Venerdì, 16 Aprile 2021

Perché sette regioni possono tornare in zona arancione da martedì 13 aprile

Con l'ordinanza di Speranza venerdì 9 aprile alcuni territori attualmente in zona rossa potrebbero approdare nell'area a minori restrizioni. Perché c'è una scappatoia nel decreto legge del governo Draghi che permette di riaprire una settimana prima

Martedì 13 aprile gran parte dell'Italia potrebbe trovarsi in zona arancione. Con i negozi aperti, la deroga per visitare amici e parenti e soltanto bar e ristoranti ancora costretti all'asporto e alla consegna a domicilio. E il tutto, per paradosso, accade mentre il bollettino dell'emergenza coronavirus segnala un record di morti. 

Perché sette regioni possono tornare in zona arancione da martedì 13 aprile

Con ordine. Il sito del governo ricorda che attualmente dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e dal 6 al 30 aprile 2021 in tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni (articolo 1, comma 1, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, e art. 1, comma 2, del decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44). In base a tali disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, da martedì 6 aprile, si applicano le misure previste:

  • per la zona arancione alle regioni Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto e alle Province autonome di Bolzano e Trento;
  • per la zona rossa alle regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d'Aosta.

Ma sette delle nove regioni che ora si trovano in zona rossa con l'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza attesa per domani e che entrerà in vigore da martedì 13 aprile potrebbero passare in arancione. L'incidenza dei contagi sta progressivamente scendendo al di sotto della soglia dei 250 ogni centomila abitanti. E anche l'indice di contagio Rt comincia a dare stabili segnali di normalizzazione. Per questo sperano Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Calabria. Sette regioni su nove, mentre per la Campania e la Valle d'Aosta, visto l'incremento dei numeri, sarà difficile abbandonare la zona rossa. 

Il primo a uscire allo scoperto è stato il presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ieri durante l'assemblea di Confesercenti: "Non escludo che si possa essere arancioni dalla prossima settimana. I numeri sono confortanti in queste ultime settimane. Oggi l'indice Rt in regione è attorno allo 0,80. Vuol dire che chiusure e restrizioni stanno contando, come sempre sono le uniche che funzionano". Il motivo del cambio di colore lo spiega oggi Repubblica: fino al mese scorso il monitoraggio delle Regioni e i report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute prevedevano la collocazione dei territori in base ai famosi 21 parametri. Di questi i più importanti erano l'indice di contagio Rt e quello sulla pressione sul sistema sanitario con particolare attenzione all'occupazione delle terapie intensive.

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Il sistema era piuttosto semplice anche se alcune interpretazioni in questi mesi hanno lasciato in molti perplessità. Con l'Rt sopra 1 si finiva in arancione, con l'Rt sopra 1,25 si finiva in rosso. Restandoci per almeno due settimane, perché gli eventuali miglioramenti dovevano durare per almeno 14 giorni. Ma il governo Draghi ha inserito il parametro dell'incidenza (250 casi ogni 100mila abitanti). Ma quell'incidenza viene calcolata con cadenza settimanale e quindi porta ai cambi di colore con una settimana di vantaggio:  

È accaduto la scorsa settimana con Veneto, Marche e provincia di Trento, che hanno riguadagnato l’arancione, e potrebbe accadere la prossima con sette delle nove regioni attualmente in rosso ma che stanno collezionando in questi giorni un’incidenza inferiore quasi sempre ai 200 (con la sola Puglia leggermente sotto i 250). Dati che però scontano una evidente anomalia: il minor numero di tamponi fatto durante i giorni di Pasqua (102.000) e Pasquetta (112.000) ma anche il sabato della vigilia (250.000), molti di meno rispetto alla media giornaliera che ormai viaggia tra i 300 e i 350.000 test quotidiani. 

Ora, abbiamo visto in altre occasioni che la decisione di portare le regioni in zona rossa (o arancione) è spesso arrivata dopo un accordo tra il ministero e i presidenti di regione. A volte (per esempio con il Veneto) è accaduto in base a una richiesta alla Cabina di Regia Benessere Italia prima della pubblicazione del monitoraggio, anche quando i numeri potevano autorizzare altre scelte. Quindi, per una questione prudenziale, sarebbe il caso di evitare un esodo dalla zona rossa in questo momento.

Ma è difficile che questo accada. In primo luogo perché i governatori sono pressati dalle categorie che vogliono le riaperture a tutti i costi. E in secondo luogo perché anche all'interno del governo lo scontro tra rigoristi e aperturisti vede una fase nuova con l'entrata in maggioranza di Lega e Forza Italia. Ecco quindi che le riaperture finora predette per il 20 aprile e per maggio ("Aperture ci saranno, soprattutto da maggio. Forse qualcosa già dal 20 di aprile", ha detto ieri la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini) potrebbero quindi arrivare prima. Anche se Draghi ha informalmente frenato sulla questione. 

Intanto la questione riaperture, con Forza Italia che insiste per un tagliando a metà mese, potrebbe finire già oggi sul tavolo della riunione tra le Regioni e il premier Mario Draghi, nonostante l'argomento centrale dell'incontro sia il Recovery plan e la richiesta di chiarimento arrivata dagli stessi presidenti sul ruolo dei territori. Non è all'ordine del giorno, ma nessuno esclude che qualche presidente possa tirare fuori l'argomento, come ha fatto capire Luca Zaia rilanciando una vecchia battaglia dei governatori, la modifica dei 21 parametri che compongono il monitoraggio e che determinano l'assegnazione del colore alle Regioni. "Il decreto prevede zona rossa e arancione fino al 30 aprile secondo parametri che sono superati rispetto alla diagnostica, al sistema di cure e al vaccino che abbiamo oggi. Attendiamo l'incontro con Draghi".

In ogni caso il dato certo è che al momento non è stata convocata la cabina di regia politica nella quale potrebbe essere affrontata la questione. E nulla cambierà almeno fino al monitoraggio del 16 aprile. "La verifica - ribadiscono fonti di governo - viene fatta tutte le settimane e certificata anche dalle Regioni, che sono parte integrante della cabina di regia. Ogni valutazione viene dunque fatta settimanalmente e sulla base dei dati epidemiologici".

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