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Giovedì, 27 Gennaio 2022
I dati dell'Iss

Covid, in due settimane oltre mille morti: 7 regioni verso la zona arancione

Dal 24 gennaio rischiano di finire in zona arancione anche Marche, Friuli Venezia Giulia e Piemonte (Terapie intensive abbondantemente sopra la soglia di rischio), mentre Calabria, Liguria, Sicilia e Lombardia sono oltre il 30% di occupazione dei posti letto in ospedale. 

Tra il 27 dicembre e il 9 gennaio 2022 in Italia sono morte 1.004 persone positive al coronavirus. Un valore che non include le persone decedute nel periodo con una diagnosi antecedente al 27 dicembre. È quanto si legge nel report esteso dell'Istituto superiore di sanità sull'andamento dell'epidemia in Italia che segnala come nello stesso periodo sono stati segnalati 1.701.009 nuovi casi di contagio. Ma i numeri potrebbero essere molto maggiori: dalle Regioni Calabria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Toscana e dalla Provincia autonoma di Bolzano i dati arrivano con un forte ritardo di notifica per difficoltà tecnico-organizzative dovute alla forte pressione sui servizi sanitari.

Le regioni che rischiano la zona arancione

Che le regioni siano sotto pressione è evidente anche dai dati che riguardano i ricoveri in ospedale nei normali reparti e in terapia intesiva: se già da lunedì la Valle d'Aosta sarà la prima regione a sperimentare le nuove restrizioni connesse all'ingresso in zona arancione, l'ordinanza del ministero della Salute porterà anche la Campania in zona gialla. Ma altre regioni rischiano addirittura la zona rossa. Vediamo nel dettaglio quali sono le previsioni per fine gennaio. 

Le regioni che cambiano colore e le nuove regole da lunedì in zona gialla e arancione 

Dal 24 gennaio rischiano di finira in zona arancione anche Marche, Friuli Venezia Giulia e Piemonte (Terapie intensive abbondantemente sopra la soglia di rischio), mentre Calabria, Liguria, Sicilia e Lombardia sono oltre il 30% di occupazione dei posti letto in ospedale. 

regioni zona arancione-4

Cosa succederà poi? Gli scenari di rischio tratteggiati dall'istituto superiore di sanità tracciano un quadro preoccupante. La Campania con i dati di oggi entro un mese ha una alta probabilità (>50%) di finire i posti disponibili in ospedale in area medica pur restando in zona gialla per il non superamento del limite dei ricoveri in terapia intensiva. Ben più preoccupante la situazione della provincia di Trento candidata purtroppo a finire in zona rossa per la saturazione dei posti letto così come la Valle d'Aosta, ma anche Piemonte, Lombardia e Sicilia che già questa settimana ha evitato la zona arancione per un soffio. Attenzionata anche la situazione in Liguria e Emilia Romagna, così come l'Abruzzo (per i soli posti letto in area medica) e l'Umbria 

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Di Covid ci si può ammalare più volte

È questa la radiografia della quarta ondata di Covid che come abbiamo visto è trainata in larga parte dai contagi da parte della variante Omicron, diventata prevalente (84%) nel Paese soppiantanto Delta. Proprio la capacità di Omicron di 'bucare' l'immunità è evidente dal dato delle reinfezione che, sebbene il dato sia ancora in fase di consolidamento, nell'ultima settimana è salito al 3,3% rispetto all'1% del totale dei casi notificati che rappresentavano la norma fino al 13 dicembre.

Quanto all'incidenza si evidenzia come i contagi siano trainati in particolar modo - e fin dallo scorso ottobre -  dai ragazzi tra i 5 e gli 11 anni, la fascia di popolazione per cui le dosi pediatriche di vaccino sono in distribuzione solo da poche settimane. Forte aumento dell'incidenza nelle ultime 2 settimane per la classe di età 16-19 anni e un forte aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia minore di 5 anni (più di 10 ricoveri per milione di abitanti). 

La terza dose protegge al 98% da sintomi gravi

Sempre dai dati dell'istituto superiore di sanità si può quantificare l'effetto scudo dei vaccini: nei soggetti vaccinati con la terza dose l'efficacia nel prevenire la diagnosi di Covid-19 e i casi di malattia severa è pari rispettivamente al 68,8% e al 98%.

Nel dettaglio:

  • quanto alla protezione dal contagio - la riduzione del rischio rispetto ai non vaccinati nel prevenire la diagnosi di infezione Sars-CoV-2 è pari a 71% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, del 57% tra i 91 e 120 giorni, e 34% oltre 120 giorni.
  • il vaccino previene dalla malattia severa - per il 95% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 93% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni e 89% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni.
  • il tasso per le persone ricoverate in terapia intensiva è 26,7 ogni 100mila mentre per i non vaccinati mentre è 0,9 ogni 100mila per vaccinati booster, ovvero 38.1 volte superiore.

Nonostante questi dati evidenzino l'azione scudo del vaccino rimangono oltre 1,6 milioni di persone tra i 50 e i 70 anni che non si sono vaccinate e rappresentano il nocciolo duro dei no vax che il governo con l'ultimo decreto vuole tentare di portare a immunizzarsi contro il covid. 

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