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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Le Regioni con il Super Green Pass da subito (senza zona gialla o arancione) e cosa può cambiare già domani

Tra i presidenti di Regione due scuole di pensiero: chi spinge per restrizioni per i non vaccinati a prescindere dai colori e chi invece immagina divieti solo in caso di aumento dei contagi. Il decreto con la nuova stretta potrebbe essere varato prima del previsto. Uniche certezze: coprifuoco in 20 Comuni e due Regioni in zona gialla dal 29 novembre

Mentre due Regioni sono avviate verso la zona gialla e il Super Green Pass dovrebbe essere varato prima del weekend (le Regioni sono divise sull'impostazione della stretta), in Alto Adige torna il coprifuoco in venti Comuni: è una delle misure previste dalla nuova ordinanza anti-contagi. Si tratta dei comuni più a rischio secondo i tre parametri individuati dall'azienda sanitaria (dev’essere superato il tasso di incidenza settimanale di 800 casi ogni 100.000 abitanti; una copertura vaccinale inferiore al 70% della popolazione residente; il numero di persone attualmente positive al virus Sars-CoV-2 deve superare le 5 unità).

Super Green Pass in zona bianca, gialla o arancione: cosa cambierà col nuovo decreto

Nel resto d'Italia, si valuta di allargare l’obbligo vaccinale ad altre due categorie: forze dell’ordine e professori (da aggiungere a sanitari e chi lavora nelle Rsa, nel decreto l'obbligo per loro ci sarà certamente). Agli agenti il governo Draghi avrebbe in mente di affidare un piano straordinario di controlli a dicembre sotto la regia del Viminale, con l’obiettivo di verificare il rispetto delle nuove regole imposte con il Green Pass. Il tasso positività sale al 2,4% secondo l'ultimo bollettino. Terza dose possibile da 5 mesi dopo la seconda.

Super Green Pass e zona gialla, arancione e rossa: cosa chiedono le Regioni

Le trattative tra i presidenti di Regione e l'esecutivo sono solo all'inizio ma i governatori insistono per un "Green Pass rafforzato" o "Super Green Pass" di cui si parla ormai da giorni: sarebbe un lasciapassare che esclude i non vaccinati praticamente da tutti i luoghi delle attività ricreative come ristoranti, palestre, teatri e cinema e via dicendo, mentre i tamponi darebbero diritto al certificato per lavorare. Una decisione "forte", che sarà ben ponderata dal governo Draghi e che non è stata ancora presa. Alcune Regioni secondo Repubblica "pretendono che si superi il sistema a colori e si escludano da subito e ovunque i No Vax dalle attività ricreative (bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre). La regola sarebbe quella del 2G anche in zona bianca. Molto netti sono pure Lombardia, Liguria, Campania, Toscana e Calabria". In pratica: restrizioni da subito a prescindere dal colore delle Regioni. C'è un "però": impostare restrizioni di tal fatta vorrebbe dire quasi abbandonare il sistema a colori con zona gialla, arancione e rossa. Si entrerebbe in una fase diversa con un impianto così rigido.

Oggi la cabina di regia, poi toccherà al premier Mario Draghi trattare con le forze di maggioranza e tirare le somme. Forse già domani. La regola del 2G anche in zona bianca sarebbe un bando totale dei No Vax da lunedì prossimo, ad eccezione dei luoghi di lavoro. Alternativa forse più realisitica è legare le restrizioni alla zona gialla (rendendola però più stringente) e arancione. Il governo si è detto ampiamente disponibile ad avviare una riflessione sul "super green pass", con maggiori restrizioni per i non vaccinati. E ha condiviso la necessità di prendere subito decisioni. Si dovrebbe tenere domani, secondo quanto si apprende, un nuovo incontro tra Governo e Regioni sulle misure da mettere in campo per fronteggiare la quarta ondata. Il prossimo Cdm dovrebbe tenersi giovedì prossimo ma forse sarà anticipato a domani sera.

In sintesi, tra i presidenti di Regione ci sono due scuole di pensiero. C'è chi spinge per restrizioni per i non vaccinati in vigore a prescindere se una regione finisce in giallo o in arancione. C'è invece chi ritiene che le restrizioni debbano essere applicate solo in caso di aumento dei contagi. La seconda scuola di pensiero è quella a oggi più aderente alla realtà.

Nello schieramento opposto a quello super rigorista si schierano Abruzzo e Marche, che il super Green Pass non lo vorrebbero proprio, mentre il Veneto sembra più che altro scettico sulla sua applicabilità. Nell'ampia terra di mezzo ci sono il presidente della Conferenza delle Regioni, il friulano e leghista Massimiliano Fedriga, che il super Green Pass lo vedrebbe bene solo dalla zona gialla. Staremo a vedere.

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Super Green Pass: decreto forse già domani

Il governo probabilmente, a meno di ripensamenti, imporrà solo in caso di zona gialla, arancione "una serie di restrizioni come la chiusura dei ristoranti alla sera oltre che cinema e teatri, in questo caso dobbiamo mettere in atto un sistema che dia la possibilità a chi si è vaccinato di poter continuare a usufruire di queste libertà" ha anticipato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa a Rainews24. Ma non è detta l'ultima parola. Già domani forse, con un giorno d'anticipo l'esecutivo, scrive oggi la Stampa, "varerà il decreto per arginare la quarta ondata, dopo un ultimo confronto in cabina di regia e un nuovo incontro con i governatori, previsto sempre per mercoledì. In pratica in fascia bianca tutto resterebbe così com'è, per dire però da subito ai non vaccinati: 'Attenzione, perché con il primo cambio di colore non potrete più frequentare alcun locale pubblico'. Che resterebbero invece aperti a vaccinati o guariti da non più di sei mesi".

Il picco dei ricoveri tra due settimane in Friuli-Venezia Giulia

In Friuli Venezia Giulia "abbiamo visto un aumento importante dei contagi nelle scorse settimane che fortunatamente nell’ultima si è stabilizzato. Noi prevediamo che da qui alle prossime due settimane ci dovrebbe essere il picco dei ricoveri, questo è un dato preoccupante". Lo ha detto il presidente del Fvg e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, a Tg2 Post su Raidue "Noi viviamo al confine con aree particolarmente colpite dell’Europa, come Slovenia e Austria - ha ribadito Fedriga - con le quali c’è una relazione quotidiana. Non a caso abbiamo chiesto al Governo che favorisca i controlli al confine, per esempio passare solo in caso di tampone negativo o vaccino. Anche i controlli a campione potrebbero essere utili. Dall’altro lato la presenza di una campagna vaccinale che oggi copre circa l’85% della popolazione del Fvg ha permesso al nostro territorio di non essere in una situazione come quella della Slovenia che è drammatica. Noi siamo in difficoltà essendo vicini a quest’area ma non è per nulla paragonabile a quello che sta accadendo in Slovenia. Altro motivo - ha concluso - per sottolineare l’importanza della campagna vaccinale".

Molto netto il presidente della Lombardia Attilio Fontana: "Non dobbiamo né possiamo aspettare altro tempo. Non possiamo aspettare che il virus detti regole gioco. Servono provvedimenti rapidi, limitati a fascia di persone. Un green pass che consenta attività solo a chi vaccinato/guarito. Non deve esserci inerzia. Importante tutelare sicurezza aperture, continuità attività commerciali e imprenditoriali e tutelare chi ha fatto proprio dovere, ha rispettato richieste dello Stato".

Sergio Abrignani, immunologo dell’Università Statale di Milano, componente del Comitato tecnico-scientifico, parlando al Corriere della Sera chiede "di stringere le misure". Il controllo esteso su tutti i mezzi pubblici locali "è impossibile, ma quelli a campione sono ugualmente un deterrente per chi viola le regole, come per il possesso del biglietto. In questa fase, sono a favore di tutto ciò che possa mitigare il rischio di diffusione dell’infezione".

I 20 Comuni dove torna il coprifuoco 

L'Alto Adige metta la firma sulla prima vera stretta italiana della quarta ondata. A causa del superamento dei tre parametri indicati nella nota dell’Azienda Sanitaria, "nei Comuni di Rodengo, San Pancrazio, Caines, Vandoies, Ultimo, Martello, Castelbello-Ciardes, Naz-Sciaves, Senales, Plaus, Castelrotto, Marlengo, Laion, Postal, Ortisei, Moso in Passiria, Funes, Santa Cristina Valgardena, Rasun Anterselva, Rio di Pusteria, dal 24 novembre al 7 dicembre 2021 compresi" si applicano "misure aggiuntive, unitamente a quelle già vigenti non incompatibili".

Innanzitutto il coprifuoco: "Tra le ore 20.00 alle ore 5.00 del giorno successivo non sono consentiti gli spostamenti all’interno o verso l’esterno del territorio comunale, salvo per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o situazioni di urgenza". "E' consentito svolgere attività sportiva o attività motoria individuale all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno 2 metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie nell’attività motoria. L’attività sportiva o motoria non è consentita tra le ore 20.00 e le ore 5.00", si prevede nell'ordinanza firmata dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. Si introduce un obbligo di indossare la Ffp2 nei negozi e sono sospesi tutti gli eventi organizzati aperti al pubblico di qualsiasi natura. Sospese le attività di piscine e centri natatori nonché le attività al chiuso di palestre, centri fitness e centri sportivi.

Le due Regioni verso la zona gialla dal 29 novembre 2021

Si va in zona gialla quando l'incidenza è superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti (e oggi solo tre regioni hanno incidenza sotto soglia, Basilicata, Puglia e Sardegna), l'occupazione delle terapie intensive supera il 10% e quella delle aree mediche il 15%. La zona arancione scatta con un'incidenza di oltre i 150 casi ogni 100mila abitanti e se al contempo la soglia delle terapie intensive oltrepassa il 20% con i reparti ordinari al 30%. Per entrare in zona rossa invece all'incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti devono abbinarsi un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 40% in area medica e al 30% in terapia intensiva. In zona gialla cambia pochissimo (mascherine all'aperto e limiti nei posti a sedere al chiuso allo stesso tavolo nei ristoranti) rispetto alla zona bianca. E' la zona arancione in concomitanza con il periodo pre-natalizio che non fa dormire sonni tranquilli ai governatori.

La zona gialla per Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia da lunedì 29 novembre non sembra in discussione. Le altre Regioni che rischiano (ma più realisticamente il 6 dicembre) sono Marche, Liguria e Calabria. Intanto a stretto giro di posta saranno decisivi i dati di giovedì (sono quelli su cui si basa il monitoraggio Iss dal quale dipendono eventuali nuove ordinanze restrittive del ministero della Salute).

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Grafico Twitter/Vittorio Nicoletta

Obbligo vaccinale, Cauda (Gemelli): "Non esistono misure giuste o sbagliate in senso assoluto"

"E' chiaro che alla fine di tutto ci potrebbero essere delle misure estreme: il lockdown per non vaccinati o l'obbligo vaccinale contro Covid-19" spiega Roberto Cauda, direttore di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. "Io credo che in questo momento - frena però lo specialista - sia utile andare per gradi, ridurre la validità del Green pass a 9 mesi, vedere con il “super Green pass", questa riduzione di accesso agli aspetti ludici dei non vaccinati e capire cosa succede". E' evidente che "a livello scientifico la maggior tutela sono le misure più rigorose, però - precisa il medico - noi, come è stato detto più volte, dobbiamo convivere con questo virus. Io credo che si possa ancora manovrare su aspetti non così estremi, anche perché il super Green pass potrebbe indurre gli indecisi a vaccinarsi". Dopo di che "non esistono misure giuste o sbagliate in senso assoluto. Esistono misure che sono opportune in determinati momenti e possono diventare meno opportune in altri. Io sarei sempre per una gradualità" ribadisce Cauda.

Super Green Pass, Cacciari: "Nuova stretta è gravissima"

Sul nuovo giro di vite che il governo sta predisponendo "ci sono due elementi da valutare. Uno è legato alla parte istituzionale-giuridica e mi sembra siamo arrivati a livelli davvero intollerabili. Prima almeno c'era ancora la foglia di fico del tampone, se cade anche questa allora è diventato un obbligo, quindi occorre che ci sia una piena assunzione di responsabilità da parte delle autorità, quindi un obbligo esplicito alla vaccinazione senza se e senza ma". E' quanto dice il filosofo Massimo Cacciari, intervenuto alla trasmissione ''L'Italia s'è desta'', su Radio Cusano Campus.

Si tratterebbe "dunque di un'assunzione di responsabilità su tutto, dato che da molte evidenze scientifiche si parla di correlazioni possibili tra certe categorie ed effetti dovuti alla vaccinazione. Invece adesso quando vai a vaccinarti sottoscrivi una dichiarazione in cui elimini ogni responsabilità dello Stato e delle case farmaceutiche. Il secondo aspetto - prosegue Cacciari - è risaputo che anche i vaccinati possono infettarsi e la categoria più a rischio, quella anziana, è vaccinata oltre il 90%. La percentuale di ospedalizzati vaccinati nelle fasce più anziane dimostra che non basta questo vaccino per proteggere dalla malattia grave. Allora mi chiedo perché continuiamo a vaccinarsi con questo vaccino? I vaccinati contagiano e vengono contagiati. "Quindi questa nuova stretta è un passo gravissimo, di una palese incostituzionalità, che non è sostenuto dai dati che abbiamo. Non si può continuare così, trascurando ogni attenzione a cure mediche tradizionali, dovremmo iniziare a pensare ad una strategia di convivenza con il virus. Oppure dobbiamo continuare a vaccinarci per sempre? O il Green pass diventa una carta d'identità e noi ogni 6 mesi siamo costretti a vaccinarci oppure cambiamo strategia", ragiona Cacciari. "Non si può più vederla come un'emergenza perenne".

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