Sabato, 27 Febbraio 2021

Zona arancione: ecco le regioni che rischiano il lockdown morbido da domani

Oggi si riunisce la cabina di regia per l'emergenza e si attendono quindi nelle successive 24 ore le ordinanze del ministro della Salute. Due territori sembrano rassegnati al passaggio, per altri quattro dipenderà dagli ultimi dati. Ecco cosa rischiano

"Io non sono contrario se il governo dovesse chiederci qualche sforzo in più per il bene di tutti": ieri il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti ieri in una diretta facebook sull'emergenza coronavirus ha certificato la situazione del suo territorio, che potrebbe finire presto in zona arancione. Il governatore, che nelle settimane precedenti era stato tra i più battaglieri nella rivolta degli enti locali contro il governo per le zone gialle, arancioni e verdi, pare proprio aver cambiato idea su tutto.

Le regioni che rischiano di finire in zona arancione

Anzi, dice che lui l'ha sempre pensata così: "Anche noi avevamo dei dubbi sulla scelta di mettere la Liguria tra le Regioni in zona gialla per il rischio Covid, perché la pressione sugli ospedali soprattutto nell'area metropolitana di Genova è molto forte, perché il numero dei contagi è molto alto, però abbiamo anche un indice Rt che sta scendendo, la curva dei ricoveri è alta ma è piatta. L'analisi del dato spetta al giudizio dell'uomo". Il cambio di verso arriva dopo che il bollettino della Protezione Civile ieri ha certificato che il numero di nuovi contagi giornalieri in Italia si avvicina inesorabilmente verso quota 40 mila con il totale degli attualmente positivi che sfonda il muro dei 500 mila (per l'esattezza 532.536), portando al 17,1% il tasso di positività. Quasi un terzo arriva dalla "rossa" Lombardia dove il tasso di positività raggiunge il 25%. Vale a dire che una persona su quattro che si sottopone a tampone risulta positiva. Nella sola Milano i nuovi casi sono 1.758. La Campania rischia invece addirittura il salto da zona gialla a zona rossa

Sono sei le regioni verso la zona arancione e il lockdown morbido: ecco quali

Oggi si riunisce la cabina di regia per l'emergenza e si attendono quindi nelle successive 24 ore le ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza: cinque regioni (oltre alla Liguria sotto la lente ci sono Campania, Veneto, Toscana e Umbria) e la provincia autonoma di Bolzano rischiano il passaggio alla zona arancione da quella gialla. Ma perché proprio la regione di Toti è sotto la lente? Il Fatto Quotidiano aggiunge che secondo i dati che sono arrivati all'Istituto Superiore di Sanità la Liguria ha un'incidenza di 728 positivi per 100mila abitanti, inferiore solo a quellal della Valle d'Aosta e della Lombardia che sono state dichiarate zone rosse. 

L'Rt era a 1,35 secondo l'ultimo monitoraggio della cabina di regia che si ferma al 25 ottobre, e si trovava dunque nello scenario 3 che significa zona arancione, come la Puglia e la Sicilia. La Calabria invece si trova in zona rossa perché l'indice di contagio era a 1,84, mentre Piemonte e Lombardia erano sopra 2. Poi c'è il problema del monitoraggio: la data di inizio sintomi dei positivi al coronavirus arriva soltanto per il 49,4% dei casi e questo porta a un rischio di sottostima dell'Rt. Poi ci sono gli ospedali in sofferenza: la Liguria ha occupato il 70% dei posti negli ospedali ordinari e il 37% delle terapie intensive (le soglie sono il 40% e il 30%). 

Campania, Liguria e le altre: cosa cambia con la zona arancione

Quali regioni rischiano di finire in zona arancione

Il quotidiano però spiega che da questo punto di vista le regioni sopra soglia sono tante: Emilia-Romagna (45% nei reparti ordinari e 31% nelle rianimazioni), Lombardia (69% e 49%) Marche (47% e 37%), Piemonte (93% e 46%), Alto Adige (98% e 55%), Trentino (44% e 33%), Umbria (49% e 51%), Valle d’Aosta (89% e 43%). Il Lazio nei reparti ordinari è al 44%, la Puglia al 30% nelle terapie intensive. Poi c'è la Campania, dove l'Rt scoppia in alcune province come Napoli, Caserta, Avellino, Benevento e Caserta. Anche la Toscana ha cinque province fra le più colpite in Italia. Ma i lockdown territoriali, ha spiegato ieri il ministro Speranza, competono ai governatori e non al ministero. Che può di suo chiudere soltanto le regioni. .

Il cambio di verso di Toti per la Liguria arriva dopo che la Procura di Genova, che aveva aperto un fascicolo conoscitivo sui pazienti lasciati in attesa nelle ambulanze, ha annunciato l'apertura di un'inchiesta: “Stiamo verificando cosa sia stato inviato al ministero della Salute –ha spiegato una fonte investigativa a vari quotidiani – e se siano dati corrispondenti alla realtà del nostro territorio”. La seconda candidata è la Campania: Italo Giulivo, il coordinatore dell’Unità di crisi regionale ha detto all'Ansa: "La Campania è zona gialla perché il governo ha interpretato i dati della situazione al 25 ottobre, quando cioè era migliore, perché avevamo assunto misure più restrittive rispetto al resto del Paese. Il governo fissa il colore della fascia di rischio guardando dallo specchietto retrovisore e questo vuole dire che abbiamo lavorato bene sulla prevenzione. Ma penso che con l’analisi dei nuovi dati potremmo diventare zona arancione e ciò confermerebbe le nostre preoccupazioni. Sarei perplesso se dovessimo rimanere in zona gialla". Le altre seguiranno. Anche se oggi, 9 novembre, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a Radio Capital si oppone: "Per quanto riesco a vedere dai dati, non c'è stato un peggioramento tra un report e l'altro del Governo sulla Liguria, sappiamo bene che la città di Genova è in una situazione di particolare pressione sugli ospedali, quindi credo che bisognerebbe discutere". E ancora:  "Per quanto ci riguarda i dati tornano assolutamente tutti, ma soprattutto per quanto riguarda il Ministero della Salute: nell'ultimo report arrivato i dati vengono considerati di assoluta affidabilità e alcuni indicatori con un'accuratezza oltre il 90%. - sottolinea - Detto ciò, se qualcuno vuole venire a vedere i dati, ben venga la Procura, che ha tutta la mia stima".

"Siamo nel rapporto tra istituzioni. Sarebbe un reato molto grave dare dati falsi e penso che nella relazione corretta fra istituzioni le Regioni debbano necessariamente dare dati corretti. Dopodiché anche da parte della cabina di regia c'è un momento di approfondimento, verifica e controllo", ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite di 'In mezz'ora in più' su Rai3 sulla possibilità che le Regioni comunichino dati incompleti o non corretti sulla diffusione del coronavirus. "I nostri dati sono pubblici e abbiamo anche approvato una norma per rafforzare questo procedimento", ha continuato. "Le scelte che vengono fatte dalla cabina di regia, con le Regioni che condividono il percorso che abbiamo condiviso", si basano su dati che "noi per legge siamo obbligati a pubblicare", tra cui i 21 criteri che servono a indicare il fattore di rischio di ogni Regione che vengono poi integrati con gli scenari dell'indice Rt. "I dati nascono dalle Regioni, alimentano il database dell'Iss e attraverso questa elaborazione la cabina di regia ci offre i dati definitivi. Sulla base di questi dati io firmo le ordinanze", ha aggiunto Speranza. 

"Tutta l'Italia deve essere zona arancione"

Cosa cambia da zona gialla a zona arancione

Come abbiamo spiegato, nella zona gialla sono "consentiti gli spostamenti anche fuori Regione, purché le Regioni accanto siano nella stessa zona rischio moderato. È in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi". 

La capienza dei mezzi pubblici è dimezzata al 50% e musei, mostre, corner per giochi e bingo (in bar e tabaccherie) sono chiusi. Nella zona gialla e nella zona arancione "i centri commerciali (sono) chiusi nei giorni festivi e pre-festivi, ma rimarranno aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole collocati al loro interno" e c'è la "didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e terza media"; oltre a questo:

  • nella zona arancione è "vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle Regioni, salvo che per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute";
  • nelle zone arancioni e rosse  "bar, ristoranti, locali, pub, gelaterie e pasticcerie" sono "chiusi sempre, ma potranno continuare a vendere cibo da asporto (fino alle 22) o consegnarlo a domicilio";
  • sempre nelle zone arancioni e rosse i negozi sono "chiusi, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali;
  • anche i mercati sono "chiusi, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari";

Infine, Repubblica segnala che nelle ultime settimane per due volte la task force guidata dal commissario Domenico Arcuri ha chiesto conto dell’utilizzo del materiale inviato alle Regioni. E in particolare dei respiratori mandati in Lombardia: dopo la prima fase, in estate, sembravano come spariti per poi riapparire di recente.

Che qualcosa non vada è evidente. «Ci sono regioni gialle con file ai pronto soccorso e rosse dove la situazione è più gestibile» dice una fonte del governo. Ancora la Calabria: la sera della firma sull’ultimo Dpcm, il numero di terapie intensive comunicato è improvvisamente calato di 13 unità.

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