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Martedì, 18 Gennaio 2022
Covid

Quali pazienti finiscono in terapia intensiva e le regioni che vedono la zona arancione il 10 gennaio

L'associazione anestesisti rianimatori ospedalieri: "Nelle rianimazioni abbiamo sempre il 75-80% dei pazienti che è non vaccinato". Quali sono i territori che cambieranno colore a breve: occhi puntati su Liguria, Calabria, Bolzano, Trento, Marche e Friuli Venezia Giulia

Mentre l'Italia è alle prese con una nuova ondata di contagi da variante Omicron e si ragiona sul taglio della quarantena, "abbiamo ancora 3-4 settimane prima che le terapie intensive arrivino a riempirsi. E' il tempo che passa tra un contagio, la progressione della malattia severa, il ricovero e poi la terapia intensiva. A metà gennaio potremmo avere i posti letto di rianimazione Covid totalmente occupati. Tutto questo potrebbe essere ancor più diluito nel tempo se le ultime strette sulle misure prese dal Governo avranno degli effetti. Ma attenzione, ci sono poi alcune Regioni che hanno dati peggiori e già oggi sono in sofferenza". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), commentando i dati dell'Agenas che indicano come l'Italia ha già raggiunto il 12% per l'occupazione dei posti in terapia intensiva superando la soglia critica fissata al 10%.

Cosa cambia davvero in zona arancione

Sta cambiando l'identikit di chi arriva in terapia intensiva? "Abbiamo sempre il 75-80% dei pazienti che è non vaccinato - risponde Vergallo -. C'è uno zoccolo duro che manifesta incrollabili certezze anche davanti al rischio di non uscire dalla terapia intensiva, poi c'è anche chi alla fine capisce che ha sbagliato a non vaccinarsi". Ad allarmare gli anestesisti è anche l'assistenza no-Covid che oggi "sta soffrendo molto", rimarca Vergallo: "Non dimentichiamo che quanto più l'ospedale soffre per la pressione dei pazienti Covid, tanto più subisce un contraccolpo la capacità di erogare l'assistenza e le cure ai pazienti non Covid".

Perché i tamponi rapidi sono poco affidabili

"Sotto il profilo sanitario, l'abbiamo visto in Germania, è più efficace un lockdown per i non vaccinati che andare a ridurre la quarantena per i contatti di un positivo. Ma sono scelte che deve fare la politica, tenendo conto anche di un equilibrio con le attività economiche e sociali del Paese", sottolinea poi Vergallo, commentando l'ipotesi che domani il Cts decida per una riduzione della quarantena per i vaccinati che hanno avuto un contatto con un positivo.

Le regioni in zona gialla e quelle che rischiano l'arancione

Al momento in Italia ci sono 7 territori oggi in zona gialla - Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Liguria, Veneto e province autonome di Trento e Bolzano. Con i parametri attuali, si finisce in zona gialla, arancione o rossa quando si superano a livello regionale contemporaneamente tre parametri prestabiliti. E quindi la zona arancione a gennaio 2022 appare inevitabile.

Si finisce in zona gialla con incidenza oltre i 50 casi ogni centomila abitanti, 15 per cento di posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti ordinari, e 10 per cento di posti letto occupati nelle terapie intensive Covid. Per la zona arancione, incidenza superiore ai 150 casi ogni centomila abitanti, 30 per cento di posti letto occupati nei reparti ordinari e 20 per cento nelle terapie intensive. Per la zona rossa, incidenza sempre superiore ai 150 casi ogni centomila abitanti, 40 per cento di posti letto occupati nei reparti ordinari e 30 per cento nelle terapie intensive.

Il prossimo passo sarà la zona gialla per chi è ancora in zona bianca. Le due regioni quasi certe del cambio colore il 3 gennaio 2022 sono Lazio e Piemonte. Il Lazio ha le terapie intensive al 14% e i reparti ordinari al limite (15%), mentre il Piemonte supera già entrambe le soglie (14% rianimazioni e 17% reparti). In bilico anche la Lombardia che è oltre soglia per i posti occupati in terapia intensiva con il 12% ed è quasi al limite del 15% nei reparti ordinari. Occhi puntati anche su Emilia-Romagna, Sicilia e Umbria. 

Le prime aree a finire in zona arancione potrebbero essere Liguria, Calabria, Bolzano, Trento, Marche e Friuli Venezia Giulia. In caso di aumento dei ricoveri (l'incidenza con Omicron è fuori controllo quasi ovunque) rischiano per prime, già il 3 gennaio forse, il passaggio in zona arancione. Più probabilmente il 10 gennaio 2022. 

I governatori sono rassegnati. Per gennaio Toti, pur senza dare date, ha definito "possibile" il cambio di colore della Liguria. In Veneto la zona arancione è messa in conto da Zaia: "Se carichiamo 50 pazienti al giorno in ospedale significa che qualcosa succede, e rischiamo di scivolare verso la zona arancione, vedremo al 10 gennaio cosa è accaduto l'ultimo dell'anno. O ci mettiamo in testa di proteggerci e non credere alle fandonie che girano - ha avvertito il governatore - purtroppo in terapia intensiva abbiamo l' 80% di non vaccinati, saremmo in zona bianca se non ci fossero, i non vaccinati hanno età media bassa e sono casi più complicati". Oggi ci sono segnali incoraggianti dagli ospedali veneti: nonostante i 7mila e passa nuovi positivi, sul fronte dei ricoveri si registra un calo. Sono 1.050 in area non critica (-54), in terapia intensiva sono 165 (-8).

Il picco dell'ondata Omicron non è ancora all'orizzonte.

Il calendario del nuovo decreto covid con le date e le regole fino al 31 marzo 2022

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Immagine da Twitter/Vittorio Nicolett

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