Venerdì, 30 Luglio 2021
L'intervista

Oltre 100mila firme in un mese per l'eutanasia legale: "Gli italiani sanno l'importanza dell'essere liberi di non soffrire alla fine della vita"

Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni commenta a Today l’andamento della mobilitazione a un mese dall’inizio della raccolta firme e dopo i "Referendum Days" dei giorni scorsi

Marco Cappato con una maglietta durante la raccolta firme per il referendum sull'eutanasia legale organizzato dall'Associazione Luca Coscioni a Largo Argentina, Roma, 17 giugno 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

"In ogni famiglia italiana si conosce qual è l’importanza di poter essere liberi di non soffrire alla fine della vita", dice Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni che a metà giugno ha lanciato la raccolta firme per il referendum sull'eutanasia legale. Dal 9 al 12 luglio si sono svolti i "Referendum Days", una mobilitazione a livello nazionale che ha potuto contare anche sul supporto di testimonial illustri sensibili alla causa, con mille tavoli allestiti in più di 250 Comuni nell'arco di quattro giorni, per spingere verso quello che è l'obiettivo di raggiungere: 500mila firme entro il 30 settembre. Ad oggi sono oltre 100mila le persone che hanno firmato. "Si tratta di un risultato molto importante, soprattutto in relazione alle condizioni nelle quali è stato finora ottenuto, perché è stato reso possibile unicamente grazie alla rete e alla presenza sul territorio di volontari in tutte le provincie d'Italia mentre non c'è stata alcuna comunicazione istituzionale sul tema", spiega a Today Cappato, commentando i dati della risposta alla mobilitazione, che ha coinvolto 12mila persone in tutta Italia tra volontari e autenticatori delle firme.

"Gli avvocati non hanno mai ricevuto l’informazione ufficiale dal ministero della Giustizia né dal Consiglio nazionale forense sulla possibilità di autenticare le firme. Il servizio pubblico radiotelevisivo a livello nazionale non ha mai fatto informazione sul tema. Nessun grande talk show di approfondimento ha affrontato la questione. Quindi devo dire che nelle condizioni in cui stiamo lavorando, cioè quelle di un movimento che nasce totalmente dal basso tra la gente grazie ai volontari, abbiamo avuto davvero un grandissimo risultato. Non sarà facile mantenerlo, perché agosto è un mese difficile per la presenza delle persone come per la disponibilità degli autenticatori, ma è un primo passaggio molto importante", afferma Cappato. 

"Un dato su cui riflettere sono le file ai tavoli per un tema su cui nessun capo dei grossi partiti ha invitato a firmare, a differenza ad esempio del referendum sulla giustizia dove c'è un’indicazione molto forte, come pure una mobilitazione istituzionale. La cosa più importante da chiedersi è: perché le persone firmano se nessuno dalla politica glielo ha detto e glielo ha spiegato? La ragione è perché le persone questo tema lo conoscono, lo vivono con gli amici, con i familiari. Per i capi dei partiti invece questa materia è pericolosa, per le ragioni che stiamo vedendo sul Ddl Zan, ossia perché non riescono ad organizzare nel Parlamento e nel Paese una discussione nel merito. Questi temi diventano subito l'occasione per una rissa di schieramento, di partito, di governo, di opposizione, quando invece dovrebbero essere questioni affrontare con serietà, serenità e nel merito", denuncia Cappato.

Il referendum sull'eutanasia legale

La richiesta per il referendum per l'eutanasia legale è stato depositato lo scorso 20 aprile in Corte di Cassazione su iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni. Il testo prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale ("omicidio del consenziente"), che impedisce la realizzazione di ciò che comunemente si intende per "eutanasia attiva" (sul modello olandese o belga). In caso di approvazione, si passerebbe dal modello della "indisponibilità della vita", sancito dal codice penale del fascismo nel 1930, al principio della "disponibilità della vita" e dell’autodeterminazione individuale, già introdotto dalla Costituzione, ma che deve essere tradotto in pratica anche per persone che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale (per i quali è invece intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza Cappato - Antoniani).

La scorsa settimana è stato approvato in Commissione Giustizia e Affari sociali a Montecitorio il testo base della nuova legge sul fine vita ("Disposizioni in materia di morte volontaria e medicalmente assistita"), accorpando le varie varie proposte che negli anni erano state presentate da diversi chieramenti politici, con il voto a favore Pd, M5S, Leu, Italia Viva, Azione e +Europa, mentre Forza Italia, Fratelli d'Italia e la Lega hanno votato contro. 

"Il testo base definisce le modalità operative di ciò che è già legge grazie alla Corte Costituzionale. Non aggiunge in termini di diritti ma definisce le modalità di applicazione di questi diritti e quindi sarebbe un passo positivo se fosse approvato - commenta Cappato - In ogni caso non tocca la questione che pone il nostro referendum, agendo su un diverso articolo del codice penale che è quello sul cosiddetto aiuto al suicidio. Invece il referendum agisce su un altro articolo, quello sul cosiddetto omicidio del consenziente, e apre la strada e una vera e propria eutanasia con l’intervento del medico e anche se il testo base fosse approvato il referendum resterebbe comunque necessario". 

Per Cappato, con la mobilitazione che si è vista sul campo e la partecipazione dei cittadini, ci sono le condizioni per raggiungere l'obiettivo delle 500mila firme, dopo le 100mila finora raggiunte. Come fa sapere l'Associazione Luca Coscioni le stime che comprendono le sottoscrizioni negli uffici comunali fanno aumentare ulteriormente quel dato di ulteriori 10mila firme. Le prime 5 regioni per firme raccolte ogni 10.000 abitanti sono Valle d'Aosta (con 41,5 ogni 10.000 abitanti), Piemonte (26,0), Umbria (24,8), Emilia-Romagna (20,3), Trentino-Alto Adige (19,1). Oltre ai volontari sul territorio italiano, ci sono oltre 70 italiani residenti all’estero intenti a raccogliere le firme nei consolati in giro per il mondo - per dare la possibilità agli iscritti all’AIRE di sottoscrivere nel luogo di residenza. 

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