesso associati a piastrinopenia, su un totale di 34 milioni di dosi somministrate tra Ue e Regno Unito. 

Per gli eventi di trombosi venose in sedi atipiche associate a piastrinopenia è stato stimato un tasso di circa un caso ogni 100.000 vaccinati. Anche i casi riportati nei sistemi di farmacovigilanza della Gran Bretagna nell’ultimo report pubblicato il 20 maggio sono in linea con questo dato (309 casi per 23.9 milioni di prime dosi con vaccino Vaxzevria). In Italia al 26 aprile sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sedi atipiche, 18 delle quali associate a trombocitopenia4 . Rispetto alle somministrazioni effettuate con Vaxzevria si osservano quindi 0.45 casi ogni 100.000 vaccinati, dato che potrebbe risentire della minor rappresentatività del campione italiano rispetto ai dati europei e anglosassoni. 

Secondo una ricerca di scienziati tedeschi c'è una causa specifica dei coaguli di sangue e delle complicanze tromboemboliche che sono emerse in alcuni rari casi nelle vaccinazioni con con Vaxzevria (ChAdOx1 nCov-19, AstraZeneca) o con COVID-19 Vaccine Janssen della Johnson & Johnson. Ed è potenzialmente risolvibile. Secondo Rolf Marschalek, professore dell'università Goethe di Francoforte, il problema è correlato ai vettori di adenovirus che entrambi i vaccini (AstraZeneca & J&J) usano per fornire le istruzioni genetiche per la proteina spike di Sars-Cov-2 nel corpo. I vaccini a mRNA sviluppati da Pfizer/BioNTech e Moderna ne sono immuni perché non utilizzano questo sistema di somministrazione: per questo non ci sono stati casi di coagulazione del sangue ad essi collegati.

La soluzione al problema delle reazioni avverse ai vaccini AstraZeneca e J&J?

Nella ricerca pubblicata in pre-print (e quindi non ancora sottoposta a peer review) gli scienziati affermano che il problema risiede nel momento dell'ingresso dell'adenovirus nel nucleo della cellula. Il ciclo di vita dell'adenovirus include "l'infezione" delle cellule e l'ingresso del Dna adenovirale all'interno del nucleo; successivamente avviene la trascrizione genica. E proprio qui sta il problema: il Dna virale, secondo Marschalek e i co-firmatari Eric Kowarz, Lea Krutzke, Jenny Reis, Silvia Bracharz e Stefan Kochanek, una volta all'interno del nucleo cellulare alcune parti della proteina spike si uniscono o si dividono, creando versioni mutanti, che non sono in grado di legarsi alla membrana cellulare dove avviene l'immunizzazione. Le proteine ??mutanti fluttuanti sono invece secrete dalle cellule nel corpo - secondo la teoria di Marschalek - e innescano così coaguli di sangue in circa una persona su 100mila. 

Il professor Marschalek sostiene che i vaccini possano essere riprogettati per evitare il problema. Anzi, J&J è già in contatto con lui e sta cercando di ottimizzare il siero, mentre non ci sono stati ancora contatti con AstraZeneca. La via d'uscita indicata dalla ricerca è quella di modificare la sequenza della proteina spike per evitare che avvenga la separazione. E quindi annullando la possibilità di effetti collaterali o reazioni avverse.

"Trovata la causa delle trombosi con i vaccini AstraZeneca e J&J"

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