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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
La stretta

Stop al reddito di cittadinanza dopo la prima offerta anche "non congrua", Conte: "Follia, così salta tutto"

A gennaio il nuovo decreto ma il provvedimento arriva già con la legge di bilancio. L'ex premier Giuseppe Conte agita la piazza: "Hanno fatto saltare il concetto di congruità"

Reddito di cittadinanza, l'offerta resta congrua ma "laureato deve fare anche cameriere"

Aggiornamento: l’emendamento presentato da Maurizio Lupi (Noi Moderati), pur cancellando l’aggettivo "congrua", rinvia alla norma del decreto legislativo istitutivo del reddito di cittadinanza, che definisce appunto le caratteristiche che l’offerta deve avere per essere obbligatoriamente accettata (la distanza dal luogo di residenza, la retribuzione, la coerenza con le competenze). E quindi la "congruità" rimane. Ad essersi accorta che la norma era mal scritta, e non raggiungeva l’obiettivo voluto dal governo, la deputata Cecilia Maria Guerra, relatrice di minoranza per il Pd, che lo ha segnalato in Commissione Bilancio ma aspettando che fosse troppo tardi perché la maggioranza correggesse il suo errore.

Chi rifiuta l'offerta di lavoro si vedrà sospeso il reddito di cittadinanza. Il giro di vite annunciato dalla ministra del Lavoro Calderone per gennaio è stato anticipato da un emendamento alla legge di bilancio. Viene tolto il vincolo della congruità quale requisito per un'offerta di lavoro da sottoporre ai beneficiari del sussidio. Per il "papà del reddito", l'ex premier Giuseppe Conte, si tratta di pura follia: "Hanno fatto saltare il concetto di congruità, fondamentale per tutelare la dignità del lavoro e degli studi. Dire che i più indigenti devono accettare qualsiasi proposta significa distruggere l’ascensore sociale, riguarda tutti e siamo alla follia pura. Inoltre in Italia coloro che non hanno completato il percorso scolastico non potranno prendere il reddito per punizione almeno finché non avranno completato il ciclo scolastico. Negli altri paesi invece i medesimi soggetti vengono finanziati proprio per completare gli studi" ha detto Conte durante il suo arrivo all'assemblea nazionale Coldiretti.

"Dire che le persone più indigenti devono accettare qualsiasi proposta di lavoro, in qualsiasi parte d'Italia, significa distruggere il tessuto sociale. Riguarda tutti, anche l'ingegnere che deve andare a al fare il lavapiatti da tutt'altra parte Italia" chiosa Conte.

Ne abbiamo già parlato ma cerchiamo di spiegare bene cosa cambierà da gennaio per i percettori e perché la novità introdotta dalla Manovra 2023 è destinata a fare rumore.

Nuova stretta al reddito di cittadinanza: ecco chi perderà il beneficio da gennaio

Se il testo del governo prevedeva già un restringimento del beneficio a 8 mesi, le mensilità del 2023 scenderanno a 7 e - in base ai nuovi emendamenti presentati a firma del gruppo Noi Moderati del ministro Lupi e approvati nella notte in commissione - da gennaio il reddito di cittadinanza sarà sospeso ai beneficiari che rifiuteranno una offerta di lavoro, anche se ritenuta non congrua in base ai criteri che erano stati stabiliti dalla norma che ha introdotto il Rdc. 

La norma esistente come modificata dal governo Draghi appena un anno fa infatti prevede che - nell’ambito del Patto per il lavoro cui sono tenuti i beneficiari di Rdc - per non perdere il sussidio si debba accettare almeno una di due offerte congrue o, in caso di rinnovo del beneficio, la prima offerta di lavoro congrua. Un'offerta è ritenuta congrua solo se sono rispettate queste regole:

  • il posto di lavoro a tempo pieno e indeterminato dista meno di ottanta chilometri nel caso di prima offerta, mentre può essere collocato ovunque in Italia nel caso di una seconda offerta;
  • se si tratta di una offerta di lavoro a tempo determinato o a tempo parziale se è entro ottanta chilometri dalla residenza;
  • l'offerta di lavoro fosse compatibile con le proprie capacità e competenze, che prevedesse una retribuzione superiore del 20% rispetto all'assegno.

Attualmente, in caso di rifiuto di un’offerta di lavoro congrua, scatta una diminuzione mensile di 5 euro per ciascun mese a partire dal mese successivo a quello in cui si è eventualmente rifiutata un’offerta congrua. Tuttavia la riduzione si applica solo nei casi in cui il beneficio economico mensile non risulti inferiore a 300 euro, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza per la determinazione del beneficio. Al secondo rifiuto, il sussidio invece viene revocato.

Se le modifiche approvate invece oggi in Commissione avranno il voto positivo della Camera dei Deputati e del Senato da gennaio i beneficiari del reddito di cittadinanza si troveranno ad affrontare nuovi vincoli. L'emendamento approvato sopprime il termine 'congruo' dalla normativa e anche la prima proposta potrà essere localizzata in qualsiasi località sul territorio nazionale o potrà non essere compatibile con le proprie capacità, ma se non accettata porterà al termine della percezione del reddito di cittadinanza.

Pertanto a decorrere dal 1 gennaio 2023 l'erogazione del reddito di cittadinanza sarà condizionata:

  • per i giovani tra i 18 e i 29 anni al completamento del percorso della scuola dell'obbligo;
  • per gli occupabili - ovvero le persone tra 18 e 59 anni nelle cui famiglie non sono presenti disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d'età - all'accettazione di una offerta di lavoro, anche ritenuta non congrua. E potranno beneficiare del sussidio al massimo per 7/8 mesi invece delle attuali 18 mensilità rinnovabili.

Si tratta di una modifica non di poco conto e infatti il governo - come anticipato dal ministro Calderone (Lavoro) - sarà chiamato a un nuovo decreto per modificare il sussidio. Una novità che senza dubbio infiamma le piazze come quella di Palermo dove oggi i disoccupati palermitani percettori del reddito di cittadinanza sono scesi in strada per manifestare sotto il palazzo della Regione. "I siciliani hanno smesso di abbassare la testa. Se qui non c'è lavoro è colpa dello Stato italiano che non ha mai voluto investire in Sicilia. Noi rifiutiamo di emigrare, vogliamo lavorare nella nostra terra. È un nostro diritto. La Sicilia è dei siciliani, non siamo buoni solo come manodopera per le regioni sviluppate del Nord o per pagare le tasse", affermano i manifestanti guidati da Davide Grasso, Toni Guarino e Giuseppe De Lisi.

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