Venerdì, 7 Maggio 2021
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Le briciole per la ricerca nel Recovery Plan

Qualcuno pensava davvero che si volessero aumentare gli investimenti per la ricerca di base con il Pnrr. Il dibattito oggi verte invece più che altro intorno al superbonus delle ristrutturazioni e al post-Quota 100, non sembra esserci interesse vero per la ricerca di base, per la quale non sarebbero previsti fondi strutturali

Intorno al Recovery Plan fioccano le perplessità. Qualcuno pensava davvero che si volessero aumentare finalmente i fondi per la ricerca di base con il Pnrr. In maniera netta, storica, di rottura. Il dibattito oggi verte invece più che altro intorno al superbonus delle ristrutturazioni e al post-Quota 100, mentre non sembra esserci quel cambio di passo nell'interesse della politica per la ricerca di base. Il fisico Ugo Amaldi, già ricercatore al Cern, aveva immaginato un piano di investimenti per incrementare in modo graduale la spesa pubblica fino al 2026. Aveva ricevuto l'apprezzamento di gran parte del mondo politico. Il piano Amaldi con cui si chiedevano a gran voce investimenti per ripartire dopo la pandemia è duranto "quanto la Superlega", commenta ironicamente oggi qualcuno. Senza fondi in più per la ricerca molti dei nostri giovani "migliori" continueranno ad emigrare.

Addio al Piano Amaldi nel Recovery Plan

Ma nella bozza del Recovery Plan ci sono davvero solo briciole per la ricerca di base e applicata, da trovare entro il 2026, in gran parte fondi non strutturali. "Se l'Italia non ha capito l'importanza della ricerca neanche nel momento in cui la scienza ci ha letteralmente salvato la vita e ci ha impedito di entrare in un cupo medioevo, allora non c'è più speranza" commenta Roberto Burioni. "Col Piano Amaldi chiedevamo 20 miliardi in 6 anni. Poi Manfredi ne ha promessi 15. Alla ministra Messa ne sono stati chiesti 12. Quanti ce ne danno? 4,5 e nemmeno strutturali" commenta su Twitter Federico Ronchetti (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).

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L'Italia con un investimento in ricerca scientifica dell'1% del PIL promette una crescita del 3%. Negli Usa il governo invece investe $250 MLD in ricerca e trasferimento tecnologico nei prossimi anni. Un altro mondo.

Ma se la scienza è così importante, perché resta tuttora una attività così marginale? Il Paese che al mondo investe di più in ricerca arriva al 4,9% del proprio PIL (Israele, seguito con il 4,5% dalla Corea del Sud), mentre l’Italia è in coda alla classifica. Perché così poco? Perché non il 5 o il 10%, come meriterebbe una attività che produce conoscenza e innovazione? Le ragioni - in specie per la situazione italiana - sono due secondo gli osservatori e gli esperti: lo scarso peso elettorale dei ricercatori e il basso grado di alfabetizzazione scientifica nella popolazione.

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Ma sul Superbonus per le ristrutturazioni ferve il dibattito

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha rassicurato il M5s e gli altri partiti di governo sulla proroga del superbonus nel Pnrr: lo si apprende da fonti dell'esecutivo. Il tema è molto sentito da tutti i partiti: prché impatta direttamente e visivamwente sulla vita dei cittadini e sulle aziende. Il ritorno "politico" è più evidente che per la ricerca scientifica. Il premier, spiegano le fonti, ha assicurato, e lo farà anche in Parlamento, che saranno trovate le risorse per prorogare fino alla fine del 2023 la misura, non solo per gli alloggi popolari. I fondi, si spiega, saranno reperiti anche sulla base dei fabbisogni che emergeranno. Insomma, attenzione massima: molto più - pare - che per la ricerca di base.

Superbonus del 110%, Quota 100 e la governance del Piano. Sono quest i nodi più rilevanti che hanno portato ad un nuovo rinvio del Consiglio dei ministri sul Piano nazionale di ripresa e resilienza che il governo deve consegnare in Europa entro il 30 aprile e su cui lunedì sono attese in Parlamento le comunicazioni del premier Mario Draghi. I Cinque Stelle non avevano digerito la mancata proroga netta nella bozza del Superbonus al 2023 per cui non sono state stanziate risorse aggiuntive su cui anche Fi e Pd spingono. Tutti i nodi potrebbero non essere sciolti adesso dato che il testo del Pnrr tornerà in Consiglio dei ministri prima dell'invio a Bruxelles e dal dibattito in Parlamento potrebbero emergere, spiegano, "novità rilevanti" per le ultime modifiche al documento.

"Dopo settimane di lavoro, siamo contenti di constatare che nel Pnrr ci siano oltre 10 miliardi di euro per il Superbonus. Inoltre nel fondo investimenti ci sono altri 8 miliardi di euro. La delegazione del Movimento 5 Stelle in Cdm chiederà garanzie nero su bianco affinché nei prossimi provvedimenti economici venga prorogato al 2023" rende noto sabato pomeriggio la delegazione di governo M5S composta dai ministri Stefano Patuanelli, Luigi Di Maio, Federico D'Incà, Fabiana Dadone.

"La presenza del superbonus nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è quindi essenziale. Non possiamo permetterci di creare incertezza sul futuro di questa misura: si bloccherebbero i cantieri e le aspettative di milioni di famiglie e di migliaia di imprese e professionisti resterebbero inspiegabilmente disattese". Lo scrive su Facebook l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "La transizione ecologica - sottolinea Conte - è una priorità che per me e per il Movimento 5 Stelle. È un`occasione imperdibile per il nostro Paese e non può essere rimandata per difetto di lungimiranza o carenza di volontà politica. In quest`ottica, il superbonus 110% è una misura fondamentale per consentire non solo di salvaguardare il nostro Pianeta e abbattere in modo significativo le emissioni, ma anche per permettere a milioni di famiglie di risparmiare sui costi dell`energia e di rendere più sicure le proprie case sul piano antisismico. Non solo, con il superbonus si sta investendo su un patrimonio immobiliare vetusto, si stanno creando migliaia di posti di lavoro con cantieri diffusi su tutto il territorio. Ad oggi, nonostante le difficoltà create dalla pandemia, sono stati avviati già oltre 10.000 cantieri in tutta Italia per un valore superiore al miliardo di euro".

"Il Parlamento - prosegue Conte - si è espresso in modo chiaro e compatto sulla necessità di prorogare il superbonus almeno fino al 2023 a tutti i soggetti e a tutte le tipologie di edifici. Tutte le categorie produttive lo ritengono fondamentale per risollevare il settore dell`edilizia e dare certezza agli investimenti. Questo Governo ha abbracciato la svolta della transizione ecologica e per questo bisogna essere conseguenti. La misura del superbonus va prorogata fino al 2023 e, anzi, dobbiamo intervenire per renderla ancora più semplificata. Occorrono segnali politici forti e chiari. I nostri cittadini, le famiglie, le imprese chiedono certezze".

"Il superbonus del 110%, fondamentale per l'edilizia e le ristrutturazioni, deve essere necessariamente prorogato al 2023. Non si tratta di un'ipotesi ma di una certezza e di una necessità. Forza Italia certamente farà sì che il governo agisca in questo senso. Si tratta di una scelta prioritaria da confermare subito". Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri membro del Consiglio di presidenza di Forza Italia. "Su Superbonus ottima la proroga al 2023 e molto positiva la disponibilità del Governo a prevedere un imminente decreto legge per semplificare la misura e rimuovere le tante criticità, a partire dalla doppia conformità urbanistica e dall'eccessiva mole documentale che fino ad ora ne hanno limitato l'applicazione" dichiara il senatore Paolo Arrigoni, responsabile Energia della Lega.

La 'quota' obbligatoria per donne e giovani

Il Pd punta dal canto sua  a inserire nel testo del Pnrr un passaggio che metta nero su bianco che ciascun progetto del Recovery abbia una 'quota' obbligatoria per donne e giovani con l'obiettivo di cambiare il mondo del lavoro in chiave inclusiva. E poiché il 40% delle risorse del Pnrr sono destinate al Sud, questo avrebbe un effettivo impatto anche sul terzo obiettivo trasversale del piano, le diseguaglianze territoriali. E' quanto spiegano fonti del Nazareno. Intervenendo alla videoconferenza organizzata dall'Associazione 'Una città con te', il segretario del Pd Enrico Letta, ha sottolineato che "uno degli impegni che ci stiamo prendendo in questo passaggio finale del Pnrr sarà quello di inserire nel piano una clausola di condizionalità a favore dell'occupazione giovanile e femminile".
In sostanza quello che si vuole ottenere è che "tutti i soggetti che parteciperanno ai bandi di finanziamento per tutti i progetti e per tutti i circa 200 miliardi del piano dovranno dimostrare di aver assunto donne e giovani in una percentuale stabilita" che verrà definita con un "successivo provvedimento attuativo. Questo significherebbe in sei anni poter cambiare letteralmente il mercato del lavoro con un impatto fortissimo soprattutto al Sud dove l'esclusione di donne e giovani è più drammatico".

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