Sabato, 16 Gennaio 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

L'opinione di Antonio Piccirilli

A cura di Antonio Piccirilli

"Il sistema a colori funziona", eppure cambia di continuo

Giuseppe Conte, ANSA

Siamo al 10 gennaio e il governo si appresta a varare già il decreto legge (o Dpcm che sia) n.2 del nuovo anno. Dopo aver rivisto la soglia dell'indice Rt, abbassandola ad 1 per entrare in zona arancione (era a 1,25) e a 1,25 anziché ad 1,50 per passare alla zona rossa, l’esecutivo punta a introdurre nuovi correttivi al sistema a colori così da far scattare i lockdown "in automatico" nelle regioni che superano la soglia dei 250 positivi ogni 100mila abitanti. Il complesso algoritmo che determina la divisione per colori viene dunque modificato per la seconda volta in pochi giorni. Niente male per un sistema che secondo il governo ha funzionato alla perfezione. Va detto, poi, che il modello non sembra così "scientifico" come ce lo hanno venduto.

Per un motivo molto semplice: i parametri vengono definiti con criteri arbitrari, e a deciderli  - fino a prova contraria - non può che essere la politica. Non solo: anche quando i criteri sono stati ormai definiti, non mancano gli strappi alla regola.  Un esempio su tutti. Perché la Sicilia è finita in zona arancione nonostante abbia numeri da zona gialla? La risposta è contenuta in un verbale pubblico del Ministero della Salute, nel quale si legge che la Cabina di regia del ministero, "considera favorevolmente" la richiesta "della Regione Sicilia di valutare la possibilità di adottare misure più restrittive in considerazione della progressione dell’epidemia". E poi vogliamo parlare della faraginosità delle norme? Se già il quadro era complesso, con i decreti di Natale la confusione ha raggiunto il suo acme. Era proprio necessario prevedere regole diverse per ogni singolo giorno? In tutto ciò, come ha fatto notare su Twitter Nino Cartebelotta, presidente della fondazione Gimbe, "due mesi e mezzo di sacrifici hanno avuto solo un modesto effetto di mitigazione su tutte curve".

Arrivati a questo punto la domanda ci sembra lecita: non sarebbe stato più sensato fare un lockdown di un mese e mezzo come quello della scorsa primavera? Forse, e ben sapendo che la controprova non c’è, a questo punto avremmo potuto riaprire il Paese e far partire la campagna vaccinale in sicurezza. Il premier Conte ha sempre detto che l'Italia non può permettersi di chiudere tutto per la seconda volta, ma onestamente anche continuare su questa strada ci sembra un grosso azzardo. 

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