Venerdì, 23 Aprile 2021
Le regioni a rischio chiusura

Ospedali a rischio saturazione in 3 regioni ma sono 7 in crisi con le terapie intensive

Si avvicina a quota 100mila il bilancio delle vittime di Covid-19 e nell'ultima settimana la letalità è aumentata. Oggi la decisione sulle nuove restrizioni: preoccupano Umbria, Molise e Marche mentre suona l'allarme anche in Trentino, Friuli, Lombardia e Abruzzo

Aumenta il valore medio dei nuovi ingressi settimanali in Terapia intensiva causa Covid-19: oggi è pari a 1,71 ogni 100mila abitanti, settimana scorsa era a 1,63. Ad appesantire sulla situazione nazionale sono in particolare Molise, Marche, Umbria e la Provincia autonoma di Bolzano che hanno superato sia la soglia critica per tasso di saturazione dei posti letto in terapia intensiva (30%), sia quella per tasso saturazione in area non critica (40%). Ed è ancora l'Umbria, a livello nazionale, a registrare la pressione più elevata su questo fronte.

Le restanti Regioni - ad eccezione del Friuli Venezia Giulia, della Provincia autonoma di Trento, di Lombardia e Abruzzo che registrano criticità solo per la sola terapia intensiva - non sono a rischio di sovraccarico in nessuna delle due aree oggetto di valutazione. Mentre siamo in attesa delle decisioni della cabina di regia in merito alla nuova ordinanza del ministero della salute, questa è la situazione fotografata dall'Instant Report Covid-19 dell'Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'Università Cattolica (Altems) di Roma. 

Le Regioni che hanno evidenziato più ingressi nel setting assistenziale della terapia intensiva durante l'ultima settimana sono l'Umbria (4,83), l'Abruzzo (3,25) e la Provincia autonoma di Trento (2,93). Per quanto riguarda l'attività di screening invece, la situazione fotografata dal report vede a livello nazionale, un numero di nuovi tamponi molecolari settimanali pari a 14,65 per 1.000 abitanti, mentre il numero di nuovi tamponi antigenici è pari a 12,30 per 1.000 abitanti. 

Coronavirus, ieri 19.886 contagi e 308 morti 

Ma come va l'epidemia? Si avvicina a quota 100mila il bilancio delle vittime di Covid-19 in Italia. Sono 96.974 le persone decedute e nell'ultima settimana la letalità aumenta rispetto alla scorsa, mentre è stabile la mortalità. Per quanto riguarda la letalità, ossia il rapporto decessi/positivi a Sars-CoV-2, nell'ultima settimana analizzata "la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 3,85 per 1.000, in aumento rispetto alla scorsa settimana analizzata (3,76 per 1.000). Il dato più elevato si registra in Molise, pari a 10,28 per 1.000, e in Liguria, pari a 7,83 per 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo. Quanto alla mortalità, ossia il rapporto decessi/popolazione, nell'ultima settimana la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 3,05%, stabile rispetto alla scorsa settimana analizzata (3,07%). L'Umbria è di poco sotto il valore soglia, registrando una mortalità grezza pari a 8,16%, seguita da Provincia autonoma di Bolzano a 7,89% e dal Molise a 7,32%.

Le Regioni che cambiano colore

In base all'ordinanza del 19 febbraio le regioni italiane sono suddivise in due fasce di rischio poiché:

  • in zona gialla: Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto;  
  • in zona arancione: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Molise, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria;
  • in zona rossa: nessuna Regione;
  • in zona bianca: nessuna Regione

Molte aree del paese però sperimentano maggiori restrizioni a livello subregionale, dalle zone arancioni rafforzate ai lockdown locali. Oggi però la situazione potrebbe cambiare. Alle 13.30 dopo la riunione della cabina di regia ne sapremo di più ma è probabile che da lunedì Piemonte, Lombardia e Marche entrino in zona arancione mentre sono possibili ulteriori restrizioni per Emilia e Campania. Il Lazio invece dovrebbe restare ancora in zona gialla. 

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